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Fabio Liverani | Foto Gianluca Zuddas.

Infortuni e condizione: Liverani ancora a caccia del vero Cagliari

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Sette giornate, dieci punti, tre sconfitte, Un attacco sterile e una difesa che contro il Venezia ha subito tanti gol quanti concessi nelle precedenti sei gare. I numeri inchiodano il Cagliari di Fabio Liverani, messo di fronte alla realtà di una cadetteria complicata sì, ma resa ancora più difficile dalle prestazioni dei rossoblù nelle ultime due uscite.

Tra errori e alibi

La trasferta di Marassi nell’anticipo dell’ottavo turno di Serie B ha così il sapore dell’ultima spiaggia per il tecnico rossoblù. Che spera di non ripetere quanto accaduto a Massimo Rastelli e Leonardo Semplici, che dopo una sconfitta (casalinga) proprio contro il Genoa hanno dovuto salutare la Sardegna. Eppure nonostante gli errori, il rischio di scaricare su Liverani ogni responsabilità di un inizio di stagione negativo potrebbe essere controproducente. Vero è che non può essere esente da colpe, perché dalle scelte di formazione ai cambi, passando per un mercato che ha portato diversi pupilli dell’allenatore ex Lecce, alcune dinamiche non pendono a suo favore. A maggior ragione dopo che la sconfitta con il Bari e la successiva sosta sembravano il preambolo di un riscatto contro il Venezia, riscatto che si è trasformato in una debacle senza attenuanti. Resta un però, ed è quello di una rosa che deve ancora trovare la forma ottimale in tanti dei suoi uomini chiave o di quelli che potrebbero esserlo nell’idea dell’allenatore romano. Un alibi legittimo per una Serie B lunga nella quale il Cagliari deve giocoforza guardare avanti senza piangere sul latte versato. La classifica racconta una storia, il futuro però potrebbe raccontarne un’altra. Partendo appunto da Genova, in una sfida che arriva nel momento peggiore possibile ma che rappresenta anche un’opportunità di rinascita. Motivo che sembra spingere la società a mantenere la barra dritta, leggasi confermare la fiducia al condottiero a scanso di un cataclisma in quel di Marassi.

Senza ossigeno

Risorgere o comunque raggiungere i livelli attesi. Sia come squadra che soprattutto come individualità. Difficile rendere come collettivo se i singoli faticano, anche per via di una condizione fisica non di certo ottimale. Rog, Nández, Lapadula, Pavoletti – solo per citarne alcuni – arrivano da un periodo di difficoltà figlia di vecchi problemi. Se a questi si aggiungono quei giocatori che ancora devono ritrovare il ritmo partita dopo un lungo periodo di inattività, come Viola, Falco e Barreca su tutti, ecco che diventa complicato dare ogni colpa a Liverani. Che, va detto, ci ha messo del suo, ma che d’altra parte ancora non ha avuto a disposizione una squadra vicina al 100%. Un Cagliari diesel, partenza lenta ma con possibilità di crescita evidenti, soprattutto guardando a elementi chiave che hanno finora deluso e non solo per proprie responsabilità. Il centrocampo, vero e proprio fiore all’occhiello della rosa rossoblù almeno sulla carta, ha mostrato in questo primo scorcio di stagione limiti fisici evidenti. Rog ancora deve ritrovarsi dopo il doppio infortunio e un’estate passata prevalentemente ai box, Nández ha vissuto mesi complicati per via dei problemi che lo hanno tenuto fuori causa nella seconda parte della scorsa stagione e per gran parte del precampionato. Viola, dal canto suo, arriva dall’esperienza di Bologna più da spettatore che altro, Makoumbou ha pagato tutta la fatica degli impegni con la nazionale del Congo mettendo in campo la prima prestazione negativa in un approccio in Serie B altrimenti sopra le righe. E quando il centrocampo soffre, a maggior ragione in una squadra che fa del possesso palla il proprio mantra, diventa automatico che a soffrire siano anche difesa e attacco.

Spuntati e aperti

Il reparto offensivo vive le stesse difficoltà, alle quali si aggiungono gerarchie ancora poco chiare e un affollamento che può creare malumori. Il colpo estivo chiamato Gianluca Lapadula deve ancora portare dividendi, il gol di Benevento da solo non basta. Il centravanti italo-peruviano, però, ha dalla sua parte alcuni alibi come le gare con la sua nazionale prima della sfida contro il Venezia e, soprattutto, un’estate che tra Covid e poco lavoro sul campo lo vede ancora lontano dalla migliore condizione. Discorso simile per Leonardo Pavoletti, chiamato a un lavoro specifico nel precampionato che per ora non ha pagato con prestazioni di buon livello. Filippo Falco, sul quale le attese non sono poche, arriva da un periodo da separato in casa con la Stella Rossa di Belgrado, mentre Gastón Pereiro resta il solito mistero pur se diventa difficile giudicarlo senza che gli venga concessa continuità alla voce minutaggio. Con Luvumbo unico ad aver dimostrato di essere sul pezzo – in ogni aspetto, sia fisico che tecnico – non si può dimenticate Vincenzo Millico, anche lui utilizzato con il contagocce e alla ricerca della migliore condizione dopo i problemi nella seconda parte di stagione a Cosenza.

Infine la difesa, reparto che sembrava sulla buona strada prima del deciso passo indietro nella partita contro il Venezia. Lo storico problema sugli esterni vede in Barreca una soluzione ancora lontana dall’essere tale, con il mancino ex Monaco che si aggiunge alla lista di chi deve ritrovare il ritmo partita e con l’infortunio patito nella disfatta della Unipol Domus come logica conseguenza del lungo periodo senza calcio giocato. Goldaniga è un altro di quegli elementi che ha dovuto affrontare problemi fisici proprio in prossimità dell’inizio di stagione, Capradossi l’alternativa sulla carta, ma che nella realtà avrà bisogno di tempo per ritrovarsi come dimostrato dalla tribuna nella sfida contro i Lagunari. Tutti dettagli che, come non accaduto con Semplici nella passata stagione, dovrebbero invitare a una riflessione più profonda sul lavoro di Liverani. Che, come scritto, non è esente da colpe, ma che può essere giudicato soltanto quando avrà a disposizione la rosa nella sua interezza. Perché con i nomi non vinci le partite, ma diventa ancora più difficile se proprio i nomi che ti dovrebbero trascinare non sono al massimo del loro potenziale.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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