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Inizia l’era Mazzarri, quale Cagliari aspettarsi?

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C’era una volta il rombo di centrocampo, quel 4-3-1-2 marchio di fabbrica del Cagliari dai tempi di Ballardini e preso come esempio più tardi dal presidente Tommaso Giulini. Lo scotto con Zeman e il suo tridente, poi Rastelli, l’interregno di Diego Lopez – primo esempio di cambio tattico – e infine il ritorno alla cara vecchia difesa a 4 con Maran in panchina.

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Nuovo dogma
Salutato il tecnico ex Chievo, Walter Zenga nei suoi pochi mesi in Sardegna aveva riportato in campo la difesa a tre. L’arrivo di Di Francesco, il ritorno a un Cagliari d’ispirazione zemaniana, il fallimento di un progetto chiuso nuovamente con la difesa a tre, prima di passare all’era Semplici che con il 3-5-2 ha sempre giocato in Serie A sia a Ferrara che in rossoblù. Le parole di Capozucca all’alba dell’estate avevano dato adito a una mezza rivoluzione tattica. Leggera, non uno stravolgimento, ma un 3-4-2-1 che ha tracciato la strada anche del mercato creativo. E, forse, proprio le prime tre partite senza il passaggio alla nuova realtà, ma piuttosto insistendo sul 3-5-2 statico, hanno segnato il passo dell’addio al tecnico toscano. Così, con l’arrivo di Walter Mazzarri sulla panchina rossoblù, ecco che la linea sembra essere nuovamente tracciata. Il Cagliari della difesa a tre resta tale, ma con principi diversi, spirito più battagliero e pronto a seguire la linea impostata fin da fine maggio del 3-4-2-1, ma soprattutto quella messa sul tavolo da Giulini nella sua intervista a Videolina. L’ossessione dei punti, da vivere in ogni momento della settimana e non solo nei 90 minuti della partita.

Tante luci, poche ombre
Il Mazzarri allenatore è quasi impossibile da discutere. La promozione in A con il Livorno, squadra della sua città, l’impresa di Reggio Calabria con la salvezza in carrozza nonostante la penalizzazione, il raggiungimento del posto europeo con la Sampdoria il primo anno e la finale di Coppa Italia il secondo. Poi il passaggio a Napoli, vera e propria consacrazione con il terzo posto al secondo anno e gli ottavi di Champions League al terzo, con un 3-4-2-1 e il trio Hamsik-Lavezzi-Cavani davanti. La Coppa Italia conquistata ai danni della Juventus, il secondo posto – miglior risultato dei partenopei in vent’anni – e infine l’addio e il passaggio all’Inter. Male in nerazzurro, meglio l’anno seguente al Watford con il quale raggiunge la salvezza. Poi il Torino, ultima esperienza prima di Cagliari, chiusa non nel migliore dei modi nonostante una prima stagione da settimo posto e preliminari di Europa League.

Stile e difesa
Come sarà il Cagliari di Walter Mazzarri è difficile da dire per quel che riguarda gli uomini. Il tecnico livornese dovrà giocoforza conoscere una squadra che, comunque, sembra impostata per poter sviluppare il suo 3-4-2-1 senza grossi problemi. Un gioco basato sulla corsa, sulla tensione agonistica costante, meno sul controllo del gioco e più sulle fiammate non appena si recupera il pallone. Poca pressione alta, più densità in mezzo al campo con tanti uomini vicini alla zona del pallone. La richiesta agli attaccanti di un lavoro sporco non da poco, ma con la capacità di ripartire in profondità non appena la squadra recupera la sfera. Un calcio molto verticale che abbina geometrie corte a palloni lunghi sugli esterni, che prova a mantenere una linea difensiva alta, ma che può soffrire tra le linee o alle spalle dei tre centrali. Guardando alle caratteristiche della rosa rossoblù – e provando a confrontarle con quelle del suo miglior Napoli – non va dimenticato il trio arretrato in azzurro. Campagnaro per certi versi simile a Martín Caceres, abile nell’allargarsi come terzino, Paolo Cannavaro che potrebbe rivivere come regista difensivo in Godín, Andrea Carboni nella veste di braccetto di sinistra con licenza di spinta come a suo tempo Aronica.

Soluzioni mediane
In mezzo al campo le soluzioni sono molteplici. In primis il duo di costruzione e rottura, al Napoli la coppia Gargano-Inler e in Sardegna tutto da scoprire. Sarà da capire la scelta su Nahitan Nández, che potrebbe sì essere utilizzato come cursore di destra alla Maggio, ma anche come interditore centrale con licenza di corsa verticale come il suo connazionale partenopeo Gargano. I compiti di Inler dovrebbero essere affidati a Kevin Strootman, pronto ad abbinare le aperture sugli esterni con il gioco corto e stretto verso l’Hamsik rossoblù, verosimilmente ruolo che verrà affidato a Razvan Marin. A sinistra sarà compito di Dalbert ripetere le scorribande di Camilo Zuniga, mentre a destra, qualora Nández venisse schierato in un ruolo più da volante centrale, ecco che Zappa avrà la possibilità di essere utilizzato come cursore di spinta. Al contrario attenzione a Deiola come filtro davanti alla difesa.

Caccia i nuovi tenori
I tre tenori, vero punto di forza del Napoli di Mazzarri. Hamsik come mezzala-trequartista, tutto inserimenti e polmoni, senza dimenticare la classe e la capacità realizzativa. Lavezzi la scheggia impazzita, fatica e tecnica al servizio della squadra. Cavani terminale offensivo senza dare punti di riferimento, pronto ad apparire dal nulla in avanti, ma anche uomo di sacrificio che si poteva trovare in difesa in recuperi da terzino. Ed è qui che la rosa del Cagliari invita a una riflessione, perché Pavoletti è sì un tipo di centravanti che Mazzarri ha avuto in carriera, basti pensare a Lucarelli, Pazzini, il Pampa Sosa tra gli altri – pur con le dovute differenze – ma guardando al tipo di calcio dell’allenatore livornese sembrerebbero più adatti Joao Pedro e Keita come coppia di attaccanti. Marin – o Pereiro – potrebbero svolgere il ruolo alla Hamsik, anche se il Tonga dovrà giocoforza entrare nell’ordine d’idee del calcio muscolare e quasi adrenalico del nuovo allenatore.

Resta infine il marchio di fabbrica di Mazzarri, un termine da lui coniato e che a Cagliari potrebbe tornare in auge. I “titolarissimi”, ovvero quel gruppo di intoccabili più titolari dei titolari. Un’ossatura chiara, netta, senza possibilità di discussioni. Le alternative pronte a dare una mano – ma gerarchie chiare e quasi indissolubili che sono state la forza, ma anche il difetto delle squadre di Mazzarri. Tenere il gruppo sulla corda nella sua interezza senza lasciare nessuno indietro sarà la sfida a partire già dal primo allenamento con la Lazio nel mirino.

Matteo Zizola

 

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