L’ANALISI | Cagliari così non va: vecchi difetti e nessun pregio

Una sconfitta pesante, un periodo nero che sembra non volere finire, l’occasione della risalita a portata di mano. La gara persa dal Cagliari contro il Napoli è sintomatica delle difficoltà dei rossoblù. Intanto dal punto di vista mentale, da quello di una grinta che manca, come dimostrano i soli 11 falli commessi che hanno peraltro portato al doppio cartellino giallo di Lykogiannis. Dal lato tattico non sono mancate le indicazioni, alcune delle quali possono dare anche una chiave di lettura sul prossimo futuro.

Prove di Ninja – L’attesa per vedere Nainggolan in campo cresce, la sconfitta contro il Napoli è solo un ulteriore tassello alla necessità di inserire quanto prima il belga nell’undici titolare. Accadrà contro il Benevento? Difficile dirlo con certezza, ma nella gara di fronte ai partenopei sono arrivati piccoli segnali che sono sembrati essere le prove generali del suo inserimento nel 4-2-3-1. Sprazzi, momenti estemporanei, ma che se uniti a quanto visto nel Cagliari pre Bologna – il migliore di questo primo scorcio di stagione – possono essere presi come indicazioni per il prossimo futuro.

Pereiro, protagonista di una prova opaca, in alcuni frangenti si è invertito di posizione con Joao Pedro, oltre a cercare con poco successo – e senza continuità – di accentrarsi per lasciare lo spazio agli inserimenti di Zappa. Un lavoro simile, ma con effetti diversi, a quello che eseguiva Nández nella prima parte di stagione e che era stato uno dei punti di forza del Cagliari, come ad esempio nella vittoria di Torino. Nainggolan potrebbe così posizionarsi proprio sull’esterno destro, più da falsa ala che attacca la zona centrale che da incursore laterale, ruolo non esattamente nelle sue corde.

Ritorno al passato – I calci piazzati sono stati spesso la nota dolente del Cagliari di questa stagione e la conferma era arrivata dal cambio tattico delle ultime gare. Da una difesa a zona a una a uomo (o meglio a zona mista), sui calci d’angolo a sfavore i rossoblù avevano abbandonato la prima soluzione – negativa contro l’Inter ad esempio – per passare alla seconda.

Contro il Napoli il ritorno all’antico con qualche accorgimento, sì zona ma non più tutti i dieci giocatori di movimento tra area piccola e dischetto del rigore, bensì otto più Marin a protezione dei sedici metri in caso di respinta e, la vera novità, un elemento lasciato in avanti – Pereiro in questo caso – per impegnare mentalmente gli avversari per un eventuale contropiede.

Zona centrale – Il classico 4-2-3-1, che come dichiarato da Di Francesco in chiave mercato sarà anche lo schema del futuro, ha lasciato fin troppo spazio ai movimenti centrali dei giocatori del Napoli. Zielinski, Lozano, Insigne, Ruiz si scambiavano continuamente di posizione mentre Bakayoko e Petagna fungevano da punti fermi attorno ai quali ruotare e muoversi.

Nández e Marin sono così apparsi in costante difficoltà a coprire tutte le linee di passaggio possibili, anche perché la squadra è apparsa spesso troppo lunga tra i due mediani e Joao Pedro, senza dimenticare Sottil e Pereiro spesso restii al sacrificio.

In una delle tante occasioni capitate al Napoli – in questo caso a Insigne – è evidente lo scollamento tra mediana e trequarti, così come lo è la poca partecipazione di Pereiro, confinato sul lato opposto e poco attivo anche fisicamente, senza dimenticare il buco centrale al limite dell’area sullo sviluppo dell’azione. Un buco che vedrà Zielinski affondare sia quando porterà i suoi in vantaggio per uno a zero sia sul due a uno.

Quando Di Lorenzo affonda per poi servire Petagna nessuno copre la linea di passaggio. Il centravanti, poco pressato, può così fare da sponda a Zielinski, nel frattempo abbandonato da Nández andato in raddoppio sull’ex Spal. Una costante che ha portato al tiro con continuità il Napoli e che ha prodotto anche il gol del secondo vantaggio partenopeo.

Quando gli uomini di Gattuso preparano la giocata del raddoppio del polacco si può notare già a inizio azione la linea di 5 attaccanti del Napoli. Zielinski esegue un movimento senza palla che lo porta prima ad accorciare sull’esterno, poi a tagliare verso l’area. Ancora una volta la linea di passaggio non è chiusa da nessuno, Marin è in leggero ritardo, il 3 contro 2 in mezzo all’area una logica conseguenza. C’è poi l’errore individuale di Ceppitelli, non l’unico della gara, che apre la porta all’uno contro uno di Zielinski di fronte a Cragno.

In definitiva il Cagliari sembra avere dal punto di vista tattico tre macro problemi: la stabilità del duo davanti alla difesa, la stessa difesa che si abbassa troppo in alcuni casi senza che nessuno dei centrali attacchi il pallone e infine la costante mancanza di copertura delle linee di passaggio dall’esterno all’interno negli ultimi 25 metri. Per questo non è un caso che i rossoblù subiscono la non invidiabile media di oltre 18 conclusioni a gara, troppe anche per un Cragno spesso sugli scudi. Il Benevento assomiglia all’occasione che può cambiare il futuro, ma che può anche rappresentare una sorta di colpo di grazia.

Matteo Zizola

 
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