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Dinamo Sassari: rivoluzioni ed emozioni forti, si chiude un 2021 da non ripetere

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La Serie A si era seduta al tavolo imbandito delle feste. Voleva esserne protagonista, ma nel Monopoli con cui Lega e squadre di LBA si sono trovate a giocare dopo il pranzo natalizio la carta degli imprevisti è stata pesante: perché dentro gli spogliatoi di più di metà delle squadre si è di nuovo presentato il Covid e le ASL locali sono tornate a farla da padrone. Così, anche la Dinamo Sassari ha dovuto fermarsi a seguito delle positività al virus in casa Fortitudo: la squadra di Bucchi chiude così il 2021 con la vittoria contro Varese e solo il 2 gennaio, tamponi permettendo, concluderà un girone d’andata ricco più di bassi che di alti contro Trento.

Falsa partenza

Il cambio in panchina, le scosse della presidenza e una squadra quasi interamente cambiata. La stagione 2021-2022 della Dinamo Sassari si era aperta con un clima non caldissimo. A complicare le cose anche le indecisioni sulle direttive relative al pubblico nei palazzetti e una separazione da coach Pozzecco che aveva scottato tanti tifosi sul finale dell’annata sportiva precedente. Demis Cavina sapeva che il suo ritorno in Serie A non sarebbe stato facile e che i dubbi sarebbero venuti fuori, ma gli sforzi fatti per la conferma di Burnell, il ritorno di Logan e l’arrivo di Mekowulu promettevano bene nonostante la partenza sul finire del mercato di Spissu. Dopo le prime uscite stagionali, tra il torneo di Cagliari e la Supercoppa, qualcosa però si è inceppato. Attacchi statici e troppo spesso affidati ad uno vs uno senza reali effetti, post basso inutilizzato, difese disattente e un nervosismo in campo evidente tra i compagni di squadra. Il taglio di Clemmons è stato l’antifona, la decisione dell’esonero del coach ex Torino la conseguenza di una situazione ormai arrivata al limite e che ancora oggi pesa sulla classifica sassarese, con scontri diretti persi quasi in partenza.

Il cambio

Dopo la vittoria contro Varese, coach Bucchi era stato chiaro: “Sono vittorie che danno morale, per avere fiducia ne servono 3”. La gara contro la Fortitudo avrebbe così potuto rendere ancora più amica quella fiducia ricercata sin da inizio stagione da un gruppo che sembra aver scoperto, solo negli ultimi tempi, i possibili fattori della sua amalgama. Il quadro Dinamo sembra essere ad oggi a tinte più luminose, malgrado la tela sia rimasta la stessa. È cambiata la mano del pittore e questa sembra essere stata la scelta più importante, anche se sofferta, dal presidente Sardara. L’esperienza di coach Bucchi ha portato regole chiare, in campo e fuori. I compiti da svolgere non sono stati fino ad ora tanti e le briglie sciolte in alcune situazioni hanno portato a risultati positivi: il dogma è rimasto solo uno, quella difesa che è stata protagonista soprattutto nella quarta vittoria stagionale contro Venezia, gara che ha messo fine alla striscia negativa di sei partite consecutive. È in quella fase che la Dinamo ha perso i punti che oggi consentirebbero ai biancoblù di restare in corsa non solo matematicamente per le Final Eight ma soprattutto di ambire con più convinzione a un posto nella griglia playoff. Brindisi, Brescia, Trieste, Tortona: match in cui la vecchia Dinamo aveva per lo più approcciato male senza trovare mai una soluzione alle proprie difficoltà e che nel percorso del girone di ritorno – 2 su 4 saranno al PalaSerradimigni – saranno cruciali per comprendere se sarà una stagione da salvare oppure no. Il campionato negli ultimi anni non è mai stato così equilibrato nella zona sinistra della classifica e nelle sue vicinanze: la vittoria di Pesaro sul campo di Brindisi, in attesa della partita tra Treviso e Brescia, è un chiaro segnale di come tutti possano dire la loro. Sassari però ha consapevolezze nuove, date soprattutto dall’arrivo di Robinson.

Scelta necessaria

Lo sforzo fatto per accontentare Bucchi è stato importante. Ancora di più dopo la partenza di Clemmons, alla Dinamo serviva un giocatore capace di portare punti, ordine in attacco e un pizzico di leadership in una squadra in cui la voce era stata usata per lo più male dai giocatori stessi. Pasquini ha così studiato il colpo, convinto Sardara sul pagamento del buyout e la Dinamo ha ripreso a correre in maniera diversa. Da quando è rientrato in Italia, Gerald Robinson ha messo su – in tre partite – numeri da capogiro: 17 punti di media, con il 70% da 2, 9 assist e 21 di valutazione a partita. Un impatto fondamentale non solo a livello personale ma anche di squadra, visibile anche a occhio nudo. Tutte e tre le ultime partite sassaresi sono iniziate con un canestro dell’ex Chenmitz e subito dopo il compagno cercato è sempre stato Mekowulu, giocatore conscio di non star rispettando le aspettative riposte su di lui. La capacità di alternare soluzioni personali a quelle per i compagni ha cambiato il quoziente di pericolosità offensiva della squadra. La Dinamo è diventata più armoniosa ed imprevedibile, e la migliore circolazione di palla ha permesso a giocatori come Logan, Bendzius e Burnell di essere più produttivi: i primi due al tiro, con il Professore che è uscito dal tunnel nel momento in cui ha avuto meno responsabilità sulle spalle, il terzo perché può sfruttare di più i suoi movimenti senza palla e soprattutto è guardato quando ha vantaggio sotto canestro.

La stagione 2021-2022 è quasi arrivata al giro di boa. L’imprevisto Covid rimane nell’aria ma non potrà essere una perpetua scusante per una Dinamo Sassari che sa cosa il suo pubblico vorrebbe. Non ripetere gli errori di uno strano anno, pieno più di tensioni che di gioie, sarebbe già un bel passo avanti per un futuro sempre imprevedibile ma che solo i biancoblù potranno disegnare.

Matteo Cardia

 

 

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