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Dinamo Sassari, la vittoria contro Trento può dar via ad un nuovo cammino

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Fluttuante: soggetto a variazioni, instabile, oscillante. Se la Treccani fosse disposta ad accettare anche i sinonimi momentanei nel suo dizionario, l’aggettivo avrebbe come corrispettivo le partite della Dinamo Sassari. Un continuo sali-scendi di emozioni quasi nel rispetto di un gioco che dà sempre la possibilità di stravolgere tutto in poco tempo: un po’ come hanno fatto coach Bucchi e il suo staff, che hanno guidato il Banco alla settima vittoria in campionato, arrivata contro l’Aquila Trento per 88-80.

Scelte

Fisicità, atletismo, energia. Caratteristiche di una Trento arrivata in Sardegna da protagonista di una LBA che ha visto l’Aquila volare sempre nei piani alti della classifica. E le scelte fatte da Giacomo Baioni, alla prima da capo allenatore a Sassari vista l’assenza a causa Covid di coach Piero Bucchi, hanno seguito sin dal quintetto base l’idea di non far entrare in ritmo i giocatori più importanti della squadra di Molin. Ousmane Diop è stata la sorpresa nello starting five: l’italo-senegalese è stato promosso sia per rispondere ai problemi intestinali di Mekowulu, ma soprattutto per mettere più pressione sulla palla quando nelle mani di Williams, lungo spesso chiamato lontano da canestro sia per sfruttare il proprio tiro che per dare una mano da play aggiunto per creare gli spazi adatti a Reynolds. E proprio la difesa sul miglior realizzatore avversario si è trasformata in un altro mattone delle fondamenta della vittoria finale. Filip Kruslin ne è stato il principale autore: il croato si è alternato sullo statunitense e su Diego Flaccadori, capace di ergersi a protagonista quando l’ex Cedevita non gli era alle calcagna. Fondamentale, per condizionare fortemente la partita di Reynolds è stato però anche Giacomo Devecchi, con uno sfondamento che è valso il terzo fallo dell’ala piccola avversaria quando mancava più di metà partita. Un altro segnale che dimostra come la panchina sia diventata determinante nell’ultimo periodo.

Folate

La partita ha vissuto di folate, individuali e collettive. Nel primo quarto è stato Eimantas Bendzius a guidare i biancoblù, molto più a suo agio negli spazi costruiti da Bucchi soprattutto nei quarti di campo tra angolo e mezzo angolo. Aiutato da un Robinson in versione playmaker, il lituano ha consentito a Sassari di chiudere avanti il primo quarto, prima che la partita prendesse il volo a livello di produttività offensiva e tensione, visto anche il metro utilizzato dagli arbitri. Prima Trento con un parziale di 11-0 e poi la Dinamo con uno di 13-2 hanno dato vita a un secondo periodo ricco di cambi di umore che ha anticipato le evoluzioni della ripresa. Sassari ha iniziato il terzo periodo a mille, e nonostante alcune scelte frettolose a livello offensivo, grazie a una difesa forte e alla confusione avversaria ha raggiunto il +16 con una tripla di Robinson a 6 minuti dal termine del quarto. Molin però a quel punto ha toccato le corde giuste dei suoi giocatori e l’Aquila, guidata dal solito Toto Forray, è tornata su fino al pareggio a quota 61 a 1:50 dalla sirena. Un momento in cui è stato David Logan a tenere in piedi la squadra di Baioni con una striscia che non ha spostato la gara sui binari avversari tra fine terzo periodo e inizio del quarto decisivo. Negli ultimi 10’ sono state le scelte fatte ad essere determinanti: dentro di nuovo Diop, nonostante la buona prestazione di Mekowulu, fuori Burnell e Logan, sul parquet Gentile e Kruslin per avere più fisicità difensiva. Decisioni che hanno fruttato bene, costringendo Trento a segnare solo 7 punti negli ultimi 7 minuti di gioco mentre dall’altra si scatenava la furia di Gerald Robinson.

Fattore

Dodici degli ultimi quindici punti della Dinamo Sassari hanno portato il nome del play-guardia ex Chenmitz. Nel momento più importante della partita, Robinson ha sfruttato il suo primo passo per attaccare con convinzione il ferro, guadagnando sempre i due punti o la lunetta. Una nuova prova da leader: da quando il giocatore è arrivato in Sardegna per sostituire Clemmons, il Banco ha un record positivo di 4-2: un dato importante tanto quanto quello di Piero Bucchi, che considerando la partita con Napoli conta solo una sconfitta in più. Contro Trento, la Dinamo Sassari ha dato prova di poter giocare con tutti e di poter sfruttare la profondità del proprio roster. La sconfitta contro Cremona è un grande vulnus nel nuovo cammino sassarese e ha compromesso la corsa del gruppo verso le Final Eight. La Dinamo ha agganciato il treno delle squadre a quota 14, anche se Brescia, Brindisi e Napoli hanno una partita in meno: una situazione che comunque riporta la Dinamo dentro la lunga lotta per un posto nei playoff. Non sarà facile, perché squadre come Venezia continuano a rinforzarsi e la risalita di Pesaro con Luca Banchi in panchina dimostra ancora una volta l’imprevedibilità della stagione. Con la coppia di lunghi in crescita, un Bendzius ritrovato, i piccoli decisivi – da Logan fino a Robinson – e con una panchina utile non solo a livello numerico, l’unico ingrediente mancante nelle ultime due uscite è sembrato Jason Burnell. Nonostante l’apporto a rimbalzo e un atteggiamento diverso rispetto a Bologna, l’ala ex Cantù è rimasta a guardare dalla panchina l’ultimo periodo della sfida contro Trento. Dopo l’exploit contro Varese e la pausa forzata, Burnell sembra aver perso energia e continuità. A Piero Bucchi, il compito di ridare fiducia a un giocatore che si prospetta cruciale per le sorti sassaresi nel lungo periodo.

Matteo Cardia

 

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