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Dinamo Sassari: per uscire dalla crisi serve essere squadra

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Sul filo teso tra una sponda e l’altra l’andamento della Dinamo è sempre stato lento, quasi fino a restare sul punto di partenza accompagnata da un equilibrio precario. Una nuova mentalità aveva reso possibili due passi convincenti in avanti, ma una folata di vento freddo da Cremona ha costretto Sassari a farne uno indietro per cercare di non cadere definitivamente giù nel dirupo.

Poche forze
Che il Covid potesse rendere le gambe pesanti e meno lucida la mente nel lungo periodo non era un mistero. Ma tra due squadre che hanno avuto la stessa sorte nelle ultime settimane, la Vanoli sembrava essere uscita con una mentalità diversa dal tunnel, più convinta di quanto fosse necessario vincere. Eppure, l’inizio della partita sembrava essere quello di una Dinamo Sassari più matura e quindi più pronta a rispondere alle avversità fisiche e psicologiche che pandemia e campo avevano procurato. Dopo un primo quarto equilibrato, con Robinson sugli scudi a cercare di mettersi e mettere in ritmo gli altri e nonostante Mekowulu avesse speso subito due falli in poco più di sei minuti, Sassari ha provato a prendere il largo nel secondo periodo grazie al quintetto piccolo con Bendzius e Treier in campo. Logan e l’ala estone hanno segnato un parziale che ha portato sino al +11, poi però la luce ha cominciato lentamente a spegnersi. Galbiati ha giocato bene la carta Dime, che ha avuto per la prima volta un impatto positivo, ma soprattutto Andrea Pecchia ha preso definitivamente per mano la sua squadra conducendola fino al -1 del 35-36 di fine primo tempo. Il terzo quarto è stato, ancora una volta, l’anticipazione del baratro a cui la Dinamo si è troppo abituata nel tempo: 26 punti subiti, la sensazione di aver mollato e il canestro sembrato più piccolo mentre gli altri continuavano a correre e a far male. Le facce dei giocatori e il fatto che più volte Bucchi abbia dovuto platealmente chiedere alla panchina il sostegno per i compagni in campo spiegano più delle statistiche il perché la Dinamo nel quarto finale non sia riuscita a rientrare, nonostante la prova di Stefano Gentile e l’esempio di Jack Devecchi. Spagnolo prima e nel finale ancora una volta Pecchia hanno chiuso un match che, nonostante sia rimasto aperto fino alla fine sul piano del punteggio, già dall’inizio dell’ultimo periodo sembrava destinato a finire con una vittoria lombarda. La prova della guardia-ala classe 1997 è comunque una di quelle che fa ben sperare il basket italiano: 28 punti con soli due errori al tiro, 9 rimbalzi, 5 assist e +/- di +17 e 48 di valutazione.

Squadra in divenire
La Dinamo continua avere gli stessi problemi. Le vittorie contro Venezia e Varese sembravano aver fatto mettere da parte almeno quello più evidente, quello di un gruppo ancora non diventato una vera e propria squadra. Le parole di Piero Bucchi in conferenza stampa lo hanno confermato: “Sinceramente per me la cosa più importante è recuperare la mentalità da squadra che avevamo fino a 15 giorni fa, oggi non siamo stati una squadra. Ho cercato risorse dalla panchina perché alcuni giocatori non riuscivano a darmi del ritmo”. Ed è questo il lato più preoccupante, anche se la Dinamo ha subito l’opportunità, mercoledì 12 alle 20:30, di rifarsi in uno scontro diretto contro la Fortitudo Bologna, che arriva però dalla vittoria contro Varese di domenica 9 gennaio. Sarà importante recuperare il ritmo perso e la voglia di vincere che sono necessarie per una squadra che dovrà lottare fino alla fine per conquistare la salvezza prima e sperare poi di poter lottare per i playoff matematicamente sempre possibili. La vittoria di Venezia rende quasi certa l’assenza alle Final Eight di Coppa Italia e nonostante l’assenza tra le grandi possa pesare, un altro periodo di lavoro potrebbe essere importante per una Dinamo che sembra aver bisogno di tanto tempo in palestra per correggere i propri limiti. Ancora una volta, Sassari ha subito ancora sul pick&roll, soprattutto da metà secondo quarto in poi, ha attaccato poco il ferro – 8/19 a fine partita sotto canestro – e ha perso nettamente la sfida a rimbalzo 44-31. Questione di cattiveria e di energie: specialmente Robinson, Burnell e Mekowulu hanno dimostrato di averne poche a disposizione, con il primo che insieme a Bendzius è sembrato anche il più nervoso in alcuni frangenti.

L’inizio del trittico non è stato positivo e il Banco si avvia verso la conclusione del girone d’andata con altre due sfide delicatissime per la propria classifica, diventata nuovamente preoccupante. Il tempo per pentirsi di quanto fatto è però finito. Serve una reazione sul campo e la partita contro la Fortitudo Bologna è l’occasione migliore per trovarla.

Matteo Cardia

 

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