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Cagliari, tra infortuni e discontinuità: il centrocampo è chiamato a crescere

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La terra di mezzo è quella sempre più difficile da conquistare. È lì che si possono decidere le sorti di uno scontro, è lì che un passo in avanti può significare raggiungere l’obiettivo. Una regola che vale anche nel calcio e che negli ultimi tempi il Cagliari ha faticato a rispettare con continuità.

Tra stop e fedelissimi

È vero che gli infortuni hanno caratterizzato i destini del reparto per più volte. L’infortunio di Rog a fine luglio era stato un cattivo presagio, con il croato chiamato al riscatto dopo metà stagione passata ai box nel 2020-21 ma costretto ancora una volta ad alzare bandiera bianca. Poi i problemi cardiaci di Ladinetti, le tante assenze di Strootman, il tempo necessario a Grassi per recuperare la condizione e infine gli infortuni muscolari di Nandez, a cui poi, nell’ultimo periodo, si sono aggiunti anche problemi extra-calcistici e un’antipatica positività al Covid. Così, gli unici elementi continuamente a disposizione di Semplici prima e di Mazzarri poi sono stati Razvan Marin e Alessandro Deiola, senza contare il quasi mai utilizzato Oliva (ora in quarantena dopo la positività al Covid riscontrata). Il rumeno è il secondo giocatore per presenze e il terzo per minutaggio tra i componenti della rosa rossoblù. Dopo le fatiche iniziali dovute al cambio di guida tecnica, l’ex Standard Liegi ha provato a caricarsi sulle spalle diversi compiti: costruzione e rifinitura in fase di possesso e tanta gamba e interdizione in quella senza palla. Ma così tante responsabilità non hanno ancora consentito al giocatore di essere continuo e le ultime due partite contro Sampdoria e Bologna lo hanno dimostrato. Nella gara contro i doriani, gli strappi e la tecnica del numero 8 sono stati determinanti per ribaltare la gara e vincere la seconda gara della stagione. In quella contro i felsinei, invece, il motore si è acceso a intermittenza e in alcuni frangenti il centrocampista si è quasi nascosto nella manovra. Alessandro Deiola è invece l’unico centrocampista fino ad ora andato a segno in questa stagione per il Cagliari. Prova di un giocatore che tenta sempre di accompagnare l’azione, sfruttando anche la propria fisicità. Dall’altra parte però ad essere evidenti sono anche gli errori tecnici fatti durante i 90’ e la difficoltà a trovare gli spazi giusti per essere utile alle azioni offensive cagliaritane. Dove non arrivano senso tattico e qualità spesso è il cuore a venir fuori ma a volte non basta, soprattutto nelle gare in cui al Cagliari servirebbe maggiore pulizia per dare respiro alle proprie azioni e imporre il proprio ritmo.

Costruzione e mercato

La crescita di Alberto Grassi ha consentito al Cagliari di avere maggiore ordine in fase di costruzione, nonostante in alcune occasioni i rossoblù fatichino ancora troppo durante l’inizio delle proprie azioni. Tuttavia, il centrocampista ex Parma ha risolto temporaneamente un problema di filtro e schermo davanti alla difesa nato prima con le prove negative e poi con l’infortunio di Kevin Strootman. La Lavatrice ha mostrato più i segni di un passato probante a livello fisico che le indubbie qualità tecnico-tattiche che la sua carta d’identità calcistica presenta. Gli errori nelle letture difensive e la poca rapidità di idee nella gestione di palla sono stati spesso evidenti. Dopo le prove della passata stagione in maglia Genoa, Strootman sembrava l’elemento giusto per un Cagliari necessario di ordine e cattiveria in mezzo al campo ma l’olandese, complice forse anche un sistema di gioco ancora in rifacimento e le responsabilità da regista nel centrocampo a tre, non ha brillato fino a quando è potuto rimanere in campo. Il suo rientro però potrebbe essere utile per la causa rossoblù sul lungo periodo, quando anche la condizione fisica di Grassi sarà da testare. I problemi fisici hanno fatto parte, in maniera più continua rispetto al passato, anche della stagione di Nahitan Nandez. Già cinque le assenze in questa annata, contro le sei della scorsa. E la negativizzazione dal Covid arrivata solo nella giornata di martedì 11 gennaio, seppur sia una delle prime buone notizie dell’anno per l’uruguagio, non renderà subito il giocatore alla causa. La crescita di Bellanova sull’out destro, ha portato Mazzarri a decidere di schierare l’ex Boca di nuovo da interno di centrocampo, ruolo in cui Nandez si era messo in evidenza in Sud America. L’abnegazione non è mai mancata nelle partite del Leon che però ha avuto difficoltà, come tutto il reparto, a trovare una definitiva quadra a livello di prestazioni. Le due vittorie contro Sampdoria e Bologna e una condizione fisica da recuperare potrebbero far propendere Mazzarri per non cambiare nulla in vista della partita contro la Roma. Difficilmente però il tecnico toscano potrà rinunciare alle capacità in entrambe le fasi di Nandez: solo il mercato, la volontà del classe ’95 e l’apertura delle ultime ore a una sua cessione (qui il link) potrebbero far forzatamente cambiare idea all’allenatore isolano.

Nella corsa verso la salvezza, la crescita e la costanza del centrocampo saranno fondamentali. Quella del Cagliari è la mediana fino ad ora andato meno volte a segno in Serie A. La maggiore presenza a ridosso dell’area vista negli ultimi due incontri – Grassi, ad esempio, è stato il giocatore che ha effettuato più tiri contro il Bologna, tre – è il segnale di come anche Mazzarri abbia chiesto agli interpreti della metà campo di essere più presenti all’interno della gara. La conquista della salvezza passa dalla terra di mezzo: contro la Roma di Mourinho, sarà tempo di un primo primo test contro una grande di un centrocampo ancora alla ricerca di una propria continuità.

Matteo Cardia

 

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