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L’analisi | Aggressività, compattezza e fame: è il Cagliari di Mazzarri

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Capolavoro: opera (e per estensione anche azione, impresa, comportamento) eccellente in genere. E la vittoria contro l’Atalanta a Bergamo è stata un vero e proprio capolavoro di Walter Mazzarri. Il suo Cagliari, in senso stretto, ha aggiunto un altro tassello al percorso di crescita iniziato con l’arrivo del nuovo anno. Non solo nei risultati, dieci punti in cinque gare ovvero gli stessi dell’intero girone d’andata, ma anche dal punto di vista prettamente tattico.

Triangoli e trequarti

La sfida contro gli uomini di Gasperini, va detto, non era iniziata nel migliore dei modi. Il Cagliari, per quanto organizzato, ha coperto bene gli spazi sugli esterni – limitando le famose triangolazioni nerazzurre – ma allo stesso tempo ha avuto difficoltà tra le linee soprattutto sulla trequarti.

L’azione che porta al tiro Malinovskyi è l’esempio dei problemi del centrocampo rossoblù nel trovare la quadra. Grassi è troppo basso e tarda nell’uscita verso lo spazio libero, Marin è in ritardo in copertura. Con Obert largo e bravo a seguire Pessina sull’esterno, Grassi prende posizione a supporto della linea arretrata lasciando però un’area troppo ampia fuori dai sedici metri.

Aggressione e densità

Passata la paura, anche grazie alla solidità del trio Goldaniga-Lovato-Obert, il Cagliari prende piano piano fiducia e il baricentro si alza di conseguenza. Dall’attesa si passa all’attacco grazie agli uno contro uno a tutto campo e alla densità nella zona del pallone. La conseguenza è il recupero palla con creazione immediata della superiorità numerica.

L’unico giocatore nella metà campo rossoblù è Goldaniga, mentre Lovato si alza per seguire fino a centrocampo e oltre l’avversario diretto. Una situazione che trova impreparata l’Atalanta e che permette l’attacco dello spazio centrale lasciato libero da Palomino in proiezione offensiva

Nell’azione che porterà alla conclusione dal limite Pereiro sono ben sei i giocatori del Cagliari nei 40 metri difensivi nerazzurri. Pereiro e Deiola hanno la possibilità di andare in verticale dentro lo spazio libero centralmente, soltanto il ritardo di Marin nel riuscire a far scorrere il pallone da sinistra a destra permette all’Atalanta di evitare il peggio.

Leggere i momenti

Dopo un primo tempo di sofferenza ma senza troppi pericoli, il Cagliari esce dagli spogliatoi con la convinzione di poter fare l’impresa. L’atteggiamento di tutta la squadra in occasione della rete del vantaggio è la cartina di tornasole della voglia di stupire degli uomini di Mazzarri. E c’è tanto del tecnico rossoblù nello sviluppo dell’azione che porta al gol di Pereiro.

Sette uomini nella trequarti avversaria, più Dalbert fuori immagine sulla fascia opposta. La giocata parte da Bellanova, si sviluppa con il supporto di Goldaniga all’azione offensiva, mentre l’area è riempita da quattro giocatori disposti su tutto il fronte d’attacco, più Grassi al limite. E proprio quest’ultimo diventa la chiave del gol con l’inserimento senza palla prima e la permanenza nei sedici metri bergamaschi dopo. La respinta della difesa, il cross di Dalbert dal lato opposto, il tocco mancato di Grassi e la finalizzazione di Pereiro sono elementi tutt’altro che casuali.

Anche l’espulsione di Musso nasce dalla voglia di andare a cercare il raddoppio più che di difendersi. Djimsiti ha un controllo difettoso, ma a tramutarlo in occasione per il Cagliari è l’atteggiamento in pressione del trio formato da Pereiro, Dalbert e Deiola. Non passivi, ma pronti a sfruttare la minima sbavatura in costruzione degli avversari. Gli uno contro uno a tutto campo, l’attenzione massima, la corsa sempre rivolta in avanti e senza eccessiva paura di scoprirsi sono le chiavi che hanno portato all’espulsione del portiere argentino.

Compattezza e ripartire

Coprirsi sì, ma con la funzione di recuperare palla e ripartire nelle praterie alle spalle del centrocampo atalantino. Mazzarri ha dimostrato di aver preparato alla perfezione la gara e il gol del due a uno – ancora una volta siglato da Pereiro – ne è la dimostrazione perfetta. Difesa a cinque, quattro uomini in mezzo, distanza tra i due reparti minima. Compattezza e densità, per poi una volta recuperata palla lanciarsi a supporto di Pereiro.

Basta osservare le posizioni di Deiola e Bellanova a inizio azione. Il sangavinese scarica su Marin, ma non si limita a guardare l’evoluzione della ripartenza. Il suo diventa un dai e vai di 70 metri, sarà infatti lui a occupare l’area avversaria assieme a Pereiro a fine azione, permettendo al Tonga di avere maggiore libertà dentro i sedici metri e chiudere in rete l’assist di Bellanova.

E proprio Bellanova è protagonista assieme a Marin del contropiede letale che regala i tre punti al Cagliari. L’esterno parte in svantaggio su Maehle, lo supera nel lungo e detta la verticalizzazione al compagno romeno. Il resto è un concentrato di tempi di gioco perfetti, tecnica e freddezza.

Esperienza

Surrealmente i rossoblù hanno pagato la superiorità numerica con qualche minuto di sbandamento. La tensione, mista a un’Atalanta che ha messo la sfida sui binari del nervosismo, stava per giocare un brutto scherzo a Cragno e compagni. La squadra si è abbassata senza però essere lucida nella gestione del pallone, il gol di Palomino sembrava poter cambiare l’inerzia della sfida.

La sfera viene giocata nelle trequarti dall’Atalanta ed è bravo Maehle nel trovare Zapata dentro l’area con un’intuizione improvvisa. Ma, pur se il gesto del danese è di rilievo, non si può non notare l’errore collettivo della difesa rossoblù. Tutti, nessuno escluso, sono concentrati sul pallone e dimenticano i due uomini che saranno decisivi per il pareggio. Il colombiano può ricevere nonostante il tentativo disperato di Lykogiannis, sul lato opposto Palomino è libero di ribattere in gol dopo il miracolo di Cragno.

Un capolavoro con qualche minuto di sbandamento fisiologico. Walter Mazzarri è stato il vero protagonista dei tre punti di Bergamo, anche se ora il compito diventerà ancora più difficile. L’entusiasmo è positivo, ma non deve diventare l’occasione per perdere la fame e la concentrazione. Il gol di Palomino insegna, sono i dettagli che possono fare la differenza tra l’impresa e la delusione. Contro l’Empoli un’altra prova del nove, la continuità come obiettivo per confermare la crescita e aggiungere un altro tassello alla corsa salvezza.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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