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Eccessiva onerosità: nuova frontiera per i tagli in Serie A?

Il pallone è fermo, i conti corrono. A calcio, in Italia, non si gioca da più di un mese eppure l’Ascoli, società di Serie B, ha risolto unilateralmente il contratto (di fatto, quindi, licenziandolo e non esonerandolo) il suo allenatore Roberto Stellone. Causa della separazione non i risultati in campo o i diversi punti di vista con la dirigenza, come da consuetudine, ma l’ingaggio insostenibile per le casse dei marchigiani. “Eccessiva onerosità sopraggiunta“, sembra essere questa una delle vie, poco gloriose, per i club in difficoltà economica dopo l’emergenza coronavirus.

Di cosa parliamo

L’”eccessiva onerosità sopravvenuta” può essere una causa di risoluzione unilaterale del contratto se dovuta, come dice il Codice Civile, al “verificarsi di avvenimenti straordinari ed imprevedibili” quale, certamente, può essere il coronavirus. Questo significa che dopo l’esempio Ascoli altri club, anche in Serie A, potrebbero percorrere questa strada per concludere anticipatamente un contratto con i propri tesserati. La domanda che appassionati e addetti ai lavori ora si pongono è se l’eccessiva onerosità possa essere un’alternativa ampiamente utilizzata nei prossimi mesi, soprattutto se non si riprendesse mai a giocare il campionato stoppato per il virus. Insomma, la risoluzione unilaterale per eccessiva onerosità sopravvenuta potrà essere il futuro nel calcio?

Limitato ad alcuni casi

Prima di pensare in negativo è importante sottolineare come l’eccessiva onerosità sia un’alternativa “comoda” solo in alcuni casi per i club. Ovvio che risolvere il contratto con un top player solo per l’alto ingaggio in un periodo senza gare non avrebbe senso. Si risparmierebbero sicuramente alcune mensilità di contratto ma la perdita della possibilità (ed il relativo valore economico) di un’eventuale vendita futura sarebbe un danno di gran lunga maggiore. La risoluzione per eccessiva onerosità però torna utile in casi specifici. Per esempio con giocatori fuori rosa, in scadenza di contratto o in rotta con la società (magari proprio per il taglio degli stipendi dovuto al Covid-19). E lo stesso vale per uno staff tecnico sollevato dall’incarico ma ancora sotto contratto. Ulteriore aspetto, certamente però di primo piano per comprendere la reale applicabilità di questo particolare tipo di risoluzione, prettamente civilistica, anche nella dinamica pallonara, è l’interrogativo relativo al fatto se potrà o meno trovare riscontro all’interno delle logiche giuridiche proprie del rapporto di lavoro sportivo. Non si deve infatti dimenticare che i tesserati sono a tutti gli effetti dei lavoratori dipendenti delle società e che le loro tutele giuridiche sono indubbiamente superiori a quelle, invece, tipiche dei rapporti giuridici contratti fra soggetti in posizione di equivalenza.

La situazione in casa Cagliari

Per il momento il Cagliari sta lavorando su altri fronti con i propri tesserati ma la società sarda ha diverse situazioni che potrebbero rientrare nelle logiche dell’eccessiva onerosità come capitato in casa Ascoli.  Pensiamo ai giocatori in scadenza di contratto che, come ipotizzato in un nostro pezzo di alcune settimane fa e come riportato da L’Unione Sarda, non avrebbero accettato il taglio di una mensilità (quella di aprile e non quella di marzo) proposto dal club. Rafael, Cigarini, Klavan e Cacciatore. Sono questi i giocatori al momento in rosa e in scadenza a fine giugno. Se, come riportato da L’Unione, con loro, o con alcuni di loro, il Cagliari non ha un accordo cosa succederà? Si andrà a scadenza, si cercherà di trovare un rinnovo con una mediazione oppure, oltre alla sempre attuale cassa integrazione, potrebbe emergere l’ipotesi dell’eccessiva onerosità? Discorso che poi potrebbe essere allargato anche al vecchio tecnico Rolando Maran e a parte del suo staff che hanno un contratto con il Cagliari fino al 2022. Che farà con il tecnico trentino e i suoi collaboratori il club? Chiederà un taglio dopo un esonero o prenderà esempio dall’iniziativa dell’Ascoli? Le risposte non tarderanno ad arrivare.

Roberto Pinna

 

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