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Dinamo Sassari, per risalire serve essere squadra

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Guardarsi allo specchio, illudersi di aver trovato la via per reagire ma scoprire poi di essere sempre gli stessi. La Dinamo Sassari non cambia rotta in campionato e soccombe contro una Bertram Derthona che ha messo in luce i limiti di leadership e difensivi della squadra di Cavina. La strada alla ricerca dell’identità sembra ancora lunga.

Eppure, la partita era cominciata per il verso giusto. Stefano Gentile non era mai partito così bene in stagione, sia al tiro che in regia: il nativo di Maddaloni nei primi minuti ha dettato i ritmi e trovato continuità al tiro, cercando anche di mettere dentro la partita Christian Mekowulu, tornato in quintetto base dopo che in BCL aveva perso il suo posto a favore di Diop. Primo e secondo quarto sono stati segnati da un sostanziale equilibrio, con le due squadre che si sono raggiunte e sorpassate a vicenda più volte. Già nel secondo quarto, in realtà, Sassari aveva dato qualche segnale di cedimento: spinta dal pubblico e soprattutto dalla buona prova di Sanders e dal positivo impatto dalla panchina di Filloy, Tortona ha piazzato un parziale che ha portato dal +7 Dinamo – 20-27 a 6:27 dalla sirena del primo tempo – al +5 della squadra di coach Ramondino sul 35-30, a meno di due minuti dal termine del quarto. In quel momento però una reazione c’è stata, grazie al carattere di Logan e Burnell che hanno limato il gap e fatto chiudere il primo tempo sul 38 pari. Poi è arrivato il terzo quarto, l’ago della bilancia di una gara che sembrava destinata a scorrere su binari differenti. Dopo un inizio infuocato da ambo le parti, Tortona ha preso fiducia nella parte centrale del quarto e non ha più sbagliato in attacco: al termine del periodo ha subito sì 28 punti ma ne ha realizzato 40, evidenziando tutti i limiti della squadra di Cavina, caratteriali e difensivi. Perché se i bianconeri vedevano il canestro più largo del solito, è anche vero che nessuna reazione nervosa è arrivata dalla squadra nel momento in cui era necessaria. La poca reattività a rimbalzo e l’evidente scarsa comunicazione – sia sui blocchi che sugli aiuti – sono stati i segnali di come la partita stesse scivolando via, finendo tra le braccia di una squadra che ha dimostrato più voglia di farla sua. La reazione c’è stata ma tardiva, oltre che costruita più sulle individualità che sul collettivo: Logan, Burnell e Gentile hanno provato a trascinare i compagni ma la distanza era ormai troppo ampia per essere colmata.

Soliti problemi
Quarta sconfitta consecutiva in LBA, la Dinamo è ora tredicesima in una classifica cortissima. Tra la prima partita persa contro Brescia, sul parquet del PalaSerradimigni, e la quarta di domenica a Casale Monferrato il tempo è passato ma le difficoltà no. La collaborazione offensiva è stata migliore rispetto ad altre occasioni, ma è stata completamente oscurata da una prova difensiva che nel secondo tempo è difficile da descrivere. Ancora una volta Sassari ha perso a rimbalzo – 39 a 26 – concedendone tanti offensivi, ben 13 a fine gara, con azioni in cui i possessi concessi sono stati anche più di due. Un problema che pesa per lo più sulle spalle di Mekowulu e Diop. Se l’italo-senegalese è incappato in una serata no, soffrendo esageratamente sotto le plance, il centro nigeriano ha sì ritrovato un briciolo di fiducia in attacco ma in difesa ha faticato per colpa dei suoi limiti: troppo lo spazio lasciato ad avversari esperti come Cain, troppa poca la fisicità e troppa l’insistenza nel ricercare la stoppata. Ma non è solo ai lunghi, a cui si aggiunge anche la prova insufficiente di Bendzius, che il problema difensivo può essere affibbiato: perché l’azione parte dalla pressione sul pallone e sono stati i piccoli di Ramondino a mettere più canestri nel periodo decisivo. Avere avuto Gentile, uno dei pochi a garantire un certo rendimento difensivo, in panchina durante la fase iniziale del parziale della Bertram non ha aiutato ed è un segnale. Perché al di là della scelta tecnica, il play-guardia ex Virtus si spartisce insieme agli altri compagni del pacchetto piccoli anche i minuti lasciati in eredità da Clemmons: non un compito semplice, per i giocatori ma anche per la panchina, che deve gestire energie rese ancora più corte dal doppio impegno.

Un fatto che rende ancora più chiaro come l’intervento sul mercato sia necessario per una squadra che domenica affronterà l’altra matricola terribile GeVi Napoli, vittoriosa a Pesaro nell’ultimo turno. Prima della sosta è atteso un segno di vita da un gruppo che deve dimostrare realmente di essere squadra.

Matteo Cardia

 

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