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Dinamo Sassari, con Dowe arrivano punti sicuri e fisicità

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Lasciare il segno. L’ha fatto anche Chris Dowe nelle serate di Champions League quando Prometey e Dinamo Sassari si sono affrontate nell’ultima stagione. Ed è già proprio lì che probabilmente Federico Pasquini si era annotato il nome di un giocatore in grado di far male ai sassaresi e quindi da provare a portare dalla propria parte. Un sesto uomo o anche qualcosa di più per coach Piero Bucchi, che potrà così gestire al meglio le energie fisiche e mentali dei piccoli.

Step by step
Dowe, nativo di Louisville classe 1991, il talento offensivo non l’ha mai nascosto. Nemmeno all’high school e al college di Bellarmine, dove tra il 2009 e il 2013 è diventato il quinto marcatore di sempre, secondo per partite giocate e quarto per palle rubate e stoppate dell’istituto facente parte del circuito NCAA II. Concluso il college, Dowe ha da subito compreso le possibilità in Europa per un giocatore del suo tipo. Prima tappa in Portogallo, alla Sampaense, nel massimo campionato lusitano terminato con oltre 20 punti di media. Poi il trasferimento in Francia, in A2, per due anni di fila, poi un passaggio in Belgio, dove a Bruxelles gioca per la prima volta anche in Fiba Europe Cup nel 2016-2017. È la stagione della svolta, perché la combo-guard torna in Francia, al Pau-Orthez, squadra con cui guadagna i playoff e va ancora oltre la doppia cifra di media. Il livello più alto di competitività del campionato transalpino apre il mercato israeliano e arriva così la prima avventura all’Ironi Nes Ziona, club con cui, con 14 punti di media, arriva ai playoff. L’affidabilità sembra ormai certa e vale una nuova chiamata in Europa, stavolta in Polonia, al Wloclawek, con cui vince la Supercoppa polacca, la coppa nazionale e gioca la Champions League. Nel 2020-2021, il nativo di Louisville torna in Israele, al Maccabi Haifa e fa segnare le sue medie più alte – 16.9 punti e 5.8 rimbalzi – in una squadra che però non riesce a salvarsi dalla retrocessione. Non basta però per fermare l’ascesa della carriera dello statunitense, che arriva al Prometey, dove diventa fondamentale nello scacchiere ucraino sia nel campionato di casa che in Champions League. In una stagione pressoché perfetta, solo la guerra ferma tutto, ma i numeri messi assieme e la capacità di restare in uno spartito di livello portano Dowe al Bamberg, dove ha chiuso con oltre 12 punti di media, e in cui è stato uno degli ultimi a sventolare bandiera bianca ai playoff contro l’Alba Berlino, poi vincitrice del campionato.

Attaccante puro
Dowe è uno specialista quando la palla arriva nella metà campo avversaria. Può attaccare dal palleggio sia per andare dentro che per mettersi in ritmo da tre, con la prima soluzione spesso utilizzata grazie a un buon controllo del proprio corpo. Il classe 1991 non è infatti altissimo, 188 cm, ma ha verticalità ed è più fisico rispetto a un pari ruolo come Gerald Robinson, caratteristica che gli consente di giocare sia nello spot di 1 che di 2. E che apre a scenari in cui i due potrebbero giocare anche insieme nei momenti in cui la Dinamo cercherà di imprimere un’accelerazione alla gara. Anche contro Sassari, nell’ultima stagione di Champions League, le buone capacità di ball-handling e nell’uno contro uno sono state evidenti. Caratteristica che può costringere le difese a fare scelte e quindi a lasciare almeno un punto debole scoperto, ma anche determinante per il coinvolgimento dei compagni quando gli avversari collassano verso il pitturato. È vero, dall’altra parte, che Dowe non è un difensore di primo livello ed è presumibilmente il lato del gioco su cui il coach sassarese dovrà lavorare di più. Le potenzialità però restano soprattutto visti i mezzi atletici e fisici del giocatore. Con l’arrivo della combo-guard è ancora più importante la firma del rinnovo di Kruslin (qui l’approfondimento), mentre in tanti sperano che la convivenza già vissuta in Ucraina possa portare Miro Bilan ad accettare la proposta sassarese. Dowe ha già chiarito il concetto con una storia sul suo profilo Instagram, invitando l’ex compagno di squadra a riunirsi con lui in Sardegna. E la speranza, si sa, è l’ultima a morire.

Matteo Cardia

 

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