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Dinamo Sassari, tra la scommessa persa Battle e il recupero di Mekowulu

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Dopo il terremoto le scosse di assestamento sono naturali. Ci vogliono mesi prima che le cose si sistemino diversamente e la natura possa fare definitivamente il suo corso. Succede così anche in una squadra ancora in costruzione, non nei nomi ma nell’intensità e nella complicità tra compagni, vecchi e nuovi. E la Dinamo Sassari non fa eccezione.

Scommessa

Due uscite e due entrate nei primi cinque mesi di pallacanestro giocata. Con la rescissione consensuale di Tyus Battle arrivata nella serata di lunedì 11 gennaio, il conto torna pari a seguito del primo divorzio con Clemmons e gli innesti di Kruslin e Robinson. Le scelte fatte in estate dalla società rispondevano a un cambiamento resosi necessario dopo la chiusura del ciclo Pozzecco e per una situazione economica meno florida rispetto al passato. Così Sassari ha puntato su un giocatore in rampa di lancio dopo buone stagioni tra Monaco e Igokea, Anthony Clemmons, e una guardia-ala di prospettiva come Battle. L’esterno statunitense, dopo una Supercoppa molto positiva, ha visto crollare le proprie certezze offensive anche a causa di una squadra che poco è riuscita – e poco riesce ancora – ad essere efficace nell’attaccare il ferro con decisione, uno dei punti di forza del prodotto di Syracuse. L’impatto del tiro da tre sulla produzione offensiva sassarese, le bassissime percentuali fatte registrare da Battle in stagione – 12,5% in LBA fino alla partita con Napoli – e la necessità di avere più affidabilità sia al tiro che in regia hanno costretto la Dinamo a rinunciare alla propria scommessa per andare a cercare profili più esperti e sicuri delle proprie capacità. Le ultime occasioni in Champions League, contro Prometey e Tenerife, sono state utili per tentare di creare attenzione e mercato sul giocatore che dopo l’accordo con i biancoblù avrebbe già trovato un contratto in Israele con l’Hapoel Gilboa Galil, squadra avversaria di Reggio Emilia nel primo girone di Fiba Europe Cup.

Recuperi

I problemi della Dinamo non nascono però solamente lontano dal ferro ma anche sotto le plance. Christian Mekowulu doveva essere l’acquisto più importante di una squadra che puntava ad avere un centro fisico ma estremamente atletico per correre maggiormente rispetto agli anni passati e far collassare le difese avversarie quando schierate. La stagione a Treviso aveva convinto tutti e Sassari era stata brava ad anticipare la concorrenza, non solo italiana. Dopo le difficoltà evidenti con coach Cavina nella primissima parte dell’annata, era arrivato l’exploit offensivo contro Napoli alla prima partita con coach Bucchi in Sardegna a far ben sperare. Poi però qualcosa si è nuovamente inceppato, con il Banco che ha trovato maggiori risposte da Diop e dal quintetto piccolo con Treier e Bendzius in campo. Le prove opache del centro nigeriano non hanno fatto arrivare però nessuna drastica decisione, con la società che crede fortemente di poter recuperare il giocatore e non sembra intenzionata a ricorrere al mercato. Sono stati solo nove i minuti giocati nell’ultima partita persa contro Cremona, che ha reso quasi impossibile l’accesso alle Final Eight di Pesaro previste tra il 16 e il 20 febbraio. Tuttavia, la prova negativa di squadra – salvo alcune eccezioni come Devecchi e Gentile – è un alibi che resta e che Mekowulu dovrà giocarsi bene già a partire da mercoledì 12, quando alle 20:30 la Dinamo scenderà sul parquet per affrontare una Fortitudo Bologna in fiducia dopo la vittoria contro Varese. Alla squadra il compito di far sembrare la prima partita del 2022 solo un classico incidente di percorso.

Matteo Cardia

 

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