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Dinamo: dalle certezze ai passaggi a vuoto, gli strani casi di Bendzius e Burnell

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Meno undici. Il termometro della Dinamo non sembra più quello di una volta e il plus-minus ne certifica lo stato di difficoltà. Perché nella sconfitta di martedì in BCL contro Ludwigsburg, nella statistica che segna la differenza tra canestri fatti e subiti durante la permanenza in campo di un giocatore, a far registrare la temperatura sotto lo zero sono stati due delle individualità più importanti della Dinamo, Jason Burnell ed Eimantas Bendzius.

Piedi lenti
La conferma dell’ala americana non era arrivata subito in estate ma è stata cercata a lungo dalla società di Sardara. Una Summer League da giocare e le attenzioni attirate dopo una stagione giocata da veterano nonostante la giovane età avevano prolungato i tempi, ma alla fine l’accordo è arrivato ed è stato letto come uno dei colpi principali della Dinamo. Sulla carta lo è, ma l’ex Cantù sembra aver bisogno ancora di tempo per dimostrarlo concretamente. L’apporto in attacco è discreto, con una media momentaneamente al di sotto di quattro punti rispetto alla passata stagione. La fiducia nel tiro da fuori è ancora da costruire, più a suo agio in penetrazione e in situazioni di post-basso che però la Dinamo fatica a creare. Ma il problema più grande, come per tutti gli undici a disposizione di Cavina ad oggi, appare la difesa. Ed è strano dirlo per un giocatore che dovrebbe farne il suo mantra per avere poi più pericolosità sul lato offensivo e che nelle sue stagioni in Italia ha dimostrato di poter essere un buon difensore, potenzialmente uno specialista. Spesso in ritardo nelle rotazioni o battuto nell’uno contro uno, Burnell ad oggi non riesce a dare quello che è stato solito far vedere, nonostante sia almeno in crescita sotto il punto di vista dei rimbalzi, punto debole del Banco che è stato evidenziato anche nella prima partita europea.

Mano fredda
Quella giocata in Germania è stata la partita peggiore di Eimantas Bendzius in questo inizio di stagione. Il lituano aveva dato segnali di crescita dopo un inizio lento, in cui sembrava in parte fuori dagli schemi offensivi disegnati per una Dinamo quasi nuova di zecca. I tiri pesanti contro Brindisi in Supercoppa e i punti contro Pesaro parevano aver zittito i critici, nonostante le difficoltà in alcuni contesti difensivi che però non sono state mai un mistero per l’ala grande baltica. Nelle ultime due sfide però qualcosa sembra essersi inceppato. Contro Ludwigsburg il primo canestro è arrivato nell’ultimo periodo: partita chiusa con 5 punti con il 22% dal campo e senza aver viaggiato una volta in lunetta. È vero però che la prima tripla costruita per lui è stata proprio quella arrivata nel quarto conclusivo: nella maggior parte dei tentativi da oltre l’arco, il numero 20 ha dovuto costruire il tiro dal palleggio, spesso dopo aver fintato per eludere l’uscita del difensore avversario. Fasi di costruzione che tolgono ritmo e stancano ancora di più un giocatore colpito tanto quanto Mekowulu dalle rotazioni corte nel reparto lunghi. I tiri comodi dell’anno passato, che arrivavano grazie a una conoscenza diversa e alla buona mole di gioco interno della Dinamo targata Pozzecco, sono per ora lontani. Cavina però dovrà trovare una soluzione, perché senza un importante apporto offensivo di Bendzius la Dinamo soffre troppo e rischia di avere una soluzione cruciale in meno nei 40’.

Il Banco di Sardegna Sassari visto negli ultimi tre giorni non è la squadra che ci si aspettava. Poca energia, poca aggressività difensiva e poche transizioni offensive, con un approccio alle partite che ha condizionato l’andamento delle partite. Cavina ha deciso di accorciare le rotazioni e di responsabilizzare alcune individualità: oltre alla risposta dei singoli però, come Bendzius e Burnell, serve la risposta del collettivo. La prima occasione per darla sarà domenica contro Reggio Emilia, in una gara in cui la voglia di vincere potrebbe fare nuovamente la differenza.

Matteo Cardia

 

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