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L’ANALISI | Cagliari, a Milano la tua miglior prestazione stagionale

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La salvezza anticipata aveva generato dubbi legittimi sull’atteggiamento del Cagliari nella trasferta di Milano. L’aspetto mentale che come da copione può fare la differenza, un rilassamento fisiologico dopo mesi di tensione accumulata e di finali metaforiche da giocare una dietro l’altra. Rilassamento che però può dare anche una spinta positiva, quella libertà di esprimere se stessi liberi da condizionamenti di classifica.

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Perfezione
E così il Cagliari ha messo in campo la miglior prestazione stagionale, almeno dal punto di vista dell’attenzione sia psicologica che tattica. Leonardo Semplici ha schierato la squadra con il suo marchio di fabbrica, quel 3-5-2 che è rimasto tale per tutta la gara al contrario di quanto visto nelle ultime settimane. Si scrive 3-5-2 ma si può leggere anche 5-3-2 a seconda delle situazioni di gioco, il minimo comune denominatore è stata la compattezza.

Nández e Lykogiannis come quinti di centrocampo pronti ad abbassarsi sulla linea dei tre difensori. I due interni della mediana, Marin e Nainggolan, abili nel fare un lavoro ad elastico tra copertura degli spazi tra le linee e pressione sugli avversari. Pavoletti e Joao Pedro, dal canto loro, hanno messo in campo una prestazione di sacrificio importantissima per non dare respiro né a Kessie né a Bennacer.

La marcatura a zona sull’uomo è ciò che ha fatto la differenza in fase difensiva. Un esempio tra i tanti è nell’immagine sopra, con Marin pronto a salire su Calhanoglu quando il turco provava a cercare il pallone più basso, mentre Ceppitelli e Carboni sceglievano a seconda della situazione se seguire sulla trequarti Diaz e Rebic o se scalare lasciando che i centrocampisti si occupassero della marcatura tra le linee.

L’aspetto però più interessante è senza dubbio la cura di quei particolari che hanno fatto penare il Cagliari lungo l’arco di tutta la stagione. Inutile ricordare quanto volte i difensori non sia stati capaci di scappare all’indietro in situazione di cosiddetta palla scoperta. Spesso e volentieri, un esempio il gol di Kucka del Parma alla Sardegna Arena, i rossoblù sono rimasti statici quando gli avversari avevano la possibilità del lancio in verticale alle spalle della difesa. Contro il Milan, invece, Godín, Ceppitelli e Carboni sono stati perfetti nel decidere quando uscire in pressione e quando, al contrario, andare alla copertura delle palle lunghe atte a scavalcarli. Contemporaneamente, a seconda del lato in cui il Milan ha provato ad allargare, Nández o Lykogiannis hanno accorciato sul trequartista esterno.

Una volta evitato di rimanere sorpresi come accaduto in passato, ai rossoneri non restava che un giro palla abbastanza sterile per poi provare il cross spesso sul secondo palo per la chiusura dell’esterno opposto. Il Cagliari, però, è stato perfetto nel mantenere la propria compattezza e nel non sfilacciarsi tenendo fede al 5-3-2 con un protagonista su tutti.

Il manuale Deiola
Un riassunto completo dell’importanza del centrocampista di San Gavino negli equilibri del Cagliari da rincorsa. Alessandro Deiola ha messo in mostra a San Siro tutte le caratteristiche tattiche che lo hanno reso praticamente imprescindibile per Semplici. Una scelta coraggiosa, sorprendente e che ha pagato dividendi inaspettati.

Innanzitutto la presenza di Deiola davanti alla difesa ha dato equilibrio. Non più un Cagliari sorpreso dalle transizioni avversarie, ma sempre attento grazie a un mediano sempre pronto ad aiutare i tre centrali. Una sorta di rombo difensivo che ricorda quello messo in campo da Zenga nella seconda parte della scorsa stagione. L’occasione mostrata è quella in cui Nández perde un pallone spinoso, il Milan riparte e Saelemaekers impegna Cragno. Nonostante l’errore del León, la squadra grazie a Deiola non perde la propria compattezza.

Filtro e pressione, basso e alto. Deiola è stato anche importante nelle scelte tattiche difensive. Spesso e volentieri a protezione, ma sempre pronto a salire alternativamente su Kessie o Bennacer. Un lavoro che ha tolto linee di passaggio al centrocampo rossonero, costringendo i due mediani all’appoggio all’indietro o alla forzatura della giocata.

La vera sorpresa però è stata la qualità in costruzione del centrocampista di San Gavino. La capacità di trovare la luce per lo scarico del difensore, il dare sempre un’opzione ai compagni in difficoltà, la pulizia con la quale ha smistato il gioco in maniera sì scolastica, ma molto efficace. Spesso e volentieri Deiola si è trovato solo in mezzo al campo, pronto poi allo scarico sull’esterno o dritto per dritto o ancora all’appoggio facile a Marin o Nainggolann, senza dimenticare i palloni giocati nuovamente sui difensori per raffreddare la manovra. Nell’occasione proposta la giocata apre lo spazio per una transizione che porterà Joao Pedro al cross per Pavoletti, il cui colpo di testa verrà sventato Donnarumma.

Un Cagliari dunque che ha messo in campo personalità, lasciando di fatto le briciole a un Milan che arrivava dai sette gol inflitti al Torino. Non accontentarsi del risultato di Benevento è stata una prova di forza, come a dimostrare che pur se già salvi quel punto che mancava sarebbe arrivato comunque. Una conferma importante per una squadra ritrovata e che con il pareggio di Milano ha lasciato un gusto agrodolce. Perché da un lato è vero che la miglior prestazione stagionale ha regalato sorrisi, ma dall’altro ha aperto una ferita sul ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.

Matteo Zizola

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