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Cagliari, zero punti dalla panchina: quando i cambi “non cambiano”

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Da Parma al Parma nel segno di necessità opposte. Ciò che era un successo allora sarebbe un problema non da poco nel presente, bandiera bianca ben in vista e addio sogni d’impresa.

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Tempi lontani
“L’obiettivo primario era quello di mantenere la porta inviolata, i ragazzi sono stati bravi in questo”. Di Francesco salutò così la prima gara nella quale il suo Cagliari non subì gol. E non ne fece, perché quella del Tardini all’andata fu l’occasione del primo e unico zero a zero del campionato rossoblù. Altri tempi, altra classifica, altre priorità. La ricerca dell’equilibrio come mantra che accompagnava ogni vigilia, la sconfitta con l’Inter arrivata con due azioni da calcio d’angolo. Si marcava a zona, almeno fino alla partita contro il Parma quando Di Francesco passò, anche se solo per poche gare, alla difesa a uomo sui calci da fermo. Quattro mesi dopo è passata tanta acqua sotto i ponti, il tecnico abruzzese è stato messo da parte e sulla panchina rossoblù c’è Leonardo Semplici. La marcatura a uomo è una costante, la difesa funziona, ma uno zero a zero non verrebbe salutato con il sorriso, anzi, sarebbe probabilmente la pietra tombale su ogni speranza di permanenza in Serie A.

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Con tutte le forze
Il gol che manca e che mette il Cagliari in coda alla classifica delle reti segnate nel 2021 è un problema non di poco conto. Se non segni non vinci, ovvietà che però ha un valore estremo quando la vittoria è l’unica soluzione comunque arrivi. Joao Pedro non può risolvere ogni male, servono le reti dei suoi compagni d’attacco, ma anche di centrocampisti e difensori. E serve anche la mano di Leonardo Semplici in corsa. I rossoblù sono infatti davanti al solo Crotone per gol portati in dote dai subentrati. Pereiro nella sconfitta contro lo Spezia e niente più. Punti portati dalle reti di chi è entrato dalla panchina? Zero. In questo caso non solo i calabresi fanno compagnia al Cagliari, ma anche la Fiorentina e la Roma. Non solo una questione di alternative a disposizione, ma anche di scelte dei due allenatori che si sono succeduti in panchina. Non è un mistero, infatti, che tra le principali critiche mosse a Di Francesco prima e Semplici poi ci sia un certo ritardo nel provare a cambiare le carte, ritardo peraltro che era l’accusa mossa anche a Rolando Maran. È pur vero che anche quando chiamati in causa per tempo, i cosiddetti rincalzi non hanno mai dato la sensazione di poter spaccare le partite. Chi c’era, come Ounas e l’ormai lungodegente Sottil, e chi c’è, come Pereiro, Cerri, Simeone o Pavoletti a seconda di chi parte dall’inizio. Proprio il Tonga sembra essere l’esempio lampante del vorrei ma non posso che ha messo in difficoltà sia Di Francesco che Semplici, con ingressi in campo senza lo spirito di chi vorrebbe guadagnare posizioni e incidere.

La caccia al gol che latita dunque è una priorità. Attraverso tutte le armi a disposizione senza che si aspettino gli ultimi sgoccioli di partita, come ad esempio avvenuto contro Spezia, Verona e Inter. Le alternative in panchina non sono numerose, ma esistono e possono cambiare il corso degli eventi. Pretendere che lo facciano con pochissimi minuti a disposizione e attraverso la forza della disperazione non sembra la soluzione. I dati non sono tutto, ma spesso non mentono.

Matteo Zizola

 

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