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Dinamo Sassari, contro la Fortitudo è arrivata la necessaria risposta

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La richiesta era la più semplice possibile ma anche la più difficile da mettere in pratica. Perché per essere squadra non bastano i numeri e i nomi di un gruppo ma è la volontà a farla da padrone. Coach Piero Bucchi, dopo la brutta sconfitta contro Cremona era stato chiaro. Voleva vedere altre facce, un altro atteggiamento, la voglia di vincere insieme e non quella di arrendersi singolarmente. E contro la Fortitudo Bologna è arrivata la risposta giusta.

La gara

È vero, la Fortitudo è una squadra che ha cambiato tanto e che occupa una posizione di classifica non positiva. La squadra di Martino però sentiva l’odore della preda facile e i primi quindici minuti di partita hanno illuso la Effe di poter raggiungere agevolmente la Dinamo in classifica. Dopo un inizio equilibrato, le altissime percentuali dai 6,75 dei bolognesi e l’ottimo impatto di Toté hanno dato ai padroni di casa la possibilità di scappare. La Dinamo, dopo aver inizialmente resistito, ha sofferto la zona 2-3 e la fiducia al tiro avversaria, arrivando sino a toccare il -10. A quel punto però qualcosa è scattato: Gerald Robinson ha preso per mano i compagni di squadra e li ha condotti fino al sorpasso nel punteggio arrivato a fine primo tempo dopo un parziale di tredici a zero. La scossa data dall’ex Chenmitz, aiutato da Kruslin e Logan, è proseguita nel secondo tempo: Bendzius ha scavato il distacco poi rimasto per tutta la gara con tre triple nel terzo periodo, Robinson ha continuato a servire i compagni e a far male in penetrazione ma, soprattutto, Sassari ha avuto da Christian Mekowulu quello che aspettava da inizio annata. Il centro nigeriano per fisicità e potenza ha giocato la sua miglior partita in maglia biancoblù, ha cercato il pitturato in attacco e protetto il ferro in difesa. Nonostante i tentativi di ritorno della Fortitudo, la squadra di Bucchi ha continuato a produrre e ad approfittare delle concessioni avversarie in difesa, con Logan e soprattutto Robinson che hanno chiuso definitivamente la gara già prima della sirena finale, quando il tabellone ha detto 84-103.

Coralità

Seconda prestazione in attacco del campionato, dietro solo ai 104 punti segnati contro Varese, dominio totale a rimbalzo – battaglia vinta 27-40 – e la percentuale più alta fatta registrare da due punti in tutta la stagione. Senza dimenticare che la reazione è arrivata nei due quarti centrali, da sempre nemici di una Dinamo che spesso si è ritrovata solo nei dieci finali. I dati di squadra dimostrano come la vittoria sia stata corale, nonostante alcuni elementi siano spiccati rispetto ad altri. E anche chi ha avuto meno minutaggio tra i dieci giocatori che hanno fatto parte delle rotazioni ha in qualche modo dato il proprio contributo. Ne sono esempio le prove di Gentile e Diop: il primo è stato importante nel secondo periodo, quando la Fortitudo ha provato a scappare e prima che Robinson si accendesse, salvo poi perdere qualche giro quando richiamato in causa nell’ultima parte di gara; il secondo è stato determinante nel secondo quarto, quando ha portato energia e cattiveria sotto le plance nel momento in cui la Dinamo è rientrata in partita prima di prenderne definitivamente il controllo. L’unico apparso ancora sottotono è stato Jason Burnell: attaccato da Aradori e poco cercato in post basso, il giocatore americano ha visto poi ridotto il suo minutaggio quando è arrivato a quattro falli già nel terzo periodo. L’ex Cantù però non ha smesso di essere partecipe alla gara dalla panchina e questo è stato uno dei segnali più importanti insieme alla prestazione di Mekowulu, festeggiato a fine gara da tutto il gruppo.

Contro Trento, domenica 16 gennaio gennaio al PalaSerradimigni, sarà una gara diversa, contro una delle squadre più in fiducia del torneo. Servirà lavorare per correggere le difficoltà contro la zona e soprattutto un approccio migliore per restare attaccati alla gara sino alla fine. Se la volontà di essere squadra resterà il primo ingrediente della partita dei biancoblù però tutto potrà essere possibile.

Matteo Cardia

Al bar dello sport

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