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Il Grande Torino doveva venire a Selargius

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Settant’anni fa la tragedia di Superga in cui perì il Grande Torino, una delle squadre di calcio più forti di sempre. Nel giorno della commemorazione, Mario Fadda ci racconta una storia molto curiosa che lega gli immortali granata alla Sardegna.

Ci fu un tempo in cui una squadra dominò per anni sul panorama italiano. Solo quello, perché il conflitto mondiale incombeva e le competizioni europee come le conosciamo oggi erano ancora lontane da venire. Quelle ante-guerra, poi, erano ormai un lontano ricordo. Questa compagine sicuramente sarebbe risultata molto temibile ancora oggi: è il Torino di capitan Valentino Mazzola e del Presidente Novo. In un tempo terribile quale fu il dopoguerra, seppe unire ed entusiasmare le masse e raccolse estimatori ovunque, anche in terra di Sardegna.

Diverse società mutarono i colori sociali dopo la caduta del fascismo ed alcune di queste sposarono il colore granata proprio in spirito d’emulazione verso il “Toro”. È anche il caso della Fersulcis di Iglesias, che nacque nell’autunno del 1946, che adottò le casacche granata. Tra gli sportivi innamorati di questa grande squadra vi fu Peppino Deiana, commerciante di pelli originario di Selargius. Aveva avuto modo di conoscere e frequentare, in diverse occasioni, i campioni del Grande Torino, cui era legato da un’amicizia che non mancava di esibire fieramente. La mattina della sciagura – 4 maggio 1949, schianto sulla collina di Superga -, come ebbe a raccontare sulle colonne di un noto quotidiano sportivo dell’epoca, i “suoi amici”, come solitamente facevano quando si trovavano in trasferta, gli inviarono una cartolina di saluti colma dei loro autografi. Come raccontò successivamente nella redazione del giornale, a fine campionato la squadra avrebbe passato un periodo di vacanza proprio nella sua abitazione di Selargius, dove egli stava apportando le ultime modifiche per rendere le camere degli ospiti ancora più confortevoli.

Alla fine del campionato mancavano infatti appena quattro giornate, e poco dopo Mazzola, Loik, Bacigalupo, Maroso, Ossola, Menti, Castigliano, Gabetto e tutti gli altri sarebbero giunti finalmente a casa sua. Per loro Peppino Deiana aveva approntato un programma dettagliato di escursioni in automobile con destinazione diverse zone dell’isola, battute di caccia grossa e numerosi altri svaghi, non ultime le visite alle bellissime spiagge del sud dell’Isola. Purtroppo alle 17:03 del 4 Maggio 1949 tutto svanì ed i suoi amici entrarono nella leggenda. Peppino ancora incredulo e frastornato dal dolore mostrava, alla redazione, estraendole dalla giacca, le numerose cartoline ricevute negli anni. A noi, dopo 70 anni, rimane questo ricordo, quello di un sogno che fu.

Mario Fadda

TAG:  Attualità