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Dinamo Sassari | Futuro alle porte: Markovic punta sul fattore attaccamento

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Vogliamo giocatori felici di venire a Sassari, che capiscano cosa voglia dire giocare per la Dinamo”. Le parole di Nenad Markovic durante il convegno del Marketing Meeting raccolte da La Nuova Sardegna, sottolineano ancora una volta i bisogni del coach e della Dinamo Sassari stessa. Ambizioni, esperienza, voglia di emergere: elementi fondamentali rintracciabili nella scelta dei primi elementi ma che saranno tenuti uniti da un filo che potrà essere resistente solo da un senso d’appartenenza su cui il tecnico e il club hanno messo l’accento.

Fame

Guardando alle carriere di Nenad Markovic, sia da giocatore che da allenatore, viene facile pensare che il senso di attaccamento per ogni maglia vestita o per ogni panchina occupata sia stato preponderante. Il rapporto più evidente, quasi viscerale, con quella nazionale bosniaca in cui ha lasciato il segno quando ancora non aveva appeso le scarpe al chiodo. Un richiamo forte, naturale. Ma Markovic nella seconda parte di vita ha fatto dei percorsi pluriennali una sua caratteristica. Negli ultimi dieci anni, a partire dall’esperienza al Trabzonspor, solo al Pinar e a Tenerife il rapporto è durato un anno o meno. Poi per Markovic è arrivata l’esperienza al Gaziantep dal 2017 al 2021, prima di spostarsi in Francia a Digione per due stagioni e mezzo. Esperienze che hanno segnato l’uomo e il tecnico, soprattutto quella turca. Ma anche la testimonianza di come la progettualità da una parte e la voglia di immergersi nell’ambiente siano uno dei tratti dell’allenatore classe ‘68. Con la Dinamo che potrebbe diventare un’altra tappa di questo modo di intendere la pallacanestro e ciò che lo circonda.

Sicurezze

Il contratto fino al 2025 firmato a gennaio scorso è uno dei segnali. Anche se è chiaro che tutto dipenderà dai risultati sul campo. Con le decisioni arrivate sul mercato che vanno dritte al punto su quella che è l’idea di pallacanestro di Markovic. Due piccoli in grado di creare dal palleggio per sé stessi e per i compagni e fisicità dall’ala piccola fino al centro. La scelta di un giocatore come Halilovic permette di avere una sorta di playmaker aggiunto che potrebbe dare diversi vantaggi, così come la poliedricità di Sokolowski. La scelta della guardia titolare assume così ancora più importanza (qui per leggere). L’assetto, con gli uomini dalla panchina che da Veronesi a Udom al centro mancante che dovranno compensare con differenti caratteristiche rispetto al quintetto, in cui il movimento senza palla e la minor staticità possibile saranno le prerogative sul lato offensivo. L’aggressività, soprattutto sulla palla, potrebbe essere invece il tratto distintivo difensivo, ma molto dipenderà dagli equilibri che si verranno a creare nel mettere insieme i tasselli sul parquet. Sull’uno e sull’altro lato del campo tutto prenderà la spinta dal concetto primario, quello della connessione con il proprio pubblico. Un’idea cara alla Dinamo e anche al coach Nenad Markovic, che in Sardegna potrebbe aprire una nuova fase della sua carriera.

Matteo Cardia

 
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