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Dinamo Sassari: energia e fame dopo la debacle in Champions

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Non sempre in un lungo viaggio tutto fila liscio. Può succedere che dopo aver iniziato il proprio tragitto si cerchi di arrivare come si può a quella tappa intermedia che ti consente di respirare. A volte riesci a riprendere fiato subito, altre ti serve più tempo vista l’energia che scarseggia nonostante l’impegno imminente. È un po’ quello che è successo alla Dinamo di Piero Bucchi in Ucraina, dove il Prometey ha messo fine all’avventura europea di Sassari con il punteggio di 89-56.

Energia

Tra Bologna e Kamianske ci sono più di 2000 km in linea d’aria e ore di viaggio interminabili che danno poco tempo per rimettere in moto le gambe. Sul parquet però le energie fisiche contano quanto quelle mentali e dopo la bella partita contro la Segafredo in pochi si aspettavano che dentro la testa qualcosa finisse per andare storto. La scossa di fiducia che la gara di domenica avrebbe potuto dare si è trasformata in un abbassamento di tensione che ha costretto la Dinamo a inseguire tutta la gara, sprofondando poi nel terzo quarto. I periodi centrali rimangono sempre il tallone d’Achille di una squadra che dopo il rientro negli spogliatoi sembra perdere la fame necessaria per fare bene in partite che necessitano di qualcosa in più oltre al talento individuale. Eppure, nel secondo periodo Sassari era riuscita a tamponare un’emorragia già preoccupante grazie a un parziale di 9-1 negli ultimi due minuti e mezzo. Tornata in campo però, la squadra di Bucchi ha subito 20 punti in 10’, realizzandone appena 9, di cui 2 nei soli primi cinque minuti del quarto con Prometey che è scappata via definitivamente. Le statistiche rendono ancora più chiaro il quadro: la Dinamo ha tirato con il 40% da due, confermando i problemi evidenti già in campionato, e con il 17% da tre, facendo un enorme passo indietro rispetto alla partita di domenica contro la Virtus; a rimbalzo poi, l’energia è stata del tutto differente, con il Prometey che tirato giù quasi il doppio dei palloni rispetto ai sassaresi (44-26).

Intermittenza

I problemi della Dinamo si ripresentano a intermittenza, come se la squadra sassarese avesse sì una luce propria ma facesse fatica a tenere l’interruttore sul versante dell’accensione in maniera costante. Un quadro che porta tutta la squadra o quasi a spegnersi nei momenti di difficoltà. Nel pacchetto lunghi sta mancando l’alternativa a Mekowulu, con Diop che sembra ancora bisogno di tempo per ambientarsi ad un livello più alto rispetto a quello di una A2 dove dominava sotto le plance e non solo. Kaspar Treier, nonostante le ottime prove con la sua nazionale, non sta riuscendo a confermare quella crescita intravista a inizio stagione, e Bendzius senza trovare il ritmo in attacco fatica troppo a entrare in partita in altro modo. Il centro nigeriano porta con sé altri problemi ma non tutto nasce nel pitturato, perché anche tra gli esterni qualche difficoltà c’è. È senz’altro David Logan il giocatore più in difficoltà: l’assenza di Gentile costringe ancora il Professore a svolgere una lezione non sua, quella di un playmaking che non è mai stato il suo pane come hanno evidenziato le cinque palle perse in BCL. Una situazione che pesa anche sulla sua prova al tiro e che toglie energie anche sul lato difensivo, oltre ad avere un impatto sugli equilibri della squadra. In Europa si è anche rivisto Tyus Battle, lasciato fuori dalle rotazioni in LBA ma presente in Ucraina: una mossa per dare un’altra possibilità al prodotto di Syracuse ma anche per metterlo in mostra sul mercato, visto che l’avventura nel Vecchio Continente arriverà ufficialmente al capolinea dopo la partita contro Tenerife del 21 dicembre e che le possibilità per lui si ridurranno.

Domenica ci sarà l’ultima tappa del lungo viaggio targato Dinamo. Venezia è la meta finale, la partita con cui Sassari potrebbe dare una svolta alla propria stagione o vedere allontanarsi ancora di più il treno playoff. Servirà quella fame che fino ad oggi si è vista poche volte e che è necessaria per riprendere fiducia in sé stessi ma anche la giusta distanza da quelle squadre che oggi navigano insieme ai biancoblù nei bassifondi della classifica.

Matteo Cardia

 

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