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Dinamo Sassari e David Logan, tra ricordi e prospettive

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Il libro dei ricordi sembrava pieno e destinato a rimanere in un cassetto ben custodito. L’impressione era quella che di pagine bianche, ancora da riempire, non ce ne fossero. Invece qualcuna era rimasta e solo David Logan e la Dinamo potevano saperlo. La stagione 2021-2022 sarà quella del ritorno del Professore in quella che è stata casa sua per due annate che non verranno mai dimenticate, soprattutto la prima, quella dello storico scudetto che rimane ancora l’unico nella bacheca della società sassarese.

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I ricordi
Classe 1982, trentotto anni vissuti per più della metà sul parquet, prima negli Stati Uniti e poi in giro per l’Europa dove ha trovato casa anche a livello di nazionale, vestendo in più occasioni la maglia della Polonia. La prima avventura in maglia Dinamo è arrivata dopo anni importanti con le maglie di Baskonia, Panathinaikos, Maccabi e Alba Berlino tra campionati e coppe europee. Campionati di alto livello e contributi sostanziosi in Eurolega ed Eurocup, anche contro la Dinamo, affrontata ed eliminata agli ottavi di finale della seconda competizione europea nel 2013 in maglia Alba. Quell’incontro fu probabilmente importante per Federico Pasquini, che l’anno dopo riuscì a portarlo a Sassari per sostituire Drake Diener. Un compito non facile, perché oltre che sul campo il cugino di Travis andava sostituito anche nel cuore dei tifosi. Un esame passato grazie ad un’annata straordinaria. 16,8 punti di media in stagione, MVP della Coppa Italia vinta e il Triplete conquistato da protagonista. Una bocca di fuoco perfetta per il gioco in transizione di Meo Sacchetti, con una libertà di scelta che ha significato momenti di parvente onnipotenza per la guardia di Chicago, di cui tutti ricordano le strisce decisive in gara 3 e in gara 6 nella serie contro Reggio Emilia, condite dal poster storico su Silins al PalaSerradimigni. La seconda stagione fu ancora migliore dal punto di vista realizzativo e pressoché uguale dal punto di vista del minutaggio – 29.9 minuti la prima, 30 pieni la seconda. Una squadra costruita intorno a lui ma con poca fame, come dichiarato qualche giorno fa in conferenza dal GM Pasquini.

Cambiamenti e solite richieste
Da quella prima avventura in terra sarda son passati più di cinque anni. I cambiamenti però non saranno tanti perché alla corte di coach Cavina arriva un atleta che ha saputo mantenere un livello alto di prestazioni nelle esperienze avute una volta salutata l’isola tra Lituania, Francia e di nuovo Italia. Le scorse tre stagioni con la maglia della De Longhi Treviso – l’ultima con la media punti più alta mai avuta in Serie A, 17.3 – sono state l’ennesima prova di come la capacità di far canestro sia ancora determinante e di quanto l’età possa risultare solo un dato. Tuttavia, la guardia nativa di Chicago, con la probabile partenza di Stefano Gentile nello starting five e la presenza di un giocatore come Battle, potrebbe vedere il campo per qualche minuto in meno rispetto alla passata stagione – 28.5 minuti di media – e avere responsabilità in più da play, alternandosi proprio con Gentile e Marco Spissu. Questa volta avranno anche più peso esperienza e metodo di lavoro, fondamentali non scritti che rappresenteranno un esempio per giocatori più giovani e in rampa di lancio come Mekowulu, Burnell e lo stesso Battle. Per il resto, l’incarico sarà sempre lo stesso: fare canestro e diventare un porto sicuro nei momenti in cui il pallone comincerà a scottare. Un lavoro adatto a un Professore che sa ancora spiegare pallacanestro.

Matteo Cardia

 

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