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Carattere e riscatto: obiettivo comune per Lovato e il Cagliari

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Non è facile calarsi subito in una nuova realtà, soprattutto dopo aver cambiato vita solo pochi mesi prima. Matteo Lovato ha avuto poche possibilità tra agosto e gennaio per mettersi in mostra con la maglia di un’Atalanta ormai tra le teste di serie del massimo campionato. Poche, sono state anche le ore necessarie per capire che il Cagliari e lui stesso avessero lo stesso obiettivo: il riscatto dopo una prima parte di stagione dimenticabile.

Leader

Nella vittoria contro la Sampdoria per 1-2 nel giorno dell’Epifania, Lovato ha subito compreso che scudo ed elmetto non sarebbero stati gli unici elementi utili nella battaglia al fianco di altri due giovani difensori, Andrea Carboni e Giorgio Altare. La voce e il linguaggio del proprio corpo sono state le due ulteriori armi necessarie per dare sicurezza a una linea giovane ed inedita: schierato al centro del trio, il classe 2000 ha guidato con carattere la fase difensiva senza apparire mai in affanno anche nelle fasi di possesso. Il numero 66 ha avuto a che fare soprattutto con Caputo, isolato per gran parte del match grazie anche al lavoro in copertura nella zona di competenza del difensore. La reazione sul gol di Gabbiadini che ha aperto la gara è solo un esempio di come Lovato abbia capito da subito la sua importanza nel richiamare all’ordine e alla reazione i compagni. Grida di rabbia e di incitamento ai compagni che rendono chiaro l’impatto tanto quanto i numeri statistici della sua partita: il centrale dell’Under21 è stato sì quello che ha toccato meno palloni tra i tre della difesa ma è stato quello più preciso – 90% di passaggi positivi – il secondo per recuperi – 7, solo dietro i 10 di Altare – e per disponibilità al passaggio – con una percentuale del 72%. Sicuro nel possesso palla, come dimostrato in alcune occasioni sulla pressione degli attaccanti avversari quando il tocco verso il compagno è arrivato quasi all’ultimo momento utile, Lovato è stato anche il quinto per km percorsi durante la gara con più di diecimila metri percorsi nell’arco dei 95’ di gara. Una prova a tutto tondo che giustifica la scelta fatta dal Cagliari in sede di mercato, nonostante la società abbia dovuto accontentarsi del prestito secco.

Passato, presente e futuro

L’annuncio della rivoluzione dopo la sconfitta in casa contro l’Udinese e le decisioni su Godin e Caceres hanno fatto muovere in anticipo la società sul fronte entrate. Giovane di personalità e con pochi minuti in campo, il profilo di Lovato rispondeva perfettamente a quanto ricercato da Capozucca nel breve periodo vista la situazione di emergenza nella zona centrale della difesa. Così l’accordo con l’Atalanta è stato semplice, vista anche la presenza di altri cinque centrali nella rosa nerazzurra contando il giovane Scalvini. Il centrale ex Verona è potuto arrivare anche in anticipo rispetto all’apertura ufficiale del mercato prevista per il 3 gennaio grazie a un nulla-osta degli orobici, trovando subito il campo con i nuovi compagni. La situazione dell’infermeria rossoblù, con Ceppitelli ancora alle prese con noie fisiche e Goldaniga in attesa della negativizzazione, potrebbero portare Mazzarri verso la conferma delle scelte fatte a Marassi. E se un recupero in extremis dei due centrali dovesse arrivare, Lovato sembra il meno indiziato – insieme a Carboni – a lasciare spazio a un difensore con maggiore esperienza. Arrivato in estate a Bergamo per 8 milioni dopo l’ottima stagione in maglia gialloblù agli ordini di Juric, Lovato ha trovato poco spazio: sette partite – solo due da titolare – durante la prima fase di stagione, malgrado l’abitudine a giocare in una difesa esposta agli uno contro uno e dove le responsabilità sono precise. Da qui la necessità di avere minuti e la decisione di accettare il Cagliari, una squadra con obiettivi figli di una classifica ancora complessa ma non impossibile da ribaltare. Uno scenario per certi versi stimolante in cui rimettersi subito in gioco e mostrare come la maturità non possa essere solo figlia dell’età ma anche di talento e personalità, doti che il giocatore ha dimostrato di avere nel suo recente passato.

Matteo Cardia

 

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