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Dinamo Sassari: un primo passo per ritrovare certezze e identità

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Un piccolo passo in Champions League, ma un importante passo per riprendere le redini di una stagione che sembrava sfuggire. La vittoria della Dinamo Sassari contro Ludwigsburg, la prima europea, è stata significativa: più per il morale che per il campo, anche se dei segnali positivi si sono visti. Il cammino per uscire da uno dei momenti più complessi degli ultimi anni è però ancora lungo.

Reazione fondamentale

Sassari è partita forte, soprattutto in difesa, ritrovando quei migliori approcci alla gara che si erano intravisti prima delle ultime due sconfitte con Milano e Trieste in campionato. Coach Cavina ha confermato quello che aveva detto nella conferenza stampa post-partita di sabato notte già con il quintetto, in cui sono spiccate le assenze di Mekowulu e Clemmons. Starting five più piccolo, con Diop da cinque, ma con Battle da due, per cercare più reattività in difesa sui cambi e sugli aiuti e più attacchi veloci. Effetti desiderati e raggiunti nel primo periodo, dove le tante mani addosso e la capacità di correre il campo hanno fatto la differenza, costringendo Ludwigsburg a chiudere con soli 8 punti la seconda frazione. I problemi di falli dell’italo-senegalse, che pure aveva cominciato bene, hanno fatto sì che anche il centro nigeriano entrasse in partita: chiamato a una risposta, Mekowulu ha sì evidenziato i problemi quando portato fuori dall’area e sul tagliafuori, ma ha anche dato un buon apporto in termini di volontà durante i minuti che gli sono stati concessi, nonostante le difficoltà dei compagni a trovarlo. Chi però è stato fondamentale nei primi due periodi è stato Burnell: abile nell’aprire il campo, capace di avere letture difensive cruciali in alcuni possessi e di non sbagliare alcuna scelta in attacco. Nel secondo tempo, l’ex Cantù è stato l’osservato speciale e ha perso in lucidità ma la risposta più importante è arrivata dalla squadra. Nonostante il parziale di 0-13 con cui i tedeschi hanno aperto la ripresa, la Dinamo non è caduta nel baratro come aveva abituato a fare nelle ultime settimane. Non si è piegata sulle ginocchia se non per stringere le maglie in difesa, ritrovando così fiducia offensiva grazie soprattutto a Bendzius e Battle, ma anche a un Logan bravo nel reinventarsi playmaker per larghi tratti della gara tra terzo e ultimo periodo. Una mentalità mantenuta nei 10’ finali: la scelta tattica del quintetto piccolo con Treier da cinque è stata premiata sia in attacco che in difesa. L’estone è diventato assoluto protagonista, insieme a un Logan in grado più volte di innescarlo ma soprattutto eccezionale a chiudere la gara con una tripla delle sue nonostante la storta serata al tiro.

Primo passo

Contro Ludwigsburg, imbattuta fino alla serata di ieri, l’esito della gara sembrava già scritto. Soprattutto dopo le ultime tre gare perse e la tensione non mascherata sia sul campo che davanti ai microfoni di giocatori e coaching staff. Nella notte europea la Dinamo è però sembrata pensare solo al campo, mostrando i primi frutti di un ritiro che, secondo le parole del presidente Sardara in conferenza stampa, non è punitivo ma deciso per trovare un’identità. Se è vero che la Dinamo non è l’unica squadra in difficoltà in campionato, basta guardare alla Venezia citata dal presidente di Sassari, dall’altra sembravano ormai essere smarrite le peculiarità di una squadra costruita per correre su precisi binari, su tutti atletismo e dinamicità. Malgrado la scelta di far accomodare Clemmons in panchina per tutta la gara, contro i tedeschi si sono riviste le potenzialità della squadra a campo aperto, ma soprattutto le capacità difensive cruciali, con annesse differenti soluzioni, per avere più scelte e fiducia in attacco, dove il peso delle responsabilità è stato ben distribuito. Nonostante l’impatto positivo di Treier e Battle, a guidare il gruppo sono stati comunque gli uomini con più carriera alle spalle, a volte lasciati fuori dai discorsi di analisi. Da Devecchi a Logan, fino a Gentile e Bendzius, due giocatori individuati ad inizio stagione come i possibili anelli deboli del sistema ma in realtà fondamentali: nei momenti più delicati della partita la risposta è stata la loro, segno di un gruppo che senza un equilibrato apporto da giovani ed esperti non potrà ritrovare quella fiducia in campo e fuori necessaria per cambiare rotta ad una stagione fino a qui deludente.

Matteo Cardia

 

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