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L’ANALISI | Il crollo del Cagliari di Mazzarri tra errori e mentalità

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Come in un ballo di gruppo nel quale dopo un passo in avanti si eseguono due passi indietro, così il Cagliari dopo la vittoria contro la Sampdoria si traveste da gambero e mostra nuovamente i propri atavici problemi. Walter Mazzarri aveva avvisato truppa e ambiente, quanto visto con i doriani non era ancora soddisfacente al netto dei tre punti ritrovati. Puntualmente al Franchi sono tornate le difficoltà mentali, tecniche e tattiche ormai note.

Senza certezze
L’approccio alla gara della squadra rossoblù non era apparso dei peggiori. È bastato il gol su rigore di Biraghi a rendere la sfida contro la Fiorentina una sorta di Via Crucis con l’unico obiettivo di raggiungere il novantesimo senza troppi gol al passivo. Mazzarri ha dovuto fare il conto con numerose assenze, da Dalbert a Godín fino a quella dell’ultimóra di Kevin Strootman. Difficile sapere se con l’olandese sarebbe andata diversamente, se dal punto di vista tattico l’allenatore di San Vincenzo era pronto a puntare su uno schieramento differente dal 4-4-2 poi visto al Franchi. Dieci undicesimi dei titolari – tranne Strootman appunto – erano gli stessi della ripresa contro la Sampdoria, non appare dunque utopia pensare che con il centrocampista di Ridderkerk Mazzarri pensasse nuovamente al rombo di centrocampo.

Una volta scelto di puntare su Zappa come sostituto dell’olandese, il tecnico rossoblù è dunque tornato al classico 4-4-2 messo in campo praticamente in ogni occasione da quando è arrivato al posto di Semplici sulla panchina del Cagliari. Deiola e Marin, duo in mezzo al campo, si scambiavano nei ruoli di mediano e incursore creando una verticale che provava a saltare il centrocampo avversario. Errori tecnici e una certa lentezza nel giro palla non hanno favorito il romeno, mentre Zappa da esterno non riusciva a compiere le mansioni richieste a Nández sul lato opposto, ovvero entrare dentro il campo per riempire lo spazio centrale. Una volta uscito Caceres, inoltre, la situazione già di per sé difficile si è fatta ancora più complicata. L’ex Pescara nel ruolo di terzino ha patito la verve di Saponara, Bellanova – entrato al posto dell’uruguaiano – non riusciva a dare né spinta né aiuto al compagno di difesa.

Un esempio dei problemi sul lato destro difensivo del Cagliari arriva con l’azione che ha portato al palo colpito da Saponara. La Fiorentina ha gioco facile nell’attirare sul lato sinistro l’intera retroguardia rossoblù, Zappa stringe fino quasi a diventare un terzo centrale e lasciando così ampio spazio all’avversario diretto sulla fascia di competenza. Bellanova, in netto ritardo, non può recuperare. Una dinamica che si è vista spesso lungo tutto l’arco della gara con la Fiorentina che affondava sulla fascia sinistra del proprio attacco con enorme facilità, tanto da costringere Mazzarri a invertire Nández con Bellanova nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo.

Preventive assenti
Con la Fiorentina padrona del campo ci si sarebbe aspettato un Cagliari che, almeno dal punto di vista dell’orgoglio, provasse a compensare le carenze tecniche e tattiche. Al contrario la mentalità combattiva non si è mai vista, di riflesso l’atteggiamento è stato dimesso e anche le reazioni alle azioni viola non sono state uguali e contrarie, bensì praticamente nulle.

Il gol del raddoppio siglato da Nico Gonzalez è la cartina di tornasole di un completo black out mentale. Forse nella speranza di mantenere il punteggio sullo zero a uno fino alla fine della prima frazione, il Cagliari ha lasciato che la Fiorentina addormentasse la partita e, chissà, si accontentasse di andare al riposo con il minimo vantaggio. Quando però Marin ha sbagliato la verticalizzazione di prima che ha portato al secondo gol viola, come in altre occasioni si è assistito a una concatenazione di errori che ha prodotto l’ormai classico effetto domino in salsa rossoblù. Come si può notare nell’immagine, se da un lato può essere accettabile l’imprecisione del romeno, dall’altro ci sono troppi elementi negativi da segnalare. Partendo dal duo Ceppitelli-Carboni che sono completamente fermi sulle gambe e non approcciano minimamente la marcatura preventiva su Vlahovic. Lo stesso discorso si può applicare al duo di terzini, Zappa su Saponara in basso e Lykogiannis su Gonzalez in alto.

Una volta che il pallone è arrivato su Vlahovic, in prima battuta Carboni viene battuto senza problemi dall’attaccante serbo che ha gioco facile nel difendere il pallone e aprire verso Saponara. In pochi secondi Zappa viene superato dall’avversario diretto, protagonista poi dell’assist per Gonzalez. Infine quest’ultimo svernicia Lykogiannis recuperando dieci metri nel giro di pochi attimi e sfruttando anche un’indecisione del greco che si ferma per chiedere il fuorigioco. Su tutto va però evidenziato l’atteggiamento dimesso di Ceppitelli il cui linguaggio del corpo racconta tanto, così come quello dei giocatori più avanzati, ben differente da quanto visto contro la Sampdoria. Sulle gambe, non va a coprire la linea di passaggio da Vlahovic a Saponara e tantomeno ad aiutare il compagno nella chiusura della diagonale. Non solo, ma con palla praticamente scoperta regola vorrebbe che il centrale faccia più di un passo indietro e non restasse troppo alto. Trovare in Lykogiannis che tiene in gioco Saponara il responsabile del gol è fuorviante, anzi, se si vuole il greco avrebbe dovuto essere ancora più indietro a copertura della diagonale piuttosto che fare un passo in avanti per rendere irregolare la posizione del numero 8 viola.

Cragno, sei tu?
Secondo tempo, pronti via e subito arriva il tre a zero di Vlahovic su punizione. Una perla a prima vista, una conclusione sulla quale Cragno avrebbe potuto – e dovuto – fare di più dopo una visione più attenta.

Il primo particolare che risalta è il momento in cui il portiere di Fiesole compie il primo passo verso la sua sinistra. Il pallone è già sopra la testa di Ceppitelli, quindi circa cinque metri dopo la battuta dell’attaccante gigliato. Sfera vista partire in ritardo sicuramente, ma anche una lettura lenta della conclusione che ha precluso all’estremo difensore rossoblù una parata che è assolutamente nelle sue corde.

Cragno non riesce a raggiungere il tiro di Vlahovic per pochi centimetri, quelli appunto persi nella partenza ritardata dopo la conclusione del serbo. Come si può notare dall’immagine del pallone che entra in rete, la punizione non era particolarmente angolata, anzi, e per quanto il tiro sia forte e scenda all’improvviso non si può certamente definire imparabile, anzi.

Tanti, troppi errori per poter pensare che la situazione possa essere cambiata in poche ore, quelle che di fatto mancano alla sfida della Unipol Domus contro la Roma. A far storcere il naso sono soprattutto le prestazioni delle cosiddette seconde linee che, non va dimenticato, sono rimaste quasi tutte agli ordini di Mazzarri durante la sosta. Alibi sì, come gli infortuni in serie, ma anche tante mancanze strutturali sia tecniche che psicologiche sulle quali si dovrà intervenire il prima possibile in attesa di gennaio, quando il tecnico toscano si aspetta di vedere volti nuovi per costruire un Cagliari che soffra meno e trovi, finalmente, una propria identità.

Matteo Zizola

 

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