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Fabio Aru, silenzi e dubbi in vista del Tour de France

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Mancano solo pochi giorni alla partenza de La Grande Boucle dalla Bretagna: la Brest-Landerneau di 197 km ci dirà chi sarà la prima maglia gialla del Tour de France, molto probabilmente un velocista visto le caratteristiche della frazione di apertura.

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La gara a tappe vede iscritto anche Fabio Aru, capitano della Qhubeka-Assos che schiererà anche Dlamini, Gogl, Bennett, Clarke, Campanaerts, Walscheid ed Henao. Il villacidrese non si avvicina però nel migliore dei modi alla corsa francese che lo vide grande protagonista nel 2017 con il 5° posto finale e una tappa conquistata a La Planche des Belles Filles, iconico arrivo di svariate edizioni. Il periodo di altura trascorso al Teide a maggio non ha ancora dato i frutti sperati, prima al Delfinato e poi nella prova in linea del campionato italiano disputata ieri. In Emilia Romagna è arrivato un ritiro da parte del sardo che si è fermato a una cinquantina di chilometri dal traguardo, lasciando il solo Pozzovivo a difendere i colori della squadra sudafricana (il lucano ha chiuso 10° a Imola). Nessuna motivazione ufficiale sui motivi che l’hanno portato ad alzare bandiera bianca e silenzio, come riportato da QuiBici Sport, alle domande dei giornalisti nelle ore successive alla gara.

Al Tour de France, Il Cavaliere dei Quattro Mori ci arriva quindi con qualche dubbio, ma sicuramente le ambizioni di classifica generale per il sardo non ci saranno, come da lui stesso dichiarato qualche giorno fa ai canali ufficiali della squadra: “Come squadra vogliamo proseguire come fatto al Giro d’Italia (tre le tappe vinte ndr): cercheremo di gareggiare in modo aggressivo per tutto il tempo e puntare alle vittorie di tappa, in cui non vedo l’ora di fare la mia parte”. Sulla carta, a meno di pretattica, vedremo quindi una veste nuova per il villacidrese al Tour, sgravato dall’ossessione di fare classifica e più focalizzato sulle singole frazioni. Magari anche su una sempre prestigiosa maglia a pois.

Matteo Porcu

 

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