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Dinamo Sassari | Fiducia e minuti, così Bucchi ha ritrovato il miglior Bendzius

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Fiducia. Una parola che si traduce in gesti e scelte altrui e che nel basket ha la stessa importanza che nella vita di tutti i giorni. La Dinamo Sassari a inizio stagione ne aveva riposta tanta in Eimantas Bendzius, fino a che il parquet e alcune decisioni nella prima parte dell’anno hanno fatto sì che l’effetto della parola scomparisse. Non era svanito però il talento, venuto fuori nel momento più delicato della stagione quando Piero Bucchi è riuscito a ridare consapevolezza all’ala forte biancoblù con poche semplici mosse.

Incertezze
Poche responsabilità e poca chiarezza d’intenti. Il ruolo di Bendzius all’inizio dell’annata era apparso chiaro solo sulla carta. L’ ala forte ex Vilnius era uno dei pochi superstiti della Dinamo formato europeo dell’annata precedente a guida Pozzecco. Una conferma arrivata per via di una stagione in cui il lituano era stato uno dei protagonisti più importanti, rispecchiando la tipica idea di lungo baltico: capace di dare una mano a rimbalzo ma soprattutto di essere un fattore in attacco per via di un tiro mortifero e di un alto QI cestistico. Il 46,3% da tre è stato il dato che più di tutti ha testimoniato l’importanza di Bendzius in un quadro dove il lungo approfittava soprattutto della presenza in post di Bilan ma anche di Burnell, oltre che dell’intelligenza in regia di Marco Spissu. Con coach Demis Cavina in panchina però qualcosa si è inceppato: una Sassari più atletica in cui gli attacchi si concentravano su uno contro uno avulsi dalla collaborazione offensiva ha reso meno impattante il numero 20, costretto spesso a costruirsi il tiro da sé e a condizionare le proprie dosi di energia. I problemi di Mekowulu e Diop a rimbalzo hanno costretto poi Bendzius a fare lavoro in più, senza però avere il tempo per abituarsi completamente alle richieste dell’allenatore, che a poco a poco ha deciso di farne scendere il minutaggio, fino ai 23 minuti giocati contro Trieste e Tortona. Una musica ancora peggiore ha suonato in Europa: se nel 2020-2021 Bendzius assicurava 14.2 punti a partita, nella stagione in corso i punti sono diventati 8.5. Sintomo di come il parquet e i piani partita potessero cambiare ma le difficoltà rimanessero sempre le stesse.

Costanza
La rivoluzione necessaria in casa Dinamo però è arrivata. E Piero Bucchi ha capito subito che Eimantas Bendzius fosse uno degli elementi da recuperare più velocemente. L’Airone è così tornato ad essere coinvolto nel gioco sul piano tattico ma anche emotivo. Perché più volte, nella prima parte di stagione, il lituano era sembrato nervoso: conscio della fiducia riposta dalla società, il giocatore era il primo a soffrire le proprie difficoltà finendo a volte per sfogare la tensione con i compagni. Dalla partita contro Napoli, la prima dell’era Bucchi, il lituano sembra più tranquillo ma soprattutto più a suo agio nel portare sulle proprie spalle anche una fetta della leadership necessaria per ricostruire una stagione cominciata male. Da quando il coach ex Cantù è arrivato a Sassari, solo due volte Bendzius ha giocato meno di trenta minuti – 27 contro Varese e 29 contro Brescia – ma è il suo apporto offensivo e a rimbalzo ad essere totalmente cambiato. In cinque partite su nove il lituano è andato oltre il 40% dall’arco, risollevando la propria media da tre fino al 46,1%, ed è sempre andato in doppia cifra. Contro l’Aquila ma anche contro la Germani è stato chiaro come Bucchi abbia ridato a Bendzius il suo spazio preferito tra angolo e mezzo angolo, dove il tiro da lontano rimane la soluzione preferita ma soprattutto più temuta dagli avversari, consentendo così anche ai compagni avere più libertà. Solo contro Trento, invece, Bendzius è andato sotto i cinque rimbalzi di media della propria stagione, sfiorando la doppia doppia contro Venezia, Varese e Fortitudo e raggiungendola contro Brescia.

Rimettere al centro del progetto l’ala lituana era il primo passaggio necessario per risalire la china chiamata classifica. Senza il ritorno da protagonista di Eimantas Bendzius neanche la Dinamo sarebbe tornata in corsa per i playoff, tanto meno alle Final Eight che fino a poche settimane fa apparivano come un miraggio. Il tempo dirà se l’effetto Bucchi si fermerà solo al lituano o andrà a influire anche su un altro giocatore di cui la Dinamo ha estremamente bisogno: quel Jason Burnell che deve ritrovare la fiducia e la tranquillità necessarie per tornare ad essere un fattore determinante nella stagione dei biancoblù.

Matteo Cardia

 

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