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Devecchi, Chessa e non solo: esperienza e carisma per la risalita della Dinamo Sassari

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Anche nei momenti di crisi possono esistere le certezze. Quei piccoli frammenti di stabilità che ti possono far pensare che qualcosa di positivamente abitudinario possa restare e trasformarsi in scintilla nel momento più opportuno, nonostante tutto quello che accade attorno ti possa far credere che questo non possa essere possibile. Così è accaduto anche in casa Dinamo Sassari, dove quelle certezze si sono sempre chiamate Giacomo Devecchi e Massimo Chessa, qualcosa di più che semplici uomini da rotazione.

Ritrovati

Le vite delle due guardie, una sassarese d’adozione e l’altra doc, si sono ritrovate dopo anni di lontananza. La stagione 2014-2015, dopo anni in giro per l’Italia, era stata quella del ritorno a casa di Chessa, andato via dalla città da giovane talento e tornato giocatore maturo. È l’anno del Triplete biancoblù, con il trofeo più importante mai alzato a Sassari, e di cui Jack Devecchi è assoluto protagonista seppur partendo dalla panchina: è la stagione in cui il futuro capitano gioca più minuti nella massima serie, con il marchio di fabbrica della difesa a renderlo avversario ostico per qualsiasi attaccante avversario. Le strade poi si dividono nuovamente fino al gennaio scorso, quando l’infortunio del capitano riporta Chessa prima ad essere aggregato e poi a firmare un contratto poi confermato per questa stagione. Da allora un ruolo importante soprattutto dietro quelle quinte che prendono il nome di spogliatoio, in cui qualcosa, dopo il clima quasi perfetto delle ultime stagioni, in questa annata sembrava essersi rotto, tanto da vedersi sul campo. Così, sul parquet sono dovuti tornare pure loro, prima per qualche acciacco di troppo dei compagni, poi perché un esempio era necessario.

Protagonisti

Il ritiro prima e il cambio in panchina poi hanno sancito definitivamente il rientro in gioco di Devecchi e Chessa. Nella gestione Bucchi i due, sia per i problemi fisici delle guardie – specialmente Gentile nelle ultime due gare – sia per quello che richiedevano le partite, hanno ritrovato spazio e responsabilità offensive e difensive. Contro la Virtus Bologna, dopo la sosta in cui Sassari ha lavorato per la prima volta in maniera approfondita con il nuovo coach, sono stati undici i minuti giocati da entrambi: per Chessa 3/4 dai 6.75 e tanto sacrificio in difesa, per Devecchi 4 punti, tanta applicazione nella propria metà campo e responsabilità importanti negli ultimi cinque minuti di una partita tiratissima. Contro Venezia la conferma di quanto il contributo della panchina, anche di quella solitamente con pochi minuti a disposizione, sia fondamentale per la risalita della china: il capitano sassarese ha giocato otto minuti, timbrando subito il cartellino dalla lunga distanza senza alcun timore, il numero 10, invece, non ha segnato un canestro ma è stato fondamentale in difesa, in quel lato del campo dove la Dinamo ha trovato la vittoria della gara, e il plus/minus di +12 è lì a confermarlo.

Non solo gli storici

Contro Venezia non sono stati solo Devecchi e Chessa a dare la scossa dalla panchina. Logan, seppur mai considerato tale, è uscito dal cubo dei cambi, ritrovandosi nell’ultimo quarto dove è stato decisivo mettendo la zampa con assist o canestri su 18 dei 26 punti della Dinamo nell’ultimo quarto. Ma se dal Professore ci si aspettava solo una reazione dopo gli ultimi turni negativi, è stato l’ultimo periodo di Diop ad essere sorprendente. Perché il lungo italo-senegalese, nonostante un’irruenza che l’ha portato a spendere tutti e cinque i falli, nell’ultimo periodo è stato cruciale nell’arginare Watt, principale ostacolo alla vittoria sassarese.

Esperienza, carisma e fondamentali mai dimenticati. Nell’era Bucchi, che già aveva conosciuto Chessa ai tempi di Roma, i due uomini più rappresentativi di Sassari hanno ritrovato un ruolo chiave. Quel ruolo da attori non protagonisti fondamentale per le sorti di un gruppo che sta imparando a capire cosa voglia dire essere squadra ripartendo da quelle solide certezze mai apparse lontane.

Matteo Cardia

 

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