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IL CASO | Gli aspetti chiave del rigore non dato in Benevento-Cagliari

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Minuto numero ottantaquattro, Benevento contro Cagliari, sfida salvezza che al momento i rossoblù di Semplici conducono per due a uno contro i giallorossi di Inzaghi. Viola entra in area, Asamoah in ritardo abbozza un intervento per poi ritrarre la gamba giusto in tempo per evitare il contatto con il piede.

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L’arbitro è Doveri, al Var Mazzoleni. Il direttore di gara, ben piazzato, fischia il calcio di rigore. Le proteste di Ceppitelli e compagni riempiono i secondi che passano mentre attraverso l’auricolare Doveri e Mazzoleni discutono sull’opportunità di una on field review. Alla fine l’arbitro decide di andare a rivedere il presunto contatto, e dopo aver visionato le immagini propende per tornare sui propri passi e non assegnare il rigore al Benevento.

Primo dettaglio, il gioco non riprende con una punizione per il Cagliari e l’ammonizione per simulazione di Viola, bensì con la palla consegnata a Cragno come da regolamento e il numero dieci dei sanniti non sanzionato. Particolare che già dà una prima sentenza, Doveri ha visto il tocco del ginocchio di Asamoah sul ginocchio di Viola e lo ha valutato troppo leggero per assegnare la massima punizione. Lo stesso Inzaghi, tra l’altro, ha consegnato ai media questa chiave di lettura, l’arbitro ha ritenuto, dopo averlo rivisto, il tocco di Asamoah non sanzionabile con il rigore.

Se fosse stata una partita normale, la classica gara di fine stagione senza posta in palio, l’episodio del Vigorito sarebbe entrato sì nella casistica, ma non avrebbe certamente alzato un polverone come quello che ne è seguito. Benevento-Cagliari era però uno scontro salvezza, anzi, lo scontro salvezza per eccezione. Le reazioni che ne sono conseguite ne sono una logica conseguenza. I toni del presidente giallorosso e tutto ciò che è accaduto nelle ultime 24 ore, tra interrogazione parlamentare e frecciate più o meno pesanti, possono essere umanamente capiti, ma sono decisamente eccessivi.

Due aspetti possono essere considerati legittimi nelle rimostranze del Benevento. Il primo il richiamo del Var che da protocollo è da ritenersi un errore. Vero è che il designatore Rizzoli aveva indicato, in un’intervista al Corriere dello Sport, la richiesta ai suoi arbitri di utilizzare il Var anche nei casi dubbi. Va però detto che il protocollo è rimasto invariato e che dunque la direttiva a mezzo stampa non ha modificato il regolamento che, va detto, è non solo italiano. Fischiare il rigore su Viola era un chiaro ed evidente errore? O era piuttosto una decisione generosa, ma non sbagliata al 100%? La risposta a questa domanda dà la risposta a quella relativa alla correttezza o meno del richiamo di Mazzoleni a Doveri, senza dimenticare come è stato ripreso il gioco a conferma dell’esistenza di un tocco, esistenza che di per sé eliminerebbe ogni ricorso al Var.

Il secondo aspetto è quello relativo proprio alla designazione. Tanti arbitri a disposizione di Rizzoli, una polemica, legittima o meno, che ha coinvolto il Cagliari nella trasferta di Napoli con Mazzoleni al Var. Perché assegnare la stessa squadra, a distanza di una settimana, creando così lo spazio per dietrologia e polemiche? Senza dimenticare la serenità di un arbitro che si ritrova a decidere un dettaglio importante che ancora una volta coinvolgeva il Cagliari.

Si può dire che Mazzoleni e Doveri hanno reso giustizia a un rigore che, obiettivamente, sarebbe stato comunque discusso anche se l’assegnazione fosse rimasta tale. Perché Viola, è evidente, cerca il contatto mentre Asamoah fa di tutto per evitarlo. Però, come in altre occasioni, il Var non sarebbe dovuto intervenire. Klavan su Piccoli in Cagliari-Spezia, Osimhen su Godín in Napoli-Cagliari, il gol annullato a Pavoletti proprio nella gara di andata contro il Benevento. Tutti contatti leggeri, ma che il Var si è giustamente limitato a certificare piuttosto che cambiarne gli effetti.

Il Benevento, infine, se da un lato è legittimamente su tutte le furie, dall’altro non può nascondere sotto il tappeto le difficoltà che lo hanno portato al doversi concentrare su un episodio singolo per reclamare la permanenza in Serie A. Il Cagliari ha meritato sul campo la vittoria, l’assegnazione del rigore sarebbe stata probabilmente occasione per polemiche dal lato opposto. Lasciano il tempo che trovano infine i discorsi sulla territorialità e la politica che entra in gioco con interrogazioni parlamentari. Di tutto questo bailamme resta una necessità che prima verrà soddisfatta meglio sarà per la Serie A del futuro. La trasparenza e l’uniformità. Perché tra protocolli, direttive, metodi che cambiano in corsa e dietrologie quasi cercate a perdere è il calcio che dimentica i meriti e si concentra solo sulle polemiche.

Matteo Zizola

 
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