Gianmarco Pozzecco | Foto Luigi Canu

Da Firenze a Milano, la Final Eight segna i due anni del Poz alla Dinamo

A giorni cadrà il secondo anniversario dell’arrivo in panchina di Gianmarco Pozzecco alla Dinamo Sassari. Due anni entusiasmanti sul campo, due trofei vinti (il primo in Europa con la FIBA Europe Cup e la Supercoppa con Venezia), ma soprattutto due anni in cui ha fatto emergere la forza del gruppo: in mezzo un piccolo periodo buio, tra campionato interrotto per la pandemia e quel divorzio che sembrava ormai scritto solo qualche mese fa in estate.

11 febbraio 2018, il mondo era certamente diverso; palazzetti pieni di tifosi, il coronavirus un pensiero nemmeno negli incubi più apocalittici. La classifica in casa Dinamo Sassari non era quella tra le più brillanti delle ultime stagioni, ma la squadra di Vincenzo Esposito si era guadagnata il pass per le Final Eight di Firenze. In quelle frenetiche ore due scossoni che cambiarono la storia recente del Banco di Sardegna. Dimissioni per motivi personali di “Enzino” e la pazza idea del patron Stefano Sardara di puntare su Gianmarco Pozzecco facendo nascere tra tifosi e mondo della palla a spicchi pareri contrastanti. La “Mosca Atomica” non si era ancora affermata in panchina e veniva da un ruolo di assistant coach al Cedevita: fu proprio quel periodo passato con coach Veljko Mrsic a far fare il salto di qualità al Pozzecco che a poche ore dalla nomina come head coach della Dinamo Sassari spazzò via già qualche mugugno di alcuni diffidenti commentatori sui social. La vittoria sulla sirena contro Venezia ai quarti di finale con il canestro del gigante Cooley è ancora negli occhi di tanti tifosi e poco importa che arrivò poi una sconfitta nella semifinale con Brindisi.

Da allora solo gioie sotto la guida di Pozzecco: la serie incredibile di 22 vittorie di fila, il primo trofeo europeo della storia biancoblù conquistato in quel di Wurzburg in Germania, poi una battaglia durata sette partite contro la Reyer Venezia che vide alla fine la Dinamo alzare bandiera bianca. Una serie che vide anche il primo vero show in conferenza stampa con i colori della Dinamo per il Poz che dagli inizi in panchina a ora è un uomo diverso. Sì, perché se ante Sassari queste uscite erano frequenti, ora l’ex playmaker di Varese e Fortitudo non ha mai perso le staffe (tranne la famosa conferenza stampa di Burgos in Champions League in una situazione davvero particolare e surreale), limitando le esagerazioni. Certo, la media di un tecnico a partita è quasi sempre rispettata, ma ora è un Pozzecco zen ma non per questo meno grintoso e trascinante.

Risultati buoni anche nella stagione monca 2019-2020 per i motivi che tutti sappiamo, poi in estate il quasi divorzio dal biancoblù e dalla Sardegna. Un tira e molla che ha portato quasi il Poz a tornare a Formentera, ma la divergenza con il presidente Stefano Sardara è stata appianata in poche ore, con una conferenza stampa di chiarimento convocata immediatamente. Il coach nuovamente al timone e via alla costruzione di una squadra con il GM Pasquini che funziona e fa divertire, nonostante i problemi di Justin Tillman sostituito poi con Happ. Un’altra stagione all’insegna dell’entusiasmo e dello spirito di gruppo, ma anche della fiducia e della consapevolezza: questi ultimi ingredienti paiono quelli che erano mancati per fare quel passettino in più in alcune occasioni e che ora, dopo la vittoria sulla Fortitudo, questa squadra sembra avere. La Final Eight di Milano, al cospetto delle corazzate Milano e Bologna oltre alle altre temibili rivali a cominciare dall’eterna Venezia, ci saprà dire se sarà così e festeggiare al meglio i primi due anni in panchina di Gianmarco Pozzecco.

Matteo Porcu

 

 
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