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Dinamo, due anime una squadra: così non puoi crescere

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Una partita, due Dinamo. La prima azzanna la contesa, vola in avanti con carattere, difesa e precisione al tiro. La seconda corre poco, sbaglia tanto e si intestardisce su scelte più individuali che di squadra. Il Banco ha un problema con sé stesso e non è più un mistero. Diagnosi e cura devono essere studiate dallo psicologo Cavina nel modo più veloce possibile.

Analisi

«Dobbiamo toglierci le scimmie di dosso». Il coach sassarese ha usato queste parole nel post-partita per rendere più semplice un concetto ripetuto più volte negli ultimi appuntamenti con la stampa. Anche contro il Prometey, arrivato in Sardegna bisognoso di punti tanto quanto la Dinamo, i biancoblù hanno visto crollare le loro certezze tra secondo e terzo periodo, quando il massimo vantaggio 16 punti è stato dilapidato minuto dopo minuto. Se nel primo quarto i punti subiti sono stati solo 13, nel resto dei parziali sono stati sempre più di venti, con un picco di 27 nel terzo che ha cambiato definitivamente l’inerzia della gara. Dati che hanno influenzato anche un attacco che dopo un primo tempo positivo si è quasi totalmente bloccato. Nessun attacco veloce, troppe indecisioni durante la costruzione dell’azione a difesa schierata e tanta tensione che ha raffreddato le mani nei momenti cruciali. In gran parte del secondo tempo, Cavina ha deciso di appoggiarsi in post su Burnell e su Treier, autore di una delle sue migliori prestazioni in maglia Dinamo. Non è bastato però, così come non è bastato il contributo di un Bendzius che ha inizialmente giovato di una maggiore fluidità offensiva e che tra terzo e quarto periodo si è sacrificato sotto canestro dando l’esempio necessario a un gruppo giovane e in cerca di punti di riferimento.

Lunghi

I tanti minuti in campo dell’ala forte estone però non sono arrivati per caso. Sono stati ancora una volta i falli di Mekowulu a condizionare i 40’ del reparto lunghi: il nigeriano a fine primo quarto ne aveva già due, e inoltre era apparso scarico in alcune situazioni offensive. In alcuni tratti della gara, grazie soprattutto alla protezione dell’area, sembrava essersi ritrovato ma nel momento più importante dell’ultimo periodo è arrivato quel quinto fallo che l’ha escluso definitivamente dalla gara. Tante, troppe, le difficoltà della squadra nel provare a sfruttarlo, per un centro che sembra soffrire sempre di più la solitudine sotto le plance. Ma se il pacchetto lunghi è giustificato dalle dimensioni momentaneamente ridotte, è quello dei piccoli che ancora una volta è mancato all’appuntamento. L’inizio di Clemmons e Logan aveva fatto pensare a un esito finale differente. L’ex Monaco, chiamato a rispondere presente dopo la brutta prestazione contro Brescia, ha avuto l’impatto migliore tra gli 8 giocatori utilizzati nelle rotazioni, sia sul piano difensivo che su quello offensivo, trovando anche maggiormente i compagni; il Professore ha sbagliato solo un tiro nei primi due quarti, diventando presto un rebus per la formazione ucraina. I due però hanno smarrito smalto e precisione alla distanza, con il secondo che ha anche perso qualche giro di troppo in difesa. Stefano Gentile ha mostrato ancora una volta difficoltà al tiro e in regia, mentre la partita di Battle è stata segnata dall’incostanza, fatta di tanta voglia che spesso si è però rivelata dannosa nelle scelte, soprattutto nell’ultimo periodo.

Per continuare a giocarsi la qualificazione alla seconda fase della Basketball Champions League servirà almeno una vittoria importante con le due prime della classe, prima di tornare in Ucraina sperando che il Prometey non abbia strappato punti a Ludwigsburg o Tenerife. I tedeschi saranno i prossimi avversari europei della Dinamo: una sfida molto complessa che arriverà però dopo il test più probante della Serie A, quello contro una Milano a punteggio pieno e dalle profonde rotazioni. Chissà però che la Dinamo non usi la partita per ritrovare fiducia e togliersi di dosso le troppe ansie accumulate. Allo psicologo Cavina il compito di convincere i suoi di poterlo fare.

Matteo Cardia

 

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