La delusione di Marco Spissu dopo il KO con Pesaro | Foto Luigi Canu

Dalle Final Eight di Coppa Italia emergono i difetti della Dinamo

Fugace e amara. La campagna della Dinamo Sassari alle Final Eight di Coppa Italia si può riassumere con questi due aggettivi. Il quarto di finale contro la Carpegna Prosciutto Pesaro rispetta la tradizione dell’underdog, tipica oramai di questa competizione, e manda a casa un Banco che non ci ha creduto abbastanza. La squadra di coach Gianmarco Pozzecco approccia male la partita e consente a tutte le armi dei marchigiani di entrare in ritmo, un errore che nel finale si rivelerà fatale.

A.A.A. cercasi disperatamente difesa – La Dinamo ha peccato molto in termini di approccio difensivo e l’immagine, nel primo quarto, di Stefano Gentile che viene sostituito e richiama i compagni invitandoli a non consentire a Justin Robinson di imperversare fra l’arco e il pitturato è emblematica. Atteggiamento spesso svagato, scarsa attenzione ai tagli ciechi, poca cattiveria: quanto di peggio si possa vedere in una partita win or go home. Da ciò derivano gli errori dell’attacco: le 17 palle perse e l’incapacità di aggirare la difesa a zona pesarese, un rompicapo totalmente irrisolvibile.

Il contributo dalla panca – La domanda è d’obbligo: chi è il sesto uomo della Dinamo? I fatti dicono Katic, ma dato il peso dei giocatori a roster presto potrebbe essere Happ. Al momento questo dettaglio è un problema, perché se uno dei meriti di Sassari è cercare di coinvolgere più possibile le sue bocche da fuoco in attacco – spesso quattro o cinque giocatori arrivano in doppia cifra –, questo approccio non sembra coinvolgere i giocatori in panchina. Katic è un giocatore molto utile, ma aver giocato bene un paio di quarti quarti non lo rende necessariamente un realizzatore affidabile. Per Happ ci sarà bisogno ancora di tempo e, soprattutto, maggiore attenzione in difesa. La sensazione è che, perso Pusica, il compito di marcatore in uscita dalla panchina sarebbe dovuto toccare a Kruslin, un tiratore da cui ci si aspettava di più ma che continua a fornire prestazioni in chiaroscuro.

“Non ve ne fregherà niente” – Pozzecco spiega nella conferenza stampa post partita di aver preso il secondo tecnico per tentare di dare una scossa alla squadra. D’altronde, da quasi due mesi, la direzione tecnica a Sassari è praticamente condivisa fra il Poz ed Edoardo Casalone, che spesso “sostituisce” a tutti gli effetti il coach. Tuttavia, restare seduto in panchina e cedere temporaneamente il timone è meglio di abbandonare il parquet per un doppio tecnico. In conferenza stampa il coach ha affermato “non ve ne fregherà niente ma quel tecnico l’ho cercato”. Crediamo che, invece, ai tifosi importi parecchio, soprattutto perché nella totale confusione vista dalla metà del terzo quarto in poi, forse, la mano dell’allenatore sarebbe servita, con un paio di time out di carattere per strigliare la difesa o con la lavagnetta in mano per cercare di aggirare la difesa a zona di coach Repesa. In ballo, oltretutto, c’è la gestione di Burnell, rimasto seduto per gran parte del quarto quarto, e di Treier che, nei pochi minuti in campo, è sembrato un lottatore ma poi non è stato più utilizzato.

Archiviare e ripartire – Avendo già terminato il suo weekend milanese, la Dinamo si trova di fronte a un paio di settimane di stop, visto che ora subentra la pausa delle nazionali per le qualificazioni a EuroBasket. Si ritorna in campo il 28 febbraio al Palaserradimigni contro la Reyer Venezia, avversario ostico e che oggi misurerà la sua voglia di arrivare in finale e rivincere la Coppa Italia contro l’Olimpia Milano. Certamente non il miglior avversario per ripartire, ma se l’approccio contro una squadra sulla carta inferiore è stato quello visto ieri sera, meglio confrontarsi con uno del livello della Reyer che, sicuramente, non può essere sottovalutata.

Lello Stelletti 

 
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