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Dinamo Sassari, vittoria di carattere per riconquistare i tifosi

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Due vittorie diverse, figlie di due partite e di due Dinamo differenti nel comprendere l’andamento della gara. Rimane però una cosa in comune sia nella trasferta di Venezia che nella sfida di domenica 19 contro Varese: un ultimo quarto decisivo, un momento in cui la squadra si guarda in faccia e prova a prendersi quello che vuole davvero. È un segnale positivo, come i due punti in più in classifica e come il pubblico del PalaSerradimigni che è tornato a gioire dopo più di due mesi dall’ultima vittoria contro Reggio Emilia.

Burnell e il killer instinct del Professore

Arrivati quasi al giro di boa si è capito che in questa LBA saranno poche le partite senza storia. Non esistono squadre cuscinetto e nonostante limiti e difficoltà nei diversi periodi le gare semplici sono poche. Lo ha capito anche Milano, che ha perso la sua prima partita in stagione contro Trieste, e una ulteriore prova l’ha data anche la Varese arrivata in Sardegna da ultima della classe e priva della sua stella Gentile. Vertemati sapeva che la Dinamo avrebbe cercato di limitare lo strapotere di Egbunu sotto le plance e così si è affidato soprattutto a due giocatori: Marcus Keene, per larghi tratti della gara immarcabile, e Trey Kell. Già dal primo periodo è stato l’ex play dell’Academy Cagliari a dettare legge dal punto realizzativo, con Kruslin che ha faticato a tenere il suo passo e a capire come arginarlo. La partita, dopo un primo tentativo di fuga targato Dinamo, ha finito per vivere di quelle folate ormai note a Sassari. Robinson ha provato a condurre la squadra in attacco prima e in regia poi per anche tutto il secondo periodo, chiudendo il primo tempo con 10 punti e 10 assist, dall’altra però i due esterni biancorossi hanno continuato a mettere le pezze in attacco, aiutati da Jones. Il terzo periodo è stato ancora una volta il più complesso per i biancoblù: Kell è salito ancora di colpi, Keene ha confermato di vedere il canestro più grande e in attacco Sassari si è fermata, complici la 2-3 varesina e le difficoltà di Robinson in regia. A metà periodo però è arrivata la svolta chiamata Burnell: l’ala statunitense si è accesa all’improvviso dopo tanta fatica in difesa su Kell grazie a un tap-in in attacco. Da lì, la partita della Dinamo è stata diversa, anche grazie a un Diop di nuovo protagonista al posto di un Mekowulu spentosi dopo un buon primo periodo, al positivo impatto di Treier e al rientrante Gentile, che nonostante gli alti e bassi è divenuto cruciale in regia. Ad inizio quarto periodo la Dinamo rientra con un parziale di 16-0, ribalta la gara grazie però al solito Logan e a un Burnell letteralmente indemoniato, capace di mettere la museruola a Kell e di continuare a dare il proprio contributo a rimbalzo. All’ultima reazione di Varese, sono la tripla di Bendzius, silenzioso ma fondamentale, quella del Professore e due suoi tiri liberi a chiudere definitivamente una partita complessa.

Momenti fondamentali

Ritrovare la vittoria nel proprio palazzetto era il passo successivo necessario dopo la prova di Venezia. Le facce della Dinamo possono cambiare ma il sostegno dei tifosi rimane un ingrediente fondamentale se si vuole riuscire a ribaltare una stagione iniziata male e in cui la disaffezione si stava facendo largo. Secondo Bucchi sarà necessaria una terza vittoria per stabilire quella continuità da sempre cercata e rendere solide quelle consapevolezze che a poco a poco cominciano a intravedersi. È stato nuovamente l’ultimo quarto a dire alla Dinamo che poteva prendersi la gara ma è stato ancora una volta il terzo periodo quello più complesso. L’attacco alla zona due-tre e la poca energia iniziale a rimbalzo offensivo nella prima parte del secondo tempo hanno messo con le spalle al muro il Banco, che solo alzando il livello della propria aggressività ha potuto dire la sua. Un cambiamento possibile grazie alla reazione di Burnell e alla scelta di Bucchi di abbassare prima il quintetto, concedendo tanti minuti a Treier e Diop, e poi di passare a zona. Ma fondamentale è stato anche toccare le corde giuste ad inizio ultimo periodo e soprattutto fermare il gioco dopo il mini-parziale di Varese sull’89-93. In quel momento, il palcoscenico se l’è preso ancora David Logan, aiutato da un Bendzius glaciale: il Professore, più libero dopo il ritorno di Gentile in regia, ha deciso un’altra volta di non aspettare la partita ma di prendersela e il risultato è stato quello visto da tutti. Pensieri e convinzioni diverse hanno portato la Dinamo a segnare 35 punti nel solo ultimo quarto, a scrivere il record di punti stagionali e a mantenere Varese ancorata a 22 punti segnati: non pochi, certo, ma il parziale più basso di tutta la partita per gli avversari. Le chiavi, fino ad ora, rimangono sempre difesa e rimbalzo: ieri, per la prima volta, Sassari ha dominato sotto le plance vincendo il confronto 43 a 30, ventuno di questi tirati giù in attacco. Una prestazione fatta senza avere per lungo tempo in campo il proprio centro titolare, ancora lontano dalla condizione migliore ma su cui Bucchi afferma di voler puntare.

Tuttavia, a luci spente, rimane una nuova vittoria. Due punti che insieme all’atteggiamento, all’accettare anche i diversi andamenti di una partita spinosa, diventano segnali che possono far guardare al futuro con più ottimismo e alla classifica con più tranquillità.

Matteo Cardia

 

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