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Alessio Cragno nel ritiro di Pejo

Cragno, un pilastro da proteggere e ricostruire

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Il Cagliari si avvicina alla gara del Ferraris contro il Genoa, obiettivo tornare a vincere dopo due mesi per continuare a vivere il sogno europeo.

I tre pareggi consecutivi contro Brescia, Inter e Parma hanno, in maniera diversa, mostrato miglioramenti dopo il periodo buio in chiusura di girone d’andata: i rossoblù di Maran hanno ripreso a creare occasioni, ma allo stesso tempo evidenziato difficoltà in fase difensiva come dimostrato dalla quantità e dalla tipologia di gol subiti. L’assenza di Ceppitelli, gli alti e bassi fisici di Cacciatore, la fatica di Cigarini, l’infortunio di Rog: tutti aspetti che hanno inciso in negativo e che hanno influito anche sulle prestazioni dei portieri rossoblù, chiamati agli straordinari da una difesa non esattamente perfetta. Fra la squalifica di Olsen dopo i fatti di Lecce e il rientro di Cragno contro l’Inter, tutti gli estremi difensori a disposizione di Maran hanno avuto la loro occasione compreso Rafael, ma nonostante gli avvicendamenti il Cagliari ha comunque proseguito con le difficoltà alla voce gol subiti: spesso incolpevoli, altre volte con qualche responsabilità (Rafael a Lecce, Olsen a Brescia, Cragno contro il Parma), i tre guardiani della porta rossoblù hanno potuto poco di fronte a una fase difensiva che non li ha aiutati in questi ultimi mesi.

DUALISMO ARMA A DOPPIO TAGLIO – Durante il mercato di gennaio Olsen è stato vicino ai saluti, pronto a giocarsi le proprie carte altrove in vista degli Europei complice il rientro di Cragno dall’infortunio agostano in terra turca: in prestito secco dalla Roma, il portiere di Malmö è rimasto a Cagliari e nei prossimi mesi proverà a vincere il dualismo con il collega di Fiesole, consapevole di partire alle spalle nelle gerarchie anche per mere questioni contrattuali. Da un lato un elemento che rappresenta il futuro rossoblù, dall’altro un altro che pur se di sicuro affidamento non è di proprietà della società di Via Mameli, in mezzo le scelte di Maran per il bene della squadra e che dovranno giocoforza lasciare da parte questi aspetti. Un dualismo, quello tra Cragno e Olsen, che potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio sia per la natura del ruolo – i portieri di norma non vivono con tranquillità l’alternanza preferendo gerarchie certe – sia per questioni psicologiche legate al recupero dell’estremo difensore cresciuto nel Brescia: dopo l’esordio stagionale positivo a San Siro, Cragno contro il Parma ha lasciato qualche dubbio di natura mentale più che fisica. Apparso recuperato da quest’ultimo punto di vista, il numero 28 rossoblù ha suscitato perplessità in occasione del pareggio di Cornelius con un atteggiamento indeciso, a metà fra l’uscita e la copertura della porta, lontano dalla sicurezza che ha sempre mostrato in occasioni simili in passato. D’altra canto, però, solo giocando con continuità Cragno potrà ritrovare quelle certezze smarrite nei 5 mesi lontano dal campo, aspetto fondamentale per qualsiasi giocatore e ancora di più per un portiere.

OBIETTIVO EURO2020 – Il fiato sul collo di Olsen potrebbe così creare un ulteriore problema psicologico, aumentando le sue insicurezze, o al contrario aiutarlo nella crescita grazie alla competizione elevata con il collega svedese pronto a dire la sua da qui a giugno. Entrambi hanno lo stesso traguardo pur se passando per strade diverse, quello dell’Europeo itinerante della prossima estate: Olsen vorrà mantenere la titolarità nella nazionale scandinava, Cragno cercherà di scalzare Meret come terzo portiere agli ordini di Mancini dietro gli intoccabili Donnarumma e Sirigu. La palla ora passa a Maran che, probabilmente, avrebbe volentieri evitato la gatta da pelare della scelta fra due portieri entrambi di sicuro affidamento: puntare su Cragno e il suo pieno recupero o dare nuovamente le chiavi della porta rossoblù al gigante svedese? Al tecnico trentino la risposta, ma qualunque sarà la decisione per Genova appare chiaro che non sarà quella definitiva.

Matteo Zizola

 

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