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L’ANALISI | Cagliari: ora più che mai la miglior difesa è l’attacco

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Cosa abbia a che fare con la tattica la vittoria in pieno recupero del Cagliari sul Parma è difficile dirlo. Scelte individuali sì, il cuore gettato oltre l’ostacolo sicuramente, la forza della disperazione senza dubbio. Ci sono però i 90 minuti che hanno preceduto il ribaltone finale, ci sono decisioni alla voce cambi che hanno comunque determinato una vittoria liberatoria.

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Il veleno è nella coda
Doveroso partire dalla fine, da ciò che ha determinato il gol vittoria di Alberto Cerri all’ultimo respiro. Intanto la scelta di Semplici dettata dalla disperazione quando la squadra era sotto per tre a due e il quarto uomo era in procinto di alzare il tabellone con i minuti di recupero. Non si ha la controprova, ma se i rossoblù avessero raggiunto il pari prima dell’ingresso di Cerri sarebbe stato probabilmente difficile vedere uno schema come quello messo in campo dall’allenatore del Cagliari. Il 2-3-5 con cui il Cagliari ha chiuso la partita, peraltro pronto a diventare un 1-3-6 con la spinta di Lykogiannis e l’avanzamento di Godín, fa parte di un calcio d’altri tempi che solo la situazione drammatica del campo ha costretto Semplici a rispolverare nel finale.

A permettere al Cagliari di portare a casa i tre punti c’è innanzitutto l’ingenuità mista a egoismo di Mihaila. Il romeno conclude da posizione defilata dritto per dritto su Vicario, ignorando Brugman solo ai sedici metri a rimorchio. Il portiere rossoblù, dopo la presa, è veloce e lucido nel rilanciare immediatamente con le mani verso Joao Pedro, sulla falsariga dell’assist che sempre Vicario servì a Sottil nella gara di Coppa Italia contro l’Atalanta.

 

Joao Pedro, ricevuta palla prima della metà campo avversaria, punta deciso verso la trequarti del Parma. Lykogiannis è in supporto a sinistra e Semplici invita chiaramente il brasiliano all’appoggio sul compagno. Joao Pedro ha però la lucidità di capire la disposizione degli avversari e di scegliere di non servire il greco, chiuso sull’esterno, ma piuttosto di rientrare verso il centro e assecondare l’arrivo a rimorchio di Nainggolan e Marin (entrambi fuori immagine).

Nainggolan, dopo aver ricevuto palla dal compagno, punta la porta fino ai 25 metri. Il belga è bravo e altrettanto lucido nel non cadere nella tentazione della conclusione dalla distanza, scegliendo di appoggiarsi a Pereiro sulla sua destra. Marin, Joao Pedro, Pavoletti, e Cerri riempiono l’area assiema anche a Lykogiannis, rimasto alto a sinistra. Il gol è quasi una logica conseguenza. Il Tonga capisce che l’avversario aspetta il rientro sul sinistro e al contrario va sul fondo per il cross con il destro, gli attaccanti sono tutti nell’area piccola e troppo vicini alla porta per non essere decisivi.

Mismatch
Che il Cagliari abbia problemi di fisicità nei calci piazzati è evidente da tempo. Contro squadre meglio piazzate per altezza e fisico è automatica la presenza di un duello nel quale uno dei rossoblù parte perdente in partenza.

Nel vantaggio del Parma è quello tra Kurtic e Zappa a fare la prima differenza. La torre del numero 14 gialloblù dà il là alla respinta di Nández – colpevolmente centrale – e quindi alla conclusione di Pezzella, con Marin che è troppo leggero nell’accorciare sulla palla che esce dai sedici metri
Ahi Faraone

Il raddoppio del Parma è una classica azione del vecchio Cagliari di Di Francesco. Palla scoperta, lancio verticale, linea difensiva che scivola all’indietro male e senza i giusti sincronismi tra i singoli.

Difficile giustificare la posizione di Godín, inspiegabilmente vicino a Carboni e distante da Rugani. Posizione che crea confusione proprio nel compagno di destra, costretto ad accorciare su Cornelius e a lasciare scivolare alle proprie spalle Kucka. Zappa, dal canto suo, in una situazione ideale sarebbe dovuto essere più vicino a Rugani, ma anche luo rimane sorpreso da una giocata abbastanza leggibile.

Rugani e Godín hanno comunque la possibilità di rimediare, ma scelgono di non scegliere. Non scivolano all’indietro lasciando colpire Cornelius, ma cercando di opporsi all’inserimento di Kucka, né tantomeno attaccano il centravanti svedese. Restano fermi, guardano la spizzata e per lo slovacco diventa un gioco da ragazzi battere Vicario.

Illusione e baratro
Il gol che riapre la gara di Pavoletti ha in sé una delle chiavi di quanto accadrà negli ultimi minuti.

Joao Pedro, infatti, è dentro l’area avversaria, con lui anche Nández, Zappa e Marin pronti ad attaccare il cross di Carboni come d’altronde lo è il target principale del giovane di Tonara, Leonardo Pavoletti. Se Joao Pedro è più vicino al livornese, maggiori sono i pericoli per le difese avversarie.

Il Parma però si riporta sul doppio vantaggio e lo fa ancora una volta con un lancio in verticale, una spizzata e un’incursione alle spalle della difesa. Da notare che il pallone lungo per Cornelius arriva direttamente da un rinvio dal fondo di Sepe e pur se lo svedese è oltre la linea dei difensori rossoblù, non si tratta di fuorigioco essendo il calcio di rinvio una delle giocate nelle quali il fuorigioco non è contemplato. Tra gli errori si può notare quello di Duncan che dovrebbe leggere la situazione e accorciare in aiuto sulla seconda palla. Rugani perde il duello con Mihaila, Man approfitta dello spazio e del suo differente passo rispetto a Carboni per puntare l’area, il resto lo fa Vicario che potrebbe fare decisamente meglio sul diagonale.

Spinta celeste
Dopo l’errore clamoroso di Kurtic che avrebbe potuto chiudere definitivamente la contesa, l’inerzia della partita cambia nuovamente. Il Cagliari mette in campo tutte le punte a disposizione, il Parma al contrario rinuncia a giocare.

Il gol del pareggio di Pereiro vede come protagonista positivo Diego Godín, una delle poche volte nella gara. Il faraone infatti crea i presupposti perché il connazionale possa puntare l’area e liberare il suo sinistro. Sovrapposizione, Mihaila (numero 28) e Kurtic (numero 14) non scalano, ma restano a uomo. Il rumeno segue Godín, lo sloveno prova a fermare Pereiro. Interessante e decisivo anche il movimento in verticale di Marin che crea un ulteriore diversivo per mettere in difficoltà la difesa avversaria. Con 4 centravanti in campo, inoltre, nessuno del reparto arretrato ducale può uscire a raddoppiare su Pereiro prima del tiro.

La vittoria contro il Parma ha dunque dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, la necessità di un cambio tattico da parte di Semplici che porti così anche a un cambio di approccio e di mentalità. Difesa a quattro, trequartista o trequartisti, Joao Pedro più stoccatore che regista avanzato, centrocampisti liberi di inserirsi in verticale a supporto dei compagni più avanzati, area da riempire con più continuità. Aggressività che porterebbe anche una pressione più alta sui portatori avversari, evitando i lanci e quelle palle scoperte che la linea rossoblù patisce da sempre. L’Udinese si difende bene, ma senza De Paul potrebbe faticare in ripartenza. Ecco perché i friulani sono un banco di prova importante per capire se Semplici riuscirà a trarre le giuste indicazioni da quanto visto nel folle sabato della Sardegna Arena.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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