Alberto Cerri in ritiro a Pejo

FOCUS | Cerri, un patrimonio da rivalutare

Gli aspetti positivi del Cagliari versione 2019-2020 sono numerosi, dai punti al carattere, dalla solidità al cinismo, passando per un centrocampo fra i più completi dell’intera categoria e la sorpresa di un portiere, Olsen, che non fa rimpiangere al momento l’infortunato Cragno.

Fra tanti elementi per cui sorridere ce n’è però uno che se non negativo lascia sicuramente più di un dubbio: il reparto offensivo vive del sacrificio di Joao Pedro e Simeone, chiamati agli straordinari, con Maran che ha accantonato fino ad oggi le alternative presenti in rosa, Ragatzu e Cerri. Se il primo, prodotto del vivaio, ha avuto la sua unica occasione nei minuti finali dell’esordio stagionale contro il Brescia, il secondo è un caso a sé che merita un approfondimento, partendo da quella che è una vera e propria Spada di Damocle, la sua valutazione da 10 milioni di euro. Alberto Cerri non vive certamente dei favori dell’ambiente, eufemismo, costretto a giocare fra fischi preventivi e mugugni al primo pallone sbagliato come accaduto contro l’Inter quando, lanciato dal primo minuto causa infortunio di Pavoletti e arrivo improvviso di Simeone, non riuscì a convertire le critiche in gioia con quel tiro a botta sicura spedito alla sinistra di un Handanovic battuto.

MINUTI SOLO A NAPOLI – Da quel momento Cerri vive una sorta di epurazione nelle partite alla Sardegna Arena, per alcuni protetto da Maran per altri bruciato da un allenatore che lo tiene in naftalina senza dargli quella continuità che il suo fisico richiederebbe, il tutto nonostante l’ingresso nell’ultima mezzora a Napoli nella quale non ha tradito e anzi, è risultato importante nella vittoria finale. Stona inoltre ripensare al pareggio dell’Olimpico e ai cambi di Maran in corso d’opera: Simeone provato da corse a vuoto continue, Joao Pedro a reggere tutto il reparto offensivo e Cerri, appunto, relegato in panchina per tutti i 100 minuti della contesa nonostante la gara mostrasse un copione molto simile a quello del San Paolo. Ora, con la sosta, diventa difficile pensare a un suo rilancio nel prossimo futuro sia per le già citate caratteristiche fisiche sia perché i titolari del ruolo avranno tempo per recuperare dal tour de force delle partite giocate in serie e, aspetto non da poco, con una gara casalinga all’orizzonte che porta il solito problema ambientale.

LA STIMA DEI COMPAGNI (O EX) – Il pubblico, va da sé, ha tutto il diritto di contestare, chi paga ha sempre ragione e così tocca a Maran e a Cerri invertire la rotta: il primo lasciando da parte i desiderata del tifo rossoblù, il secondo mettendo tutto se stesso per convertire i fischi in applausi. D’altronde il centravanti scuola Parma non può essere diventato un brocco da un giorno all’altro, fra un percorso continuo in tutte le nazionali giovanili, la chiamata della Juventus e quella stagione a Perugia in Serie B fatta di numeri importanti. Tanti suoi ex compagni, come ad esempio Di Carmine proprio nell’anno in Umbria, ne hanno sempre tessuto le lodi, il che fa pensare a un problema più mentale che tecnico, e a tratti anche a Cagliari Cerri ha dimostrato di saperci fare con il pallone più che con il fisico.

Dieci milioni, tutto nasce da quella valutazione forse eccessiva forse semplicemente parte di giochi economici: comunque la si veda un patrimonio della società, che né Cerri né Maran possono permettersi di disperdere per la paura di fallire.

Matteo Zizola

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