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L’Analisi | Cagliari, contro il Verona un passo indietro sotto ogni aspetto

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Un passo avanti e uno indietro, come in un ballo di gruppo nel quale più che comandare la danza dalla prima fila si aspetta il movimento altrui per decidere i propri. Il Cagliari di Claudio Ranieri è un ballerino che si lascia trasportare dagli eventi, che non dirige ma piuttosto subisce per poi provare a dare il tocco personale. E se gli otto punti in quattro partite, arrivati dopo la sconfitta interna contro la Lazio, avevano dato lo slancio necessario per prendere per mano la lotta salvezza, l’unico raccolto tra Monza e Verona ha riportato i rossoblù indietro non tanto nella classifica, quanto in un gioco nuovamente in difficoltà.

Occasione persa

La risposta la dà la pochezza. Quella degli elementi offensivi che si possono trarre dalla sfida contro l’Hellas terminata sull’1-1, ancora una volta in rimonta, ancora una volta dopo una prima frazione senza picchi. Il Cagliari è da sempre una squadra che vive più di emozioni che di tecnica e fisicità, più di lampi che di una costante presenza in campo. Il 4-4-2, con le sue declinazioni 4-2-3-1 e 4-4-1-1, è ormai il vestito tattico deciso da Ranieri. Ma se contro il Verona la scelta è ricaduta su uomini più offensivi, nei fatti non si è tradotta in un atteggiamento battagliero e senza paura. È pur vero che a fare la differenza sono spesso gli episodi, come nel caso delle occasioni di Shomurodov prima e di Bonazzoli poi dall’esito opposto. Allo stesso tempo, però, la fortuna aiuta gli audaci e il Cagliari visto contro i gialloblù di Marco Baroni di audace hanno avuto ben poco nei primi 45 minuti della Unipol Domus.

L’esempio del tocco sporco da distanza ravvicinata da parte dell’attaccante uzbeko è la cartina di tornasole del potrei ma non voglio – o non riesco – dei rossoblù di Sir Claudio. Perché c’è una delle rare palle contese vinta dal centrocampo del Cagliari, c’è il movimento con attacco dell’area di tutti e tre gli uomini offensivi – Luvumbo, Lapadula e Shomurodov – e c’è l’azione accompagnata anche dall’esterno di difesa opposto, Augello. Però, al contrario di quanto accadrà poco dopo con la rete di Bonazzoli, ci sono anche le scelte errate dei protagonisti e una difesa del Verona maggiormente attenta alla copertura dell’uomo nonostante l’inferiorità numerica dentro i sedici metri.

Quando Nández sulla corsia di destra si appresta al cross verso il centro, la zona tra il dischetto degli undici metri e la porta di Montipò è coperta in tutte le tre aree. Sul primo palo attacca Luvumbo, mentre il centro e il secondo palo sono divisi tra Lapadula e Shomurodov. Quello che però risulta difficile da condividere è il movimento scelto dal numero 9 rossoblù, che in un primo momento va verso la zona centrale con ampia libertà, mentre Tchatchoua è impegnato a controllare l’accorrente uzbeko alle proprie spalle. Sarebbe la scelta migliore, tanto che il pallone di Nández finirà proprio davanti a dove avrebbe dovuto essere Lapadula. Invece l’italo-peruviano opta per una corsa verso il secondo palo, lasciando che Shomurodov attacchi la zona centrale cercando di prendere il tempo al marcatore diretto. Una scelta che crea i presupposti per la conclusione sporca dell’attaccante ex Roma, mentre con una gestione degli spazi differente sarebbe probabilmente stata possibile la finalizzazione agevole di Lapadula.

Staticità e scelte sbagliate

Il gol del vantaggio del Verona è il riassunto perfetto dei problemi del Cagliari nella prima frazione. Non l’unico, come si vedrà anche nell’occasione di Folorunsho respinta con i piedi da Scuffet.

L’azione che porta alla rete di Bonazzoli nasce da una sventagliata da parte di Duda verso la zona destra d’attacco alla ricerca di Noslin. Makoumbou e Deiola sono vicini, coprono male la mediana e nessuno dei due attacca il regista gialloblù che ha totale libertà per il lancio in diagonale. Dossena è alto in marcatura apparentemente stretta su Bonazzoli, mentre Augello copre sull’esterno olandese nella giusta posizione.

Il problema nasce al momento del controllo di Noslin, sia perché il terzino ex Sampdoria è troppo timido nel contrasto sia perché Dossena è concentrato esclusivamente sulla zona del pallone e in nessun modo sull’uomo di riferimento, ossia Bonazzoli. E se nell’occasione di Shomurodov c’è un movimento sbagliato di Lapadula che, di fatto, permette la chiusura di Tchatchoua sull’uzebko, in quella del gol dell’Hellas è bravo l’attaccante gialloblù a staccarsi dal centrale difensivo. Allo stesso modo proprio Dossena non accorcia e non legge correttamente la mossa dell’avversario che ha gioco facile nel prenderlo alle spalle visto il mancato controllo visivo dell’ex Avellino.

Doppio invece l’errore nella situazione che porta Folorunsho davanti a Scuffet. Il primo vede ancora responsabili Deiola e Makoumbou la cui pressione sul portatore palla è assente così come lo è la reattività sul triangolo esterno di facile lettura. Una costante della pressione uomo su uomo del Cagliari, inoltre, è quella di essere quella frazione di secondo fuori tempo, permettendo così il gioco di sponda e il liberarsi senza palla degli avversari di turno. A questo aspetto si aggiunge la scelta errata di Mina che, a palla scoperta, non scappa verso la propria area provando a tagliare su Folorunsho, ma tenta di mettere in fuorigioco l’ex Bari con un passo in avanti che arriva tardi e fuori tempo massimo.

Il VAR, croce e delizia. Vero è che il rigore non assegnato per la trattenuta di Tchatchoua su Luvumbo è un errore grave della squadra arbitrale, ma proprio la tecnologia ha salvato il Cagliari dal subire il raddoppio in apertura di ripresa. Il gol poi annullato di Lazovic è un altro esempio della staticità della retroguardia, poco concentrata e attendista. I rossoblù sono in netta superiorità, sette difensori contro quattro attaccanti, eppure basta un movimento senza palla abbastanza scolastico di Duda per far saltare il banco. Nessuna reazione da parte dei mediani, nessuna scalata doverosa da parte di Augello – ingannato da Deiola che non accorcia – e infine Dossena costretto a uscire dalla zona centrale dell’area per compensare gli altrui difetti, liberando così lo spazio per il taglio di Lazovic.

Cambi e gol

Non è un caso che con i cambi sia arrivata la rete del pareggio firmata da Sulemana. La maggiore freschezza atletica, unita a una fase offensiva con più uomini ad attaccare l’area avversaria, sono le cause della presenza più costante in terra nemica dei rossoblù di Ranieri.

Augello sulla trequarti avversaria a far partire la giocata, Viola libero tra le linee che attacca la zona sinistra d’attacco, Luvumbo assieme a Lapadula e Oristanio a fare altrettanto in quella centrale, mentre sul lato opposto anche Zappa arriverà dentro i sedici metri sulla destra. Infine Sulemana che, al contrario di Makoumbou, agisce da verso centrocampista coast to coast che accorcia in avanti. Partendo dai quaranta metri, infatti, il ghanese si troverà al limite dell’area pronto a colpire sulla respinta corta della difesa.

Matteo Zizola

 
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