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Dinamo, cuore e talento per ora battono le disattenzioni

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Una vittoria di cuore, confermata dalla freddezza ritrovata nel momento più opportuno. Parte con due punti in classifica il campionato della Dinamo, grazie a un successo arrivato solo negli ultimi secondi contro una Pesaro molto più solida rispetto a quella vista in Supercoppa, ha mostrato ancora una volta il carattere della squadra, la forza di alcuni singoli ma anche le momentanee debolezze della squadra.

 

Mekowulu determinante
Quelli contro la squadra di Petrovic sono stati 40′ giocati ad altissima intensità. Una partita che è stata contraddistinta da parziali e controparziali sin dal secondo quarto senza che le due squadre riuscissero a scrollarsi di dosso l’avversario. L’assenza di Clemmons ha tolto una rotazione fondamentale alla Dinamo, già provata dalle poche alternative sotto le plance. Così la squadra di Cavina in attacco si è affidata alle strisce dei singoli – Logan, Gentile, Bendzius e Battle (anche se solo nel secondo tempo) – ma soprattutto alla straripante potenza nel pitturato di Christian Mekowulu. Il centro nigeriano ha dominato sotto canestro sia in attacco che in difesa, uscendo vincente dalla sfida contro il lungo avversario Jones, che ha comunque ben figurato. Mekowulu ha sfruttato sia la sua dinamicità sul pick&roll che la possibilità di ricevere profondo in area avversaria. In estrema fiducia ha aggiunto anche un paio di piazzati dalla media, soluzione che sarà una carta in più da giocare in futuro, e ha dominato da rim-protector in difesa: quattro le stoppate, undici i rimbalzi tirati giù, unico a far bene nel fondamentale nella serata di ieri.

 

Troppe concessioni
Perché la Dinamo ha sofferto l’elettricità pesarese in alcuni frangenti e ha concesso troppa libertà a rimbalzo, con la squadra avversaria che per 13 volte ha potuto costruire un nuovo attacco con quattordici secondi a disposizione. Un problema su cui è pesato anche il poco apporto di un Burnell indebolito da febbre e gastrite patiti negli ultimi giorni. Nonostante i problemi e le percentuali al tiro dai 6.75, il Banco ha avuto il merito di restare attaccato tutta la gara, senza perdere mai di vista l’obiettivo e accettando le fiammate avversarie e di non sottrarsi alla fisicità della gara. Ha tentato nell’ultimo quarto di dare la spallata decisiva ma non è mai riuscita a farlo definitivamente: sia per meriti della VL che per demeriti suoi, quando nonostante alcuni meccanismi funzionassero meglio è mancata la freddezza necessaria a chiudere la gara. Dopo le triple di Gentile e Logan che sembravano poter spezzare la partita, Pesaro l’ha riaperta nuovamente grazie agli errori e alle ingenuità in attacco – palla persa del Professore sul +2 con meno di 30 secondi sul cronometro – e alle difficoltà di comunicazione in difesa. Prima sulla penetrazione di Sanford, ma soprattutto sul pick&roll che è valso il pareggio sul 73 pari a poco più di 13 secondi dalla fine, la Dinamo si è ritrovata con l’area completamente vuota, quasi come se mancassero le idee chiare e le parole tra compagni per organizzare il possesso difensivo decisivo. La freddezza di Gentile, tornato finalmente a far canestro, ha risolto ogni problema ma è da questi dettagli che si nota come Sassari sia una squadra dal buon potenziale però ancora in costruzione.

Solo al rientro di Diop, che porterà a una diversa gestione dei minutaggi di Bendzius e Mekowulu e offrirà soluzioni tattiche a Cavina, si potrà dire che la Dinamo non avrà più alibi. Per ora però, per cuore e talento, il Banco di Sardegna può dire la sua e i primi due punti in classifica sono lì a dimostrarlo.

Matteo Cardia

 

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