Torres e Latte Dolce in campo nella gara di Coppa Italia

Latte Dolce e Torres, che fare da grandi?

Il punto sul momento vissuto dalle due squadre sassaresi, entrambe partite alla grande in questo inizio di stagione nel girone G della Serie D.

A Sassari due squadre con gioco, classifica e ambizioni come quelle di Latte Dolce e Torres in questo inizio di stagione di fatto non si erano mai viste. Entrambe nelle prossime partite saranno chiamate al passo più importante: confermarsi. E nel calcio si sa è sempre l’aspetto più complicato.

COSTRUITO PER VINCERE – Il Latte Dolce capolista deve uscire allo scoperto. L’atteggiamento e le parole da squadra in gita che si diverte a vincere in casa e fuori ha funzionato nelle passate stagioni, ma la formazione di Udassi ha confermato in questo inizio di campionato di essere una delle – se non La – favorite per la vittoria del girone G. I 18 punti in 7 gare (unico stop il 2-1 subito a Latina), frutto di 6 successi, sono qualcosa che in tanti si aspettavano già dall’estate, dopo un mercato faraonico che ha portato in biancoblù elementi come Nuvoli, Molino e Virdis, “toppa” resasi necessaria dopo il flop di Cinque. Da una parte le parole di mister Udassi sembrano adatte a smorzare facili entusiasmi, ma è altrettanto vero che la sua squadra è stata costruita per vincere il campionato, vista la presenza in rosa di giocatori di categoria e molti con esperienza tra i professionisti, uniti a diversi giovani interessanti (come il 2001 Pinna, in prestito dal Cagliari). Insomma, il passo successivo è prendere consapevolezza anche a livello di atteggiamento di essere una delle candidate alla vittoria, perché non sembra più il caso di sussurrarlo tra i corridoi. Fin qui il Latte Dolce è stato spesso considerato come la seconda squadra di Sassari, con un progetto, una realtà solida alle spalle e una buona classifica. Un profilo basso che ha aiutato la dirigenza a crescere negli anni senza troppe pressioni, ma quest’anno è decisamente arrivato il momento di alzare l’asticella anche fuori dal campo.

DIMENTICARE LA STAGIONE SCORSA – Sull’altro fronte cittadino una Torres così efficace nel gioco invece era meno prevedibile. Certo, le speranze su una squadra giovane e interessante e su un allenatore di qualità c’erano già dall’inizio del ritiro rossoblù, ma un conto sono i discorsi estivi e un altro sono i primi verdetti che emette il calcio giocato. La Torres di Mariotti ha un gioco chiaro e votato all’attacco, con continui cambi di modulo e un pressing asfissiante che mette in seria difficoltà gli avversari. Sicuramente la squadra sassarese deve crescere sotto il profilo del cinismo, come suggeriva capitan Demartis dopo il 2-2 contro l’Ostiamare: qualche punto in campionato è scappato (3 vittorie, 3 pareggi e una sola sconfitta fin qui), forse, per mancanza di esperienza, vista anche la rosa abbastanza giovane. Curioso, poi, che nel momento migliore della sua squadra il tecnico abbia scelto di restare in silenzio stampa per tutto il mese di ottobre, mandando in conferenza il fido vice Tore Pinna. In teoria una decisione presa per sbollire la rabbia dell’arbitraggio della gara con il Cassino in casa, ma forse alla Torres per fare il salto definitivo in chiave playoff manca proprio questo: ritrovare un minimo di relax a livello mentale, almeno a livello di spogliatoio, aspettando novità sulla ben nota indagine che ha coinvolto i vertici societari.

Roberto Pinna

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