Un utente usa Twitter

Emanuele Garau: il smm del Pescara premiato da Amnesty

Da Cagliari al Canada con un obiettivo: aiutare la crescita della comunicazione dei club sportivi italiani sui social network. Lui è Emanuele Garau, attuale social media manager del Pescara calcio e della Carrarese. Con gli abruzzesi è stato recentemente premiato da Amnesty International per i temi affrontati e per la presa di posizione presa contro la violenza e il razzismo sui social network.

Lo sviluppo della comunicazione sportiva sui social

Un riconoscimento alla società di Serie B per il coraggio di esprimere, con le parole e con i fatti, un messaggio profondo contro ogni discriminazione, contro il razzismo e contro la violenza, usando i valori sani dello sport. Parte del merito è anche di Emanuele, cagliaritano emigrato in Canada che cura il profilo Twitter del Delfino. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui per capire come nasce il piano editoriale di una squadra sui social, come si sviluppa e quali scenari futuri dobbiamo aspettarci.

Emanuele come sei diventato un smm (social media manager) sportivo?

A essere sincero è stato un percorso casuale. Ho fatto la gavetta a Cagliari con l’Unione Sarda e Radiolina. Poi ho iniziato con alcune società femminili, come l’Atalanta, ma poi mi sono occupato anche della Torres e di altre squadre di serie minori in Italia. Poi il grande salto con la Carrarese, dove gestisco la comunicazione sui vari canali social e infine il passaggio con il Pescara con Massimo Mucciante. In tutto questo da anni ormai vivo in Canada a circa 20 km da Toronto. Mi piace il multiculturalismo del mio quartiere. Qui ho sposato Maria, che a discapito del nome non è italiana, e abbiamo avuto una bambina.

Perché Twitter?

Diciamo che se mi dovessero chiedere il mio social preferito sceglierei Twitter. Ma ogni canale ha un suo approccio e una sua comunicazione. Io preferisco Twitter perché può creare un’interazione continua e immediata con gli altri utenti. Inoltre secondo che comunicazione adotti può dare un tono leggero e simpatico allo sport. Che con il clima di eccessi italiano è sempre un bene”.

 

Il vostro piano editoriale su Twitter vi ha portato al riconoscimento di Amnesty, ma come nasce e si sviluppa la comunicazione di una società online?

Partiamo dal fatto che ancora non tutte le società in Italia hanno fatto questo ragionamento. Ossia capire come comunicare online la propria realtà e come sfruttare i social per far emergere il punto di vista della società stessa. Per molti i social restano ancora i canali dove inserire il classico comunicato che manderesti agli organi di stampa e che metteresti sul tuo sito Internet. Al momento però non possiamo pensare al sito Internet, o al comunicato anche se pubblicato sui social, come al punto di riferimento per la comunicazione di un club. Per un motivo in particolare: non crea interazione con la propria fan base. Per questo diverse società stanno iniziando a investire sui social, ma bisogna sapere come indirizzare la propria comunicazione e quali contenuti specifici creare.

Moltissime società ultimamente usano i social per condannare o prendere una posizione contro eventi di razzismo o violenti: quanto al momento questo sistema può differenziare una società dalle altre e quanto invece c’è il rischio che si cada in un copia e incolla comunicativo su certi argomenti?

Io credo che ogni società debba parlare di attualità o di temi di razzismo e di violenza dando il proprio punto di vista, e condannando quando necessario anche un proprio tifoso, anche rispondendo online. Questa spesso è una cosa che fanno i top club, che hanno meno bisogno di attirare nuovi tifosi sui social con queste strategie comunicative e invece i club più piccoli fanno più fatica. Noi invece abbiamo optato per un ragionamento diverso. Vogliamo interagire con la nostra fan base senza però dover nascondere un atteggiamento che non ci piace solo perché postato da un nostro tifoso. Credo che questa comunicazione alla lunga premi ed educhi la fan base facendo risaltare quelli che sono i valori propri di una società. E credetemi non è una scelta a cuor leggero perché a volte una presa di posizione costa anche un allontanamento di molti follower, ma è una cosa che si deve fare per differenziarsi.

Abbiamo parlato della creazione dei contenuti originali sempre più frequenti da parte delle società online, non c’è il rischio che queste con aree di comunicazione in continua espansione potranno sostituirsi ai vari organi di stampa online?

Io credo in uno scenario più positivo. Credo che alla lunga le une finiranno con ispirare le altre con contenuti sempre più innovativi e fruibili a livello digitale. Ma sinceramente è un discorso che in Italia vedo ancora lontano.

Ti vedremo mai al Cagliari come social media manager?

Sarei un bugiardo se dicessi che non mi piacerebbe. Cagliari è la mia città e mi manca. Ma ora sono felice con il Pescara e ho la mia vita qui in Canada. Vedremo in futuro…

Roberto Pinna

 

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