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L’ANALISI | Cagliari, non solo polemiche: la battaglia di nervi vinta da Semplici

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Gol fulmineo, errori individuali, emozioni, cambi tattici, Var e infine la rete della sicurezza. La vittoria del Cagliari a Benevento ha dato uno scossone alla lotta salvezza, non decisivo, ma forte e importante.

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Punto forte, punto debole
Dal punto di vista tattico la gara ha regalato fin dai primi istanti spunti interessanti. La squadra di Inzaghi arrivava alla partita forte dei valori mostrati nei calci piazzati a favore. Nessuno si sarebbe aspettato che invece proprio il Cagliari avrebbe colpito laddove il Benevento ha dimostrato la propria forza.

Schema con Nainggolan che sembra disinteressarsi di Marin alla battuta per poi cambiare direzione e andare all’uno-due con il compagno. Lykogiannis fuori area sembra anche lui non partecipare all’azione.

Il Benevento non anticipa il pericolo, Marin serve un pallone rasoterra al limite dell’area avversaria per il sinistro del terzino greco. I giallorossi di Inzaghi sono tutti dentro la propria area, addirittura dentro gli undici metri. Nessuno è pronto a uscire su Lykogiannis che ha tempo e modo di calciare all’incrocio opposto con una conclusione di prima perfetta.

Patatrac
La gara sembra indirizzata, il 3-4-1-2 di Semplici tiene a bada il 3-5-2 di Inzaghi. All’improvviso però Ceppitelli compie un’ingenuità e la frittata che porta al pareggio del Benevento è servita.

Il centrale rossoblù ha tre opzioni, Marin che però è chiuso da Caprari, Deiola che è invece più aperto, ma con un avversario pronto alla pressione, e infine l’alleggerimento verso Cragno. Ceppitelli sceglie però la più improbabile, il passaggio proprio a Marin che consente così a Caprari di intercettare il pallone e partire verso la porta.

Godín deve scegliere tra affrontare Caprari – o almeno chiudergli la possibilità della conclusione – e seguire Lapadula. L’uruguaiano è in una posizione di difficoltà, anche Carboni è giustamente largo com’è normale in fase di impostazione. Godín cincischia, Lapadula gli prende il tempo nello spazio e Caprari è bravo a trovare la profondità.

Detto che l’errore a monte di Ceppitelli è la causa prima e fondamentale del gol avversario, resta anche un piccolo appunto per Cragno, comunque decisivo a più riprese in tutto il primo tempo. Il portiere potrebbe capire meglio l’evoluzione dell’azione e provare a uscire con qualche secondo di anticipo, approfittando così anche del controllo leggermente impreciso di Lapadula. Resta invece quell’istante di troppo tra i pali. Una piccolezza che avrebbe probabilmente cambiato poco il risultato, ma che comunque è da rimarcare.

Perdere il filo
Una volta trovato il pareggio il Benevento prende coraggio e il Cagliari va in confusione, sia tecnica che soprattutto tattica.

La squadra è spesso troppo lunga, le incursioni di Lapadula in verticale soprattutto sul lato di Carboni e quelle di Caprari che trova spazi tra Ceppitelli e Nández mettono paura ai rossoblù. La linea smette di assecondare il pressing del centrocampo e dell’attacco. Si sente chiaramente Semplici rimarcare la troppa lunghezza della squadra, una delle occasioni di Caprari nasce appunto dallo spazio tra le linee decisamente troppo ampio. La difesa nemmeno appare nell’immagine, si può notare quanta sia la distanza tra il reparto arretrato e il resto della squadra.

Nuovo assetto
Nella ripresa Semplici inserisce Zappa per Carboni e ridisegna il Cagliari con un 4-4-2 o 4-4-1-1. Joao Pedro a sinistra come contro la Roma, Nainggolan a fare da supporto a Pavoletti e pronto ad aiutare il centrocampo, Nández che torna nel suo ruolo di esterno destro coperto da un terzino, il nuovo entrato Zappa appunto.

Il gol del nuovo vantaggio nasce proprio dalla libertà di Joao Pedro di passare dall’esterno sinistro al ruolo di trequartista assieme a Nainggolan. Deiola in verticale trova il capitano rossoblù, Zappa è alto a destra pronto a essere servito, Nández è interno per lasciare la fascia al compagno, Pavoletti pronto a prendere possesso dell’area di rigore.

Importantissima anche la poca staticità di Joao Pedro che, una volta servito Zappa, non si limita a osservare ma anzi va a riempire l’area costringendo così Glik a passare dal raddoppio di Pavoletti a una posizione più lontana dal centravanti rossoblù. Il resto è opera di Nández, bravo a prendere lo spazio tra la difesa avversaria e a mettere un pallone preciso per la testa del compagno.

Var, ma non solo
Dell’episodio che ha scatenato l’ira del Benevento, con Mazzoleni che chiama alla revisione del rigore su Viola il collega Doveri, se n’è discusso ampiamente. Lasciando da parte l’aspetto arbitrale e la legittimità della decisione, va notato l’errore della difesa rossoblù.

L’azione parte da un fallo laterale sul lato destro dell’attacco del Benevento. Viola si inserisce chiamando il passaggio tra Marin e Joao Pedro e puntando così l’area. Asamoah è in ritardo, poco reattivo e nemmeno aiutato da compagni altrettanto fermi sulle gambe. Su tutti Deiola che avrebbe la possibilità di accorciare sul numero 10 sannita, ma resta basso a protezione di un’area già colma di giocatori rossoblù. Il resto è materiale da moviola e non da analisi tattica, materiale che si sarebbe potuto cancellare a monte con maggiore attenzione difensiva.

L’ultima curiosità è sul terzo gol a firma Joao Pedro. Ed è proprio il capitano al centro della scena. L’azione parte da un Duncan molto lucido – appena entrato – nel servire in verticale Nández. Certamente c’è il lavoro del numero 18 uruguaiano, decisivo nella corsa, nel dribbling e nella freddezza dell’assist. Però è da segnalare la posizione iniziale di Joao Pedro che ha la forza, all’ultimo minuto, di correre in supporto del compagno per poi chiudere l’azione in rete chiudendo di fatto anche la partita e, forse, il discorso salvezza.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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