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Dinamo Sassari | Tra ritorni e addii: ora la squadra deve costruire il suo futuro

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Di nuovo al completo. Ritorni, arrivi e addii hanno caratterizzato la prima parte di stagione della Dinamo Sassari. Non una novità degli ultimi anni, sia che si parli della squadra sassarese che dell’intero campionato, in cui gli aggiustamenti in corsa sono ormai una consuetudine. Con il ritorno di Chris Dowe e la risoluzione consensuale arrivata nella mattinata di oggi di Aleksej Nikolic (qui la news) Sassari ora è per la prima volta al completo per come era stata studiata in estate, con la sola eccezione del lungo titolare Chinanu Onuaku, il primo a lasciare la Sardegna, sostituito da DeShawn Stephens a metà novembre.

Tempistiche

Il tempo finora è stato uno dei principali nemici di una Dinamo Sassari che durante l’estate era sembrata ancora più cosciente del bisogno di non lasciare nulla al caso già in partenza. Il buon precampionato nonostante le assenze di due quinti dello starting five e la positiva Supercoppa disputata avevano illuso.. Poi la condizione fisica e la mancanza di amalgama di un gruppo nuovo più per caratteristiche che per una questione di numeri, con Jones a cambiare gli equilibri e le peculiarità per lo più offensive del Banco insieme inizialmente a Onuaku, hanno messo la strada in salita. Una situazione in cui le motivazioni fanno la differenza e dove è sulla carta più facile osservare chi quelle pendenze le vuole affrontare per superarle. Il caso di Onuaku è stato esemplare e ha portato alla separazione del giocatore, poi tornato in Israele. In Sardegna è così arrivata una vecchia conoscenza come Stephens, senz’altro meno dominatore del pitturato ma più reattivo e pronto soprattutto sul lato difensivo. Una scelta che finora ha pagato parzialmente ma che in occasione delle gare come quella con Milano può far pagare qualcosa sotto i tabelloni. Al di là della larga socnfitta contro le Scarpette Rosse, Sassari ha però già fatto vedere in Europa e parzialmente in Italia quello che può essere con questo nuovo assetto, che ha spaziature diverse e più agevoli per i tiratori e che permette di avere più possibilità di correre in campo aperto grazie alla possibilità di osare di più in difesa.

Necessità

Restano comunque almeno tre necessità, due sul campo e una mentale, forse quest’ultima la più importante. Sassari dipende tanto dagli uno contro uno e questo non può essere un compito solo di un Robinson che deve ritrovare in fretta fiducia. La creazione di vantaggi è cruciale per avere più respiro sul perimetro e consentire alla squadra di cercarsi e trovarsi bene come ha spesso dimostrato. In questo senso, il rientro di Dowe si fa ancora più determinante, mentre Jamal Jones dovrà fare un passo in avanti. L’ex Bahcesehir avrà il compito di essere più deciso nelle scelte al di là del catch and shoot sugli scarichi per avere ancora più impatto in una squadra che ha bisogno di lui sotto tutti gli aspetti. Sullo sfondo poi conterà la crescita di una panchina di cui Sassari ha bisogno per essere competitiva: Diop dopo l’exploit di ottobre ha perso qualcosa sotto il profilo di una cattiveria che deve rifare subito sua, Treier ha bisogno di riprendere completamente confidenza con il parquet, mentre Gentile oltre alla consueta voglia in difesa e all’intesa con il centro senegalese dovrà provare a far qualcosa in più dal punto di vista offensivo personale (un discorso che potrebbe riguardare anche Kruslin). Elementi che fanno parte comunque di un insieme più grande, quello relativo all’aspetto psicologico. Dopo la pesante sconfitta con l’Olimpia Milano, Sassari ha l’obbligo di reagire, di dimostrare di essere una squadra diversa da quanto visto al PalaSerradimigni nell’ultima domenica. Ma anche di provare ad avere fiducia in sé stessa per crearla negli occhi di chi la osserva da vicino al PalaSerradimigni.

È presto per tirare le somme, lo dicono la classifica corta e un campionato che al di là delle prime due in graduatoria vedrà diversi cambiamenti da qui in avanti nelle gerarchie. Aspettare però che la ruota giri per un’inerzia estranea alla forza trainante del gruppo biancoblù sarebbe errato. Per cambiare il corso delle cose c’è bisogno di voglia e di consapevolezza dei propri mezzi e dei propri limiti, capire, insomma, che c’è bisogno di lottare per raggiungere ciò che si vuole. Il ritorno di tutti gli effettivi, a parte i cambi definitivi, traccia una nuova linea di demarcazione tra passato e futuro. Spetta ora alla squadra di coach Bucchi, a partire da sabato 10 dicembre contro Tortona, capire come costruire il proprio destino.

Matteo Cardia

 
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