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Aru, non si poteva chiedere di più…

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Il nostro punto di vista sul Tour de France 2019 di Fabio Aru. 

Quattordicesima posizione a 27’07” da Egan Bernal, vincitore della 106ª Grande Boucle: certo il risultato finale non è di quelli esaltanti, o per lo meno quelli a cui il sardo ci aveva abituato fino al 2017 (ultimo anno senza grandi sventure fisiche), ma la corsa gialla del corridore della UAE Team Emirates è tutt’altro che da buttare. Innanzitutto raggiungere i Campi Elisi non è mai scontato dopo tre settimane di una gara frenetica, anche nelle sue giornate sulla carta più semplici: chiedere ai vari Fugslang, Van Garderen e Pinot, usciti di scena per cadute, a volte anche banali, o problemi fisici.

Da Bruxelles a Parigi: “Vorrei tornare in gruppo prima di fine anno”. Dichiarava così Il Cavaliere dei Quattro Mori soltanto tre mesi fa per un problema, quello all’arteria iliaca, che avrebbe potuto tenerlo fuori per gran parte della stagione. Invece dopo appena due mesi dall’operazione il villacidrese è tornato in gara in Svizzera, decidendo poi di prendere parte al grande giro per eccellenza (almeno per il prestigio) senza una preparazione specifica.  Ecco quindi che si può fare tesoro dei vari segnali lanciati da Aru durante i 21 giorni transalpini: una cronometro individuale soddisfacente a Pau, la strenua resistenza sul Tourmalet e l’orgoglio nelle frazioni de La Planches des Belles Filles e a Saint Etienne, quando ha saputo reggere il ritmo dei migliori nonostante il grande ritmo. Matita blu invece per alcuni frangenti sulle Alpi, quando la condizione non l’ha sostenuto e ha perso le ruote dei migliori, anche per gli eccessivi sforzi fatti nella 19ª frazione quando ha cercato con insistenza una fuga che non voleva sapere di partire. Alla fine della fiera, a Parigi è una buona top15 (primo tra gli italiani) davanti ad avversari che avevano messo il cerchietto rosso sul Tour da inizio stagione come Bardet, il compagno di squadra Daniel Martin (attanagliato da guai fisici che lo costringeranno a ulteriori esami nelle prossime settimane) e Adam Yates.

Esame Vuelta: Qualche giorno di riposo e in casa UAE Emirates si mette già nel mirino la Vuelta a España: il 24 agosto nei dintorni di Alicante ci sarà il via con la cronosquadre di 18 km di Salinas de Torrevieja. Compito principale di Fabio Aru sarà quello di ritrovare la giusta competitività nel grande giro che l’ha visto trionfare nel 2015, quando vestiva la maglia dell’Astana. Da qui alla partenza per la Spagna, ci sarà senz’altro in programma un lavoro specifico sul ritmo, l’aspetto che è mancato al villacidrese al Tour de France, quando lo abbiamo visto finire nelle retrovie del gruppo alla minima accelerazione in salita. Le strade iberiche potrebbero poi già essere affrontate dal sardo alla Vuelta a Burgos (dal 13 al 18 agosto), ultima vera corsa di preparazione alla tre settimane rossa. Difficile poter pensare subito a un bis del 2015, ma una piena e ritrovata competitività potrebbe già essere un’ottima notizia per Aru che vorrà senz’altro lasciarsi alle spalle (almeno dal punto di vista sportivo) questi primi due anni alla UAE Emirates.

Matteo Porcu

 

 

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