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Tommaso Giulini | Foto Valerio Spano

Campo e bilancio: gli intrecci imprescindibili del Cagliari di Giulini

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Aspettare la fine dell’anno per fare un bilancio, della stagione se si parla di calcio. Bilancio che non è solo sportivo, ma anche economico. Far quadrare i conti, segno più e segno meno, tirare una linea, leggere il risultato.

Tra attivo e passivo – “L’impatto della retrocessione sarebbe drammatico”, così il presidente del Cagliari Tommaso Giulini ha risposto alla domanda sulla paura a livello economico per un’eventuale discesa in Serie B. Impossibile dare torto al patron rossoblù, perché dal punto di vista dei conti, oltre che da quello sportivo, una retrocessione sarebbe ben più di un semplice passo indietro. In questi anni di presidenza, d’altronde, lo scudetto del bilancio è stato un mantra legittimo, un modo diverso per dire che le casse societarie sono importanti quanto i traguardi sportivi. Il problema si pone quando questi ultimi possono determinare anche l’aspetto economico. Un dodicesimo posto cambia poco rispetto a un decimo, al contrario tra la permanenza in Serie A e la retrocessione in Serie B passa un mondo fatto di milioni di euro. Il famoso paracadute non basterebbe come abbiamo spiegato su queste colonne. Un Cagliari che come società è passato dal rosso di oltre 9 milioni del 2019 all’attivo di 2,6 milioni nel 2020. Bilancio, appunto, quello nel quale si possono trovare anche parole nero su bianco che vanno al di là delle considerazioni davanti ai microfoni.

Obiettivi dichiarati – Bilancio al 30 giugno 2020. Pagina 56. Fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio. È da qui che parte la nuova stagione con Di Francesco alla guida, un campionato del rilancio con, testuale, “la società che sul fronte acquisti ha puntato a migliorare la rosa, sia in termini qualitativi che di esperienza”. Non solo, ma ha anche “puntato a confermare i suoi migliori giocatori come Joao Pedro, Simeone, Nández, Rog e Pavoletti”. Un aspetto non da poco, anche perché l’attivo è stato raggiunto proprio grazie alla cessione di Barella e alla relativa plusvalenza da 36,8 milioni. Resistere alla tentazione di cedere uno dei calciatori più importanti, tra i quali manca la citazione di Cragno, è stato un ulteriore tassello per la ricerca del miglioramento sportivo. Miglioramento che non è solo quello di una posizione rispetto alla stagione precedente, battuta a denti stretti del presidente Giulini in occasione della conferenza stampa di Di Francesco. Perché anche nel bilancio, nero su bianco, la permanenza in Serie A è l’obiettivo minimo, ma l’ambizione era quella di raggiungere il decimo posto. Era il 30 ottobre, data in calce al bilancio per la stagione 2019-20, il Cagliari sembrava poter regalare una stagione diversa da quella che una settimana dopo ha visto l’ultima vittoria prima della crisi che perdura ancora oggi.

Il non aver ceduto nemmeno una delle stelle della squadra ha sì un valore sportivo, ma anche un presupposto economico. Lo dice chiaramente ancora una volta il bilancio, visto che ricorrere ad “operazioni di cessione di calciatori potrebbe risentire della ridotta liquidità del sistema conseguente al perdurare della crisi”. In parole povere, cedere il Nández di turno a una cifra pari o comunque vicina alla clausola da 36 milioni non è stato possibile e pertanto lui, come altri, è rimasto in rossoblù anche per una questione meramente economica e non solo per una scelta di natura sportiva. Lo stesso dicasi per il mercato di gennaio che ha vissuto dinamiche pari, se non superiori nell’impatto, a quello estivo figlio della crisi post Covid. Dunque una scelta di affidarsi sì a giocatori di esperienza, ma soprattutto in quanto elementi in grado di non creare un ulteriore stress a un bilancio, quello che verrà, che sarà gioco forza difficile chiudere nuovamente in attivo. Sempre che, è quasi inutile ribadirlo, non si venda un nuovo Barella. Per parlare di questo, però, ci sarà tempo.

Matteo Zizola

 

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