Da Kakà a Joao Pedro: addio gol verdeoro

Sono lontani i tempi in cui gli attaccanti brasiliani facevano la differenza nella Serie A italiana: sono sempre meno gol firmati da calciatori verdeoro.

Prima di analizzare numeri e dati, partiamo dalla notizia: per la terza stagione consecutiva Joao Pedro è il miglior marcatore nato in Brasile della Serie A. Sono 7 le reti nel 2018-19, 5 nel 2017-18 e ancora 7 nel 2016-17: un ottimo risultato per chi, a Cagliari, è arrivato per fare il trequartista o, addirittura, la mezzala (chiedere a un certo boemo) e che, negli anni, è stato sempre più avvicinato alla porta avversaria. Dopo l’exploit di 13 gol in Serie B, il 27enne di Ipatinga nel tempo è stato reinventato seconda punta prima da Rastelli, poi da Lopez e, ultimamente, Maran. Complimenti a JP10: tutto molto bello, direbbe qualcuno. Ma c’è l’altra faccia di questa medaglia. Ovvero che da circa un decennio il Brasile, da sempre patria del bel calcio e del gioco offensivo, non ha un attaccante (di ruolo) in grado di lasciare davvero il segno in Serie A a livello di marcature.

MILAN PROTAGONISTA – Sono finiti i tempi in cui gli attaccanti brasiliani facevano il bello e il cattivo tempo sui nostri campi. Senza voler andare indietro di sessant’anni e più, quando la tratta Brasile-Italia era più che abbondantemente battuta, basterebbe analizzare i freddi numeri* del passato recente: in dieci anni il numero totale di gol segnati da calciatori brasiliani è passato dai 92 (2008-09) ai 33 di quest’anno. E non è una questione di “rappresentanza”: allora erano 41 i verdeoro ad aver disputato almeno una partita in campionato, contro i 39 della stagione appena andata in archivio. Cosa è cambiato? Tanto, forse tutto. Intanto, nel 2008-09 il solo Milan di Berlusconi poteva contare sui 39 gol del trio KaPaRo, formato da Kakà (16) Pato (15) e Ronaldinho (8). Ma era anche la Serie A dei vari Jeda (10 gol nel Cagliari di Allegri) e Julio Baptista (9 con la Roma di Spalletti), attaccanti validi ma non certo al livello del trio rossonero. Un anno più tardi le segnature totali verdeoro furono addirittura 102, con quattro elementi in doppia cifra: i soliti Pato e Ronaldinho (entrambi a quota 12), superati dal barese Barreto (14) e il bolognese Adailton (11). Nel 2010-11 i gol auriverde furono 69, ancora con il Milan a farla da padrone (Pato e Robinho a 14 gol ciascuno), insieme al laziale Hernanes (11).

IL CALO – Il trend negativo nel rapporto tra brasiliani e Serie A ebbe inizio l’annata successiva, quando il totale scese drasticamente a 44: nessuno in doppia cifra, il migliore fu ancora Hernanes a 8, seguito da Robinho (6) e dalla meteora rossoblù Thiago Ribeiro (4). Nel 2012-13 i gol furono 47, con il Profeta di nuovo in doppia cifra a quota 11: dietro di lui il romanista Marquinho con sole 4 reti. Un distacco simile a quello fatto segnare una stagione più tardi: 57 gol in totale, con il livornese Paulinho a fare la voce grossa (15), seguito dal figliol prodigo milanista Kakà (7), al passo d’addio dal calcio che conta prima del buen ritiro nella Mls. Nel 2014-15, anno disgraziato per il Cagliari, ben tre rossoblù figurarono tra i primi cinque marcatori brasiliani: prima Diego Farias (6 gol), poi Joao Pedro (5), infine Danilo Avelar (4). Delle 41 reti totali ben 10 furono del laziale Felipe Anderson, più le 5 del solito Hernanes. Non fa difetto al ragionamento nemmeno la stagione seguente, con il Cagliari in Serie B: il miglior marcatore fu ancora Anderson (7 gol), seguito dalla meteora doriana Fernando e da quella milanista Luiz Adriano, entrambi a 4.

IL MERCATO È CAMBIATO – Detto in apertura di articolo delle ultime tre stagioni, con il curioso “record” di Joao Pedro, nasce spontaneo un ragionamento. Al di là delle banalità, la fredda analisi delle cifre è solo una delle diverse sfaccettature del cambiamento epocale vissuto dal calcio italiano nell’ultimo decennio, soprattutto per quanto riguarda il mercato. Dal Brasile non arrivano più campioni come una volta. Oppure, quando si scommette su un giovane con le stigmate del craque – si pensi agli interisti Coutinho e Gabigol, entrambi cestinati in fretta e furia – non si ha la pazienza di aspettarne la crescita. Inutile ricordare i fasti del passato: trent’anni fa il miglior marcatore brasiliano fu Careca (con 19 gol); un decennio dopo venne il turno di Marcio Amoroso (Udinese, 22 gol) e Ronaldo (14 in 19 presenze nell’Inter), seguiti da Paulo Sergio (Roma) e Leonardo (Milan) a 12. In quel 1998-99 i gol verdeoro furono 78, con soli 24 giocatori scesi in campo almeno una volta: una media gol di 3,25/calciatore, che schizza ai 7,09 se rapportata a chi fece almeno una rete.

Cifre spaziali, se paragonate a quelle attuali – 0,84 gol/calciatore nel 2018-19 – e che dicono che la Serie A non è più ambita per gli attaccanti, CR7 a parte (che comunque vi è arrivato a 33 anni suonati). Nessuno dei vari Neymar, Gabriel Jesus, Richarlison e Firmino, ossia i principali attaccanti convocati dal ct Tite per la Copa America, gioca o ha giocato in Italia. I rappresentanti del nostro campionato ci sono, in difesa (Miranda e Alex Sandro) o centrocampo (Allan e Lucas Paquetà), ma non in attacco. E alla luce dei numeri appena elencati, che descrivono un campionato in cui i maggiori realizzatori sono Joao Pedro e Farias, è facile capire il perché.

Francesco Aresu

 

*dati TransferMarkt

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