IL REPORTAGE | Covid-19, una Cagliari deserta

Il reportage di Gianluca Zuddas sulla città di Cagliari vuota per effetto delle restrizioni per limitare il contagio del Coronavirus.

Abbiamo chiesto al collega e fotoreporter Gianluca Zuddas di fare alcuni scatti di Cagliari, in tempi di emergenza Covid-19: in quanti stanno rispettando le regole date dalle istituzioni? L’isolamento durerà ancora per settimane, in attesa di una precisa definizione della benedetta “Fase 2” in questi giorni sul tavolo di Governo e Protezione Civile. Intanto, stando alle immagini che vedrete, i cagliaritani sembrerebbero rispettare in larga parte quanto deciso dall’alto. Un buon segno, in tempi duri come questi. (f.a.)

È una Cagliari che si mostra ligia alle regole, vuoi del Governo, vuoi della Regione, vuoi del Comune, quella del 4 aprile, quarto sabato di “quarantena” da Coronavirus: dal Poetto deserto ai parchi chiusi, per passare alle principali arterie del traffico cittadino.

È una Cagliari che sembra aver superato il grosso della crisi della raccolta differenziata, almeno nelle vie più trafficate, nonostante, in queste settimane di chiusura forzata, si dovrebbero accumulare più rifiuti.  File ordinate e non particolarmente affollate quelle fuori dai supermercati cittadini.  Nelle strade, oltre la metà delle persone incontrate portavano a spasso il proprio cane, mentre erano pochissimi i genitori che accompagnavano i propri figli. Altrettanto pochi, i runner incontrati. La maggior parte delle persone per strada erano dotate di mascherine.

Estremamente limitato anche il traffico veicolare: poche macchine, bus con al massimo tre persone a bordo, numerosi invece i motoveicoli a quattro ruote adibiti al trasporto di bombole di gas. Tanti i rider, a tutte le ore, a bordo prevalentemente di scooter e qualcuno in bicicletta. Nelle vie dello shopping tanti i cartelli che segnalavano la chiusura, perlopiù con messaggi beneauguranti rivolti alla clientela. Presenti diversi posti di blocco da parte delle forze dell’ordine oltre a pattuglie mobili che fermavano i cittadini fuori da casa.

Gianluca Zuddas

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