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Il Cagliari 2007-08

Cagliari, ritorno al futuro: il 2008 e una rivoluzione da ripetere

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Una rivoluzione per essere tale deve essere netta e decisa. Non lasciare nulla d’intentato, andare alla radice del cambiamento, sconvolgere per ripartire con un nuova forma. Non per forza spazzando via tutto, almeno quando si parla di calcio, ma sicuramente intervenendo a fondo su diversi fattori.

Unità da ritrovare

Ultimo posto in classifica, difficoltà nel gioco, nei risultati, nell’umore. Un gruppo che tale non è, una squadra lontana dall’essere squadra, i punti che mancano. Una storia già vista nel Cagliari, non solo in quello che alla fine scese in Serie B nel primo anno di presidenza Giulini, ma anche in quello che nella stagione 2007-2008 fece un’impresa persino superiore a quella dell’anno passato con Semplici in panchina. Una risalita feroce che fu possibile grazie ad alcune mosse che potrebbero tornare utili anche oggi, con Mazzarri e non Ballardini in panchina e con una proprietà differente da quella con Cellino in sella alla società. Intanto con scelte anche impopolari, se non dolorose, ma che nel lungo termine diedero i loro frutti. Perché quel Cagliari entrò in crisi profonda come gruppo di uomini prima di una partita contro l’Atalanta, anche se a Bergamo e non in Sardegna. Un litigio tra Pasquale Foggia e Davide Marchini che, prima di finire in tribunale per la nota aggressione in un bar del centro, portò la società a prendere le parti del fantasista napoletano piuttosto che quelle del centrocampista ex Triestina. In nome delle necessità di campo, lasciando fuori ogni possibile aspetto etico. Diversa la situazione attuale, lo spogliatoio ribolle ma non si ha notizia di scontri accesi tra compagni. Resta però un bivio davanti al quale bisogna scegliere, o con me o dentro di me, o dentro o fuori.

Fiducia e meriti

Giampaolo, Sonetti, il tentativo di riportare il primo per poi esonerare il secondo e affidarsi a Ballardini. Dieci punti nel girone d’andata, la famosa gara contro il Napoli al Sant’Elia, la sfortuna che si trasforma in scintilla a cambiare l’inerzia di una partita e di un’intera stagione. Al Cagliari di Mazzarri servirebbe proprio una partita come quella di quel gennaio 2008, ma sarebbe ingeneroso limitare la salvezza alla sterzata del destino sul campo. Perché in quel gennaio del gol di testa di Daniele Conti all’ultimo secondo accadde anche ben altro. Non solo acquisti, sui quali torneremo, ma anche cessioni che portarono a un aggiustamento del gruppo. E, la ciliegina sulla torta, una rosa che venne responsabilizzata quasi in toto attraverso cambi di gerarchie, rotazioni, elementi riportati a galla senza che chi lasciava il passo finisse nel dimenticatoio. Basti pensare ad Alessandro Agostini, tante partite a guardare Del Grosso sulla fascia sinistra per poi diventare protagonista assoluto della rincorsa salvezza con Ballardini. O Diego Lopez, capitano che nella prima parte di stagione restò spesso fuori tra infortuni e scelte tecniche per poi diventare un pilastro assieme al duo Bianco-Canini che ruotavano al suo fianco. E come dimenticare Francesco Pisano che dalla giornata 23 prese il posto a Michele Ferri per non mollarlo mai più. Così come decisivo fu dalla ventiseiesima giornata Robert Acquafresca, due soli gol fino ad allora e ben otto nelle ultime dodici giornate quando divenne punto fermo scalzando Larrivey e Matri. Mazzarri, chissà, potrebbe mettere da parte chi pensava fosse un titolarissimo e lanciare chi sul campo ha dimostrato di avere fame. Senza, per questo, cancellare chi lascia il proprio posto, ma responsabilizzando tutti, nessuno escluso.

Uomini e non solo calciatori

La rivoluzione di gennaio che il Cagliari attuale vorrebbe intraprendere potrà prendere spunto dal mercato di quel 2008. In uscita quanto in entrata, con interventi mirati come calciatori e come uomini. Quella squadra mostrò problemi evidenti tra i pali, Fortin prima e Marruocco poi non diedero garanzie. Via entrambi, dentro Marco Storari e Luca Capecchi con il primo vero e proprio artefice della risalita imperiosa. Con Marruocco in porta ci fu la disfatta di Empoli nella quale il punto dolente fu Joe Bizera, irriso da Pozzi e i suoi quattro gol. Anche il centrale uruguaiano salutò senza rimpianti, così come salutarono Antonino D’Agostino e Alessandro Budel, aprendo le porte al maggiore utilizzo di Michele Fini e Davide Biondini. Furono però Andrea Cossu e Jeda i due colpi che, assieme a Storari, cambiarono le sorti di quel Cagliari. E oggi è a quella tipologia di acquisti più che ai giocatori in sé che la società rossoblù dovrebbe inseguire. Una rivoluzione negli uomini più che nei calciatori, nella qualità più che nel numero. Storari rappresentava l’esperto in cerca di rilancio dopo una stagione da riserva a Milano e le difficoltà al Levante in Spagna. Un prestito funzionale come potrebbe essere quello di Armando Izzo, perché i pali con Cragno sono al sicuro, ma la difesa balla. Difficile trovare un Andrea Cossu sul mercato, il figliol prodigo che torna a sorpresa senza tante aspettative e che rivolta come un calzino il gioco offensivo della squadra. Chissà, magari l’idea di riallacciare i rapporti con Radja Nainggolan non è utopia, il Cagliari e Mazzarri hanno bisogno di una guida in campo e nello spogliatoio che conosca i valori e che possa trascinare un gruppo vittima anche di se stesso. Infine il giocatore offensivo dalla serie cadetta, insospettabile ago della bilancia della rincorsa alla permanenza in Serie A. Sabiri potrebbe essere il nuovo Jeda, dare una ventata di fantasia a un attacco che ha bisogno di un collante con la mediana.

A volte per le rivoluzioni non servono lotte o battaglie, urla o vetri rotti. A volte può bastare puntare su obiettivi mirati, con calma e sotto traccia, senza rumore e con un certo effetto sorpresa. Sistemare il gruppo, cedere per poi comprare, inserire mentalità più che figurine. Il Cagliari del 2008 insegna, chissà se quello del 2022 avrà la voglia e il tempo di imparare.

Matteo Zizola

 

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