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L’ANALISI | Cagliari, gambe stanche ma carattere giusto per l’impresa

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Esistono pareggi e pareggi, alcuni portano a bicchieri mezzo vuoti e altri a bicchieri mezzo pieni. Quello del Cagliari contro la Sampdoria a Marassi appartiene più ai secondi che ai primi anche dal punto di vista tattico.

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Conferme – Semplici ha optato per un undici identico a quello di Crotone, ma con un approccio e una gara più simile a quelli contro il Torino. Davanti alla difesa Duncan che finché ha tenuto fisicamente ha giocato una partita sopra le righe.

La posizione del ghanese è la vera novità delle tre partite con Semplici in panchina. Una sorta di rombo di difesa con Duncan vertice alto, bravo sia in copertura che in impostazione. Non è un caso che la prima mossa di Ranieri nella ripresa abbia visto Ramirez in campo sia per preoccupare maggiormente Duncan, sia per sporcarne le giocate in uscita. Nel primo tempo, infatti, il mediano rossoblù ha sfruttato la superiorità numerica in mezzo al campo, libertà persa nella seconda frazione sia per questioni fisiche che tattiche.

Il gol del vantaggio siglato da Joao Pedro ha certificato una a prima parte di sfida con il Cagliari compatto, ma propositivo. Lo dimostra la quantità di uomini in fase offensiva, la vicinanza del brasiliano con Pavoletti. una squadra attiva e non passiva.

Densità – La parola chiave della partita del Cagliari a Marassi è densità. Fino a che Duncan e in generale la squadra hanno retto dal punto di vista fisico la gara è stata condotta dai rossoblù soprattutto grazie alla compattezza.

Proprio sul gol del vantaggio, ma non solo, si possono le notare le posizioni di Duncan e quella soprattutto di Rugani. Leggermente arretrato, ma sempre in pressione, c’è anche Ceppitelli. Marcature preventive fino all’area avversaria, densità, appunto, che parte dall’aggressività e continua con la mentalità e quel centrocampista in più che sembra aver fatto la differenza.

Errori – Un Cagliari propositivo con un black out anche fisiologico nella seconda metà della ripresa. La differenza rispetto al passato è che all’uno-due della Sampdoria non è seguito un black out mentale. Disattenzioni sì, ma più individuali che collettive, oltre l’essere state rese tali anche da due conclusioni perfette degli avversari.

La premessa già nel primo tempo, un Cagliari padrone del campo, ma con alcune situazioni di gioco lette in ritardo. Sul rigore commesso da Rugani e poi annullato dal VAR il difensore rossoblù legge in leggero ritardo la giocata. Keita lo prende alle spalle per poi tagliarlo fuori, un po’ come successo per certi versi, con un altro protagonista, nel gol del pareggio doriano.

Sulla rete di Bereszynski c’è intanto da notare come Ramirez sia in posizione quasi di play basso, scappato così al controllo di Duncan e abile nel superare quello di Nainggolan. Palla scoperta, Lykogiannis viene sorpreso tra il controllo di Candreva frontalmente e quello del polacco alle sue spalle. Rugani come il greco è più attento a ciò che accade davanti a lui piuttosto che a rimbalzare all’indietro con la linea.

La palla in verticale di Ramirez appare a metà tra il passaggio per Jankto e quello per Bereszynski, ma sia Ceppitelli – che lo seguiva a uomo da inizio azione – sia Rugani – che è andato in supporto non accorgendosi del polacco – sono andati per coprire l’inserimento centrale senza considerare il taglio dall’esterno. Cragno avrebbe potuto fare di più? Difficile dirlo, di certo ci sono la bella giocata degli avversari e una serie di disattenzioni che hanno portato al tiro davanti al portiere rossoblù.

Disattenzioni, frutto anche dello spirito propositivo, che hanno portato anche al gol di Gabbiadini. Qua, lo dice la distanza, probabilmente Cragno avrebbe potuto fare di più, Godín stesso forse si aspettava che il portiere fosse in salvo con un tiro da quella posizione. Il difensore sembra voler accompagnare l’avversario, sottostimando la capacità balistica di Gabbiadini. Il tutto anche qui nasce da una pressione saltata da parte della Sampdoria, una delle poche, con Duncan che avrebbe forse potuto spendere un fallo su Quagliarella. La squadra, abituata a pensare all’accorciamento in avanti, presa in contropiede e stanca ha meno reattività – e densità – della prima ora di gioco.

Il pareggio di Genova può a tutti gli effetti essere salutato con il sorriso. D’altronde, pur se arrivato all’ultimo respiro e anche grazie alla collaborazione di Audero nel rilancio, è apparso non solo meritato, ma frutto soprattutto di un’applicazione fino all’ultimo secondo che non è stata solo confusione. Semplici continua nella sua missione salvezza aggiungendo poche idee, ma per nulla confuse visto il poco tempo a disposizione. Ora la settimana piena che porta alla Juventus sarà un’ulteriore occasione per cercare di migliorare ancora di più.

Matteo Zizola

 

 

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