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Cagliari, troppa lotta e fatica: Semplici cerca soluzioni per Pavoletti

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Duelli aerei, corsa, palloni da proteggere e da servire in qualche modo ai compagni per iniziare l’azione. In un’espressione, lavoro sporco, quello che Leonardo Pavoletti nelle prime uscite stagionali si è sempre trovato a fare. Un lavoro utile quanto pesante, che costringe l’attaccante livornese a stare spesso lontano dalla porta e che pone dei dubbi sulla sua efficacia in fase realizzativa.

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I dati
I dati OPTA del match contro lo Spezia mettono in luce il sacrificio del numero 30 del Cagliari. 7 duelli vinti su 12, avversari sconfitti 3 volte su 7 negli scontri aerei, una sponda andata in porto, sedici passaggi positivi e solo quattro negativi. Le statistiche riassumono però solo una parte di una partita in cui, soprattutto nel primo tempo, Pavoletti è stato continuamente cercato con i lanci lunghi da una retroguardia ritrovatasi spesso senza via d’uscita dall’asfissiante pressing bianconero. La musica è diversa avvicinandosi all’area di rigore. È ai limiti e all’interno dei sedici metri che i problemi cominciano a venire in superficie. Nessun tiro nello specchio, 2 quelli fuori e altrettanti quelli respinti. C’è la volontà, mancano precisione e un pizzico di fortuna. L’azione al minuto 46 del secondo tempo è l’esempio perfetto: discesa di Nàndez sulla destra, Pavoletti si stacca per ricevere il pallone alla destra del dischetto, riceve un assist che sembra perfetto ma mette a lato. Dopo metri di corsa, l’impatto sbagliato sul pallone più invitante di tutti gli 84 minuti giocati, in cui l’azione più importante – e più istintiva – è quella del rigore procurato anticipando Zoet in uscita. Un sacrificio costante, cruciale per le trame del Cagliari ma che potenzialmente toglie pericolosità offensiva alla squadra e allontana dall’attaccante la sua necessità, quella del gol. Una situazione che carica di ulteriori responsabilità Joao Pedro, come dimostrano gli otto tiri in porta del capitano.

Isolato
Isolato e principale interprete delle fatiche. È un compito già assunto nella passata stagione da Pavoletti, soprattutto con Semplici in panchina, quando ha ritrovato titolarità e gol pesanti come quello contro il Crotone. Con lo Spezia sono stati però pochi i cross arrivati a destinazione: con l’arma principale fuori dai giochi, l’attaccante si è trovato ancora più in difficoltà, restando in ombra rispetto al compagno di reparto. Il Cagliari potrebbe tuttavia sfruttare meglio il lavoro del suo centravanti. Un maggiore impatto sulle seconde palle e un sostegno più evidente da parte almeno del giocatore con il compito di galleggiare tra le linee della difesa avversaria, potrebbe alleggerire il lavoro e il carico psicologico di Pavoletti e favorire la sua efficacia sotto porta. Il problema però va anche oltre il campo da gioco: ad oggi pesa l’assenza di un’alternativa, che sarebbe non solo utile a Leonardo Semplici per interpretare diversamente una gara – in corso o dall’inizio – ma anche come stimolo per il giocatore. La partenza di Simeone lascia solo Ceter a disposizione per il centro dell’attacco, con il colombiano ancora non certo della propria permanenza a Cagliari.

L’equilibrio nell’utilizzo delle energie tra sacrificio e finalizzazione, il supporto dei compagni e una mano dal mercato. Da qui passa il destino della stagione di Pavoletti e del Cagliari.

 

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