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Dinamo Sassari | Cosa aspettarsi dalla cura Bucchi in panchina

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Motore spento per quarantotto ore, poi la macchina si riaccende all’improvviso con un guidatore diverso. Un pilota più esperto prende il volante di una Dinamo Sassari che nel corso della stagione ha fino ad ora più volte scalato troppo frequentemente tra alte e basse marce. Piero Bucchi, dopo l’ultima esperienza a Cantù, torna in una panchina di club con la richiesta di dare un’anima al Banco.

Esperienza

Stagioni in giro per tutto lo stivale, un curriculum di tutto rispetto in cui spiccano esperienze in piazze che hanno segnato la storia del basket italiano soprattutto nella prima metà degli anni 2000. Treviso, dove viene eletto allenatore dell’anno e vince una Supercoppa e una Coppa Italia, è la città in cui il suo nome diventa importante. Poi Napoli, Virtus Lottomatica Roma e di nuovo Napoli, che guida alla vittoria di una Coppa Italia nel 2006, prima di approdare all’Olimpia Milano, sulla cui panchina raggiunge per due volte le finali scudetto senza però vincere il tricolore. È la tappa che precede quella più importante nella seconda metà degli anni Dieci: nel 2011 Bucchi arriva a Brindisi lasciandoci poi un’orma simile a quella impressa da Meo Sacchetti a Sassari: cinque stagioni, il ritorno nella massima serie, le Final Eight di Coppa Italia e un record positivo complessivo di 76 vittorie e 72 sconfitte. Lasciata la Puglia, i passaggi a Pesaro e Caserta, prima di un romantico ritorno alla Virtus Roma con cui conquista una nuova promozione in Serie A e sulla cui panchina rimane fino al fallimento della società romana arrivata nel corso della scorsa stagione, in cui ha chiuso da head coach di Cantù, a cui però non ha potuto evitare la retrocessione. Un’annata complessa che però non ha messo la parola fine su una carriera ventennale, impreziosita – da marzo scorso – dal ruolo nella panchina della Nazionale, al fianco proprio di Sacchetti.

Bastone e carota

Ma al di là della carta dovrà parlare il parquet. E la Dinamo dovrà dimostrare di essere pronta a farlo, perché domenica sera, al PalaSerradimigni, arriva una Napoli che nonostante l’infortunio di Elegar sta cominciando a prendere sempre più fiducia nei propri mezzi. Bucchi avrà poco tempo per cambiare le carte tattiche della squadra tra il primo allenamento e la partita contro la squadra di Sacripanti, ma avrà dalla sua la sosta che arriverà subito dopo. Per questo, serve prima di tutto una reazione nervosa di una squadra troppo spesso assente mentalmente in alcuni tratti delle gare e senza la giusta fame per vincere le partite di un campionato più equilibrato rispetto ad altre stagioni. Bastone e carota saranno gli strumenti necessari almeno per la prima gara, in cui la Dinamo dovrà cercare di fidarsi di ciò che sa fare e provare a fare uno sforzo in più in difesa, lato su cui Bucchi concentrerà di più le sue energie, vista anche l’idea di pallacanestro che porta. L’arrivo di Kruslin dà meno incisività dal punto di vista atletico ma offrirà una possibilità nei giochi a difesa schierata. Al di là di una regia ancora orfana di un playmaker, problema spesso evidenziato in campo dai troppi palleggi e dalla troppa staticità offensiva di quasi tutti i quintetti provati, sul perimetro Sassari non deve costruirsi da zero come invece dovrà fare nel gioco interno: il gioco spalle a canestro è totalmente mancato durante l’era Cavina, togliendo soluzioni a giocatori come Burnell ma soprattutto escludendo spesso dalle soluzioni offensive Christian Mekowulu, che per Corriere dello Sport e La Nuova Sardegna potrebbe anche lasciare l’isola. Il centro nigeriano, dopo un primo periodo positivo dal punto di vista offensivo, ha messo in mostra limiti tecnici e caratteriali ma le potenzialità – anche difensive – rimangono.

Il cambio in panchina potrebbe aver cambiato le carte in tavola anche per gli agenti del centro ex Treviso ma la rivoluzione potrebbe non essere ancora finita. A Piero Bucchi, il compito di far ritornare entusiasmo al PalaSerradimigni ma soprattutto di rimettere in piedi lo spogliatoio di una squadra ancora alla ricerca di sé stessa.

Matteo Cardia

 

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