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Cagliari, tra lanci e costruzione la virtù sta nel mezzo?

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Un tema di dibattito che divide, un po’ come quello sempre attuale tra giochisti e risultatisti. Costruzione dal basso sì o costruzione dal basso no? Una domanda che lascia il tempo che trova quando vengono tenuti fuori i dettagli dei singoli e delle squadre con le loro caratteristiche.

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Qui Cagliari
Difficile decidere da che parte stare soprattutto se non si considera la cifra tecnica differente dei calciatori. Costruire dal basso può essere un valore aggiunto o un boomerang, dipende dalla qualità dei singoli a disposizione. Chiedere a difensori meno dotati tecnicamente di agire da registi arretrati può essere controproducente, così come fare affidamento sui piedi di un portiere, a maggior ragione se manca dei fondamentali necessari per iniziare lo sviluppo dell’azione palla a terra o con lanci precisi sugli esterni. Il Cagliari in questa stagione ha provato con Di Francesco a costruire dal basso, ma tra l’assenza di un regista di ruolo e difensori non sopra la media dal punto di vista tecnico, la squadra si è spesso trovata in difficoltà sulla pressione alta degli avversari. Con l’arrivo di Semplici anche solo l’idea di provare a impostare dalle retrovie è stata messa definitivamente da parte. Spazio ai rinvii lunghi dal fondo di Cragno e con essi ai lanci dei tre difensori, poco propensi al gioco di fino e più portati alla marcatura.

Scelta ponderata
Leonardo Semplici è stato definito normalizzatore anche per via della decisione di puntare sulla concretezza più che su una certa filosofia che poco sembrava sposarsi con le caratteristiche dei singoli. Questo aspetto dà anche una risposta, se si vuole, all’accantonamento di Walukiewicz in luogo di Ceppitelli e Klavan. Dal tentativo di verticalizzare palla a terra e cercare i centrocampisti o Joao Pedro tra le linee  – come nel gol contro il Crotone all’andata – ai palloni lunghi per la torre come accaduto con Cerri nella sconfitta contro il Verona o con Pavoletti in altre occasioni. È abbastanza evidente il cambio di rotta del Cagliari alla voce tipologia di gioco. Palla lunga a scavalcare la mediana, attacco delle seconde palle, utilizzo degli esterni. Se da una parte il lancio verso le punte è stato sì una costante, dall’altro – almeno contro l’Hellas – la spinta in avanti alla caccia dei palloni vaganti è mancata così come sono mancati i traversoni dalle fasce. In più, se si pensa alla reazione allo svantaggio dei rossoblù, le occasioni migliori sono arrivate da percussioni centrali frutto di manovre palla a terra più che da palloni buttati in avanti. Il palo di Simeone su filtrante di Duncan, i tiri a lato di Joao Pedro e Marin, la parate di Silvestri su Cerri e Lykogiannis, il tiro alto sempre del greco, la prima palla gol di Joao Pedro respinta dal portiere avversario. Il Cagliari, dunque, ha creato di più quando ha eliminato i lanci dal copione, un segnale non da poco per il finale di campionato.

Tornare alle basi
Il Cagliari delle ultime uscite è stato contraddittorio. Perché se è legittima la scelta di non partire dal basso con palla a terra provando una manovra articolata, diventa curioso vedere ciò che accade nella realtà del campo. Basti pensare a quante volte i rossoblù su rimesse laterali a favore oltre la propria metà campo abbiano deciso di tornare verso la difesa. Una scelta che avrebbe senso se la filosofia di gioco fosse quella di impostare da dietro, ma che diventa contraddizione quando, una volta arrivati dalle parti di Godín e dei suoi scudieri, si opta per il lancio lungo diretto o attraverso Cragno. I centrocampisti vengono sistematicamente ignorati anche quando liberi di ricevere, così da rendere incomprensibile la scelta di non attaccare immediatamente gli avversari già dalla rimessa laterale. Lo stesso accade quando il Cagliari ha delle punizioni a favore nella zona mediana del campo, palla indietro, giropalla lento tra i centrali, lancio. Semplici si trova dunque a dover risolvere un altro problema oltre quelli già noti di classifica e mentali. Chissà che ridare le chiavi del gioco a chi per caratteristiche il gioco può crearlo non possa essere la novità del prossimo futuro, con maggiore varietà e limitando i lanci lunghi che possono sì essere utili, ma solo se alternati con un’idea diversa.

Inutile ribadire che la partita contro l’Inter rappresenta un banco di prova durissimo per avere risposte. È pur vero che proprio quando non c’è nulla da perdere, come nella gara contro i nerazzurri, si possono trovare le motivazioni per giocare liberi mentalmente e mettere in campo qualcosa di nuovo. Puntare sui palloni lunghi contro gli uomini di Conte sarebbe probabilmente controproducente, squadra aggressiva sulle seconde palle e prestante fisicamente nella linea arretrata. Ritrovare il filo di un gioco lineare, senza gli eccessi della costruzione dal basso sempre e comunque, potrebbe così essere la soluzione. Tutto, ovviamente, parte dall’approccio mentale, ma questo prescinde dal copione che si ha intenzione di rappresentare a San Siro.

Matteo Zizola

 

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