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L’Analisi | Cagliari, finalmente i primi sprazzi del Mazzarri style

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Prima vittoria stagionale, primi tre punti alla Unipol Domus e ultima posizione in classifica abbandonata. Il Cagliari di Mazzarri ha sfruttato pienamente la sosta di due settimane per ritrovarsi sia mentalmente che tatticamente, con un cambio di atteggiamento possibile grazie a una migliore condizione fisica e viceversa. Difficile, infatti, capire dove inizi l’importanza degli allenamenti atletici serrati e dove quella dei dettami tattici ripetuti e ripetuti. Su tutto gli episodi che, finalmente favorevoli, hanno allontanato le nuvole e portato un principio di sereno.

La mano di WM

Quando il gioco si fa duro ecco che il 4-4-2 può togliere tanti problemi. Disposizione scolastica, facile da apprendere e da mettere in campo e così diventa possibile concentrarsi maggiormente su altri aspetti. La filosofia di gioco, i famosi dettami citati spesso da Mazzarri nelle interviste e nelle conferenze. Contro la Sampdoria il Cagliari ha messo in mostra alcune idee evidenti del calcio del tecnico di San Vincenzo e il gol dell’immediato vantaggio può funzionare da lezione alla lavagna con Mazzarri in cattedra.

Intanto la pressione alta. Quattro giocatori sulla zona del pallone che costringono Candreva al cambio di gioco o comunque al pallone lungo. Godín, dal canto suo, è anche lui ben oltre la metà campo, mentre fuori dall’immagine anche Dalbert è in pressing sul lato opposto. Interessante il linguaggio del corpo di Keita, ben presente nell’azione anche se lontano dal gioco, pronto a sfruttare un eventuale recupero della sfera dei compagni per prendere controtempo la difesa blucerchiata.

E proprio sul cambio di gioco di Candreva è Dalbert ad anticipare l’avversario mentre Keita approfitta pienamente del suo atteggiamento attivo. Una predisposizione e un’attenzione che saranno piaciute particolarmente a Mazzarri, culto delle seconde palle e aiuto reciproco, presenza totale a prescindere se il pallone è o meno nella propria zona di competenza.

Una volta appoggiata la sfera su Keita, Dalbert va alla sovrapposizione centrale per chiamare il triangolo ben dentro l’area di rigore doriana. Più che il contrasto con il successivo assist del senegalese a Joao Pedro, da notare è la presenza di ben sei elementi rossoblù nei venti metri della difesa della Sampdoria. Tutti attivi, tutti con il corpo verso la porta avversaria, tutti pronti a sfruttare l’eventuale seconda palla o bloccare una possibile ripartenza in caso di recupero della sfera da parte dei liguri.

L’altra faccia della medaglia di un atteggiamento così aggressivo è rappresentato dalle possibili ripartenze degli avversari. Saltata la prima pressione, è importante che il resto della squadra sappia scegliere il momento dell’arretramento della linea difensiva o quello dell’attacco al pallone. L’occasione che porta al palo colpito da Candreva ne è un esempio. Strootman e Caceres sono in ritardo, presi in contropiede e saltati nel loro pressing alto. L’olandese è peraltro l’unico di una mediana ancora in difficoltà dopo l’uscita di Dalbert. La Sampdoria va così al 3 contro 3 e la fortuna aiuta il Cagliari quando Candreva colpisce il legno.

Rombo, chi si rivede?

L’approccio ottimo alla gara è stato vanificato dall’infortunio occorso a Dalbert in occasione del gol del vantaggio. Il 4-4-2 messo in campo da Mazzarri, infatti, è entrato in difficoltà non appena è toccato a Marin prendere il posto del brasiliano sulla sinistra. Un ruolo non suo che il romeno ha pagato e non poco. Per circa quindici minuti è stato difficile capire la disposizione dei rossoblù, la Sampdoria a quel punto ha preso il pallino del gioco e la mediana del Cagliari non riusciva a trovare le distanze. Un 4-4-2 che sembrava a tratti un 4-1-3-2, con Strootman nel ruolo di mediano basso e il trio Nández (a destra), Deiola (centrale) e Marin (a sinistra) piuttosto stretto. Notate le difficoltà è stato bravo Mazzarri a intervenire e a tornare a quel 4-3-1-2 storico per il Cagliari. Marin si è spostato tra le linee, Nández da interno destro con licenza di allargarsi, Deiola da interno sinistro equilibratore e Strootman da mediano. Scelta corretta che ha, di fatto, messo il freno alla Sampdoria.

Lo studio delle palle inattive è apparso evidente nel gol di Caceres con la compartecipazione di Thorsby. La punizione di Marin sul lato destro d’attacco ha visto la Sampdoria schierare una linea di 7 difensori a protezione dei sedici metri, mentre il Cagliari rispondeva con 4 + 1 pronti ad attaccare l’area. Quell’uno era proprio Caceres, che al contrario di quanto si potesse immaginare non è andato in verticale verso l’area, ma è rimasto fermo appena fuori dalla stessa. Solo, con Candreva in ritardo nel contrasto, il difensore uruguaiano ha così sfruttato l’arretramento totale verso la porta della difesa blucerchiata, recuperato il pallone sulla respinta e battuto – con un po’ di fortuna – Audero.

Un’altra soluzione offensiva possibile è stata offerta dal terzo gol siglato da Joao Pedro. Il lancio di Cragno ha infatti trovato la testa di Pavoletti a fare da torre per l’inserimento verticale nello spazio di Nández. Importante il movimento del León che capisce in anticipo dove andrà a finire il pallone del compagno, così come la reattività di Joao Pedro nel seguire l’azione per ricevere l’assist dell’uruguaiano.

Step necessario

Unica vera nota dolente è il gol del 2-1 di Thorsby. Distrazione collettiva, anche se alcune individualità hanno maggiori responsabilità. Intanto il corner corto con la squadra completamente distratta.

Proprio all’inizio della giocata della Sampdoria si possono notare i tre rossoblù – Deiola, Strootman, Caceres – che all’altezza del secondo palo non si accorgono dell’angolo battuto a sorpresa dagli avversari. Non è un caso, inoltre, che proprio i tre indicati siano nella zona di chi segnerà. Dei tre, però, è Strootman quello che più di tutti perde Thorsby, lasciandosi anticipare e restando completamente sulle gambe quando, probabilmente, sarebbe bastato un blocco per tagliare fuori il norvegese.

Vecchi problemi di mentalità, complicarsi la vita in gare che sembrano ormai chiuse. Mazzarri dovrà lavorare su questo aspetto oltre che sul continuo miglioramento di quegli elementi positivi visti per lunghi tratti. La continuità di rendimento, fisica e mentale, l’aiuto reciproco, la voglia di essere protagonisti nei particolari, la ricerca di un’identità chiara e definita. A Firenze servirà una conferma soprattutto dal punto di vista della filosofia di Mazzarri e per certificare lo sblocco mentale che la vittoria dovrebbe aver portato.

Matteo Zizola

 

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